A Milano per Gaber ospite Cesare Cremonini: “Gaber è un’entità sorvegliante che riesce a darmi consigli e a farmi trovare quel coraggio che forse da solo non avrei per paura di sbagliare”

“Giorgio Gaber è un’entità sorvegliante che riesce a darmi consigli e a farmi trovare il coraggio che forse da solo non avrei per paura di sbagliare”, con queste parole Cesare Cremonini ha raccontato la sua stima per Giorgio Gaber in un incontro interessante e ricco di contenuti, moderato da Marinella Venegoni che si è tenuto al Piccolo Teatro Strehler sabato 27 aprile, all’interno del festival Milano per Gaber.

Ripercorrendo parallelamente la sua carriera e il suo rapporto con la musica del Signor G, Cremonini ha parlato dei punti che lo accomunano al grande artista, a cominciare dall’importanza riservata alla teatralità:Ci sono diversi punti in comune tra Giorgio Gaber e me. Lui aveva scelto il teatro come insieme di individui a cui parlare, io non ho mai rinunciato alla possibilità di portare la teatralità nei grandi spazi. Vi racconto un aneddoto: io sono un animale da palcoscenico, nei live mi sbatto come un pazzo e quando a fine concerto vado dai miei amici o dalla mia famiglia mi dicono che lo spettacolo è stato bello e che il momento piu’ emozionante è stato quello piu’ intimo in cui canto Al tuo matrimonio. Quindi mi sono reso conto che grazie all’ironia e alla gestualità di un momento teatralizzato si crea con il pubblico un’empatia, un rapporto viscerale. Inoltre Gaber si sentiva inadeguato soprattutto all’inizio della sua carriera, un periodo in cui un artista doveva affidarsi completamente agli impresari e ai discografici. Io quella stessa sensazione l’ho sempre vissuta e non mi è mai piaciuta l’idea di essere una marionetta nelle mani degli altri, per questo vado poco in tv“. 

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Cesare ha svelato di aver scoperto il repertorio del Signor G quando già aveva avuto un grande successo con i Lunapop e da quel momento è diventato uno dei suoi punti di riferimento:Io sono qui oggi in primis come fan di Gaber, mi sento un po’ un suo discepolo. Ho scoperto le sue canzoni intorno ai 23-24 anni. Arrivavo dalla sbornia legata al successo con i Lunapop e quando ti ritrovi all’improvviso a gestire qualcosa di così grande non capisci piu’ nulla, sei come ubriaco. Quando sono riuscito a riprendere in mano la mia vita mi sono scoperto impreparato ad affrontare la musica da solista, senza i miei compagni di viaggio, quindi ho cominciato a studiare e a ricercare. Mi sono interessato a Pasolini e ai suoi ragionamenti, lui potrebbe essere un fratello maggiore di Gaber visto che hanno parlato degli stessi argomenti per un certo periodo di tempo“.

Quello che piu’ ha colpito Cremonini è stata la capacità unica del Signor G di partire dal singolo per arrivare a parlare nei suoi brani di tutti gli uomini: “Gaber aveva un’attenzione unica verso l’uomo e l’umanità, per questo le sue canzoni sono diventate universali. La sua sensazione di poter parlare a tutti attraverso la musica è un altro punto di contatto che ho con lui. Oggi è fondamentale il carico umano che presenti attraverso le canzoni. Mi fa impressione pensare che Gaber venisse contestato quando parlava di temi ideologici. La mia generazione è diversa dalla sua, oggi il consumismo prevale su ogni forma di umanesimo. La musica in casa mia non c’è mai stata se non per le lezioni di piano che prendevo per suonare qualche pezzo la domenica per intrattenere i colleghi medici di mio padre quando venivano a pranzo. Scoprire Gaber, Pasolini, Bob Dylan, mi ha permesso di vedere le cose da un punto di vista diverso mettendo in discussione le regole di vita. Sono stati questi grandi artisti ad innescare dentro di me l’idea che la musica leggera possa contenere un’autoanalisi e che forse essere un artista significa avere delle cose dentro che ti rendono inquieto se non hai un interlocutore, se non riesci a dirle. Altri grandi esempi per me sono Mick Jagger e Freddie Mercury”.

Rispetto al passato, oggi sono cambiate molto cose, non solo nella musica ma in generale nella nostra società e nella fruizione delle informazioni:Un tempo quando un artista parlava e dava rigore alle parole era credibile, oggi l’informazione è suddivisa in piccolissime particelle ed è difficile credere a una sola verità, anche per chi fa il mio mestiere. Ci si addomestica facilmente all’idea che non bisogna contraddire nessuno. Quindi sarebbe bello avere un intellettuale come Gaber con il coraggio di dire quello che pensa anche in modo provocatorio. Oggi pensiamo di informarci su siti e contro siti senza verificare se le notizie che riportano siano vere e diamo crediti a cose scritte da persone che ne sanno davvero poco, perchè mancando l’identità su internet si confondono le parti“.

Cesare Cremonini ha poi sottolineato il suo disappunto per il nuovo meccanismo di calcolo relativo alle vendite dei dischi:Il fatto che le classifiche di vendita siano date dalla somma dei dischi venduti e dallo streaming è secondo me una follia anticulturale. Sono contrario a questo meccanismo perchè dei ragazzini che hanno piu’ tempo libero rispetto ai 30-40enni e quindi ascoltano maggiormente la musica sul cellulare vanno poi a determinare le classifiche. Anche nel mondo della discografia ci sono dei bravi professionisti ma allo stesso tempo gente inesperta, poco preparata e questa mancanza di esperienza può portare poi a tragedie come quella purtroppo accaduta a Corinaldo“.

In chiusura Cesare ha detto che c’è un brano del suo repertorio che potrebbe essere adatto al mondo del teatro-canzone:“Nessuno vuole essere Robin” potrebbe essere gaberiana. Quando è stato pubblicato questo brano non sapevo come sarebbe stato accolto ma sapevo che sarebbe stata la chiave per aprire il cuore della gente. E’ quel “ti capisco” in forma canzone che mi permette di farmi capire e di restare connesso alle persone. Secondo me questo pezzo sarebbe adatto per essere portato a teatro con uno spettacolo“.

di Francesca Monti

credit foto Elena Di Vincenzo

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