Standing ovation per Woolf Works dell’internauta Wayne McGregor

di Emanuela Cassola Soldati

Parafrasando e smentendo il detto “Paganini non si ripete”, una standing ovation delle grandi occasioni è stata decretata da pubblico e critica, al Progetto Woolf Works del coreografo anglosassone Wayne McGregor, in scena al teatro alla Scala con le étoiles, Alessandra Ferri e Federico Bonelli, punte di diamante di acclarata fama, e lo straordinario Corpo di Ballo scaligero , formato dai suoi solisti e primi ballerini.

foto Wayne-McGregor-

L’internauta coreografo Wayne McGregor, forte della propria consapevolezza artistica forgiata con la tecnica Limon a New York e presso la University College di Bretton Hall, già fondatore della Random Dance Company, intreccia mirabilmente, la scrittura coreografica alla sapienza di navigatore, capace di applicare le formule del binomio arte-scienza, danza-tecnologìa, in un costrutto poetico.

foto Virginia Woolf

Note

Adeline Virginia Woolf, considerata una dei più importanti autori modernisti del 20esimo secolo, e antesignana nell’uso del flusso di coscienza come impianto narrativo, durante tutta la sua vita, fu attraversata da turbamenti mentali, tentando più volte il suicidio, per il disturbo bipolare della personalità, tanto che, a soli 59 anni, Virginia si suicidò nel 1941, mettendo delle pietre nelle tasche del cappotto e annegandosi nel fiume Ouse.

Le teorie analitiche froidiane, sulla soggettività del tempo e sulla importanza della memoria dell’inconscio sono stati motivo di riflessione ed indagine poetica per la Woolf, anche in fase ossessiva del suo incedere con la scrittura, per la messa a fuoco di personaggi e per il suo turbamento personale nei confronti della vita stessa.

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Ferri-Bonelli, coppia artistica vincente fin dai suoi esordi alla Royal Opera House di Londra, con l’omaggio coreografico di McGregor, alla scrittrice Virginia Woolf, insieme agli illustri astri del firmamento tersicoreo,  Natalia Osipova, Sarah Lamb, Akane Takada, Edward Watson, Francesca Hayward, Eric Underwood, tra gli altri, regge il confronto a pieni voti, portando alla ribalta questa edizione scaligera, capace di calarsi profondamente nel dualismo del  processo interiore intimistico della scrittrice Woolf e dei personaggi dei suoi romanzi, visto dall’occhio prospettico del coreografo Wayne.

foto woolf works al teatro alla scala-maxresdefault

Con la musica universale di Max Richter, in prima italiana, la direzione d’orchestra di Koen Kessels, la voce angelica del soprano Enkeleda Kamani,  e la partecipazione nel terzo quadro degli Allievi della Scuola di Ballo della Accademia del teatro alla Scala, una magica atmosfera è stata il preludio per la metamorfosi danzante delle pagine romanzate di Virginia Woolf nei tre tableaux: I Now, I Then, Becomings, Tuesday.

In I Now, I Then, la Ferri, incarna lo sdoppiamento del personaggio di Clarissa nel romanzo Mrs.Dalloway, e la stessa Virginia, riflessiva, come la frase letta fuori campo, in incipit, o la voce registrata dell’autrice nel 1937, evidenzia che alcune parole adottate nel linguaggio della scrittura, nel caso del colore vermiglio usato per descrivere i “tanti mari”, appartenga alla sfera poetica  più trasparente e ricorrente.

La matura drammaticità e la bellezza interiore di Alessandra, di formazione scaligera, tornata per questa occasione a danzare in seno al teatro Piermarini, nel ruolo di Virginia, per il suo incedere generoso di tecnica limpida sempre al servizio del personaggio e mai scontata e fine a se stessa, esalta ed impreziosisce il dialogo nel racconto della scrittura drammaturgica coreografica di McGregor.

Una musica evocativa da ambientazione cinematografica, con archi sontuosi assonanze alla Philip Glass e Vivaldi,  introduce i personaggi interpretati da Federico Bonelli, Mik Zeni, Caterina Bianchi, Timofej Andrijashenko, Agnese Di Clemente, Claudio Coviello e Martina Arduino, in un intreccio armonioso scivolato di passi a due, a tre e d’insieme, dal respiro romantico e suadente di un’epoca vittoriana, disegnata dalle linee degli abiti fluttuanti e dei capelli semi raccolti di una sensualità senza tempo.

foto Woolf-Works-al-Teatro-alla-Scala-Becomings-Nicoletta-Manni-Timofej-Andrijashenko-ph-Brescia-e-Amisano-Teatro-alla-Scala-1

credit foto Brescia e Amisano

Tre grandi cornici semoventi, ed una proiezione d’altri tempi, costituiscono l’apparato scenografico metafisico, dal quale entrare, uscire, nascondersi, riposare, in perpetuo movimento, ma con atteggiamento silenzioso e riflessivo. Un comportamento quasi malinconico che scorre e lega insieme, i quadri coreografici.

…“il silenzio è difficile da battere”… Max Richter…Una musica universale che comprende suoni elettronici alla Brian Eno, musica classica e  note del BigBen, sono i componenti a cui si è ispirato il compositore, per raccontare le opere letterarie della Woolf : Mrs Dalloway, Orlando e Le Onde.

Il secondo tema ispirato ad Orlando, si accende di luci e fasci laser, che irrompono anche sul perimetro dei palchi avvolgendo gli spettatori, come in una grande nave spaziale. Tecnologia dalle atmosfere rarefatte, quasi in assenza di gravità, tra giochi di luce e fumi, riflessi sul pavimento scenico, in cui i ballerini irrompono scivolando, fluttuando con movimenti a spirale, tilt fuori asse, lift e pirouettes in tutte le direzione spaziali dell’icosaedro, dando l’impressione di muoversi in assenza di peso specifico.

Surreali nei costumi dorati, in stile minimalista, i danzatori si materializzano dalle note metalliche prolungate nell’etere, come corpi ammarati su pianeti sconosciuti. Con ritmo sempre più incalzante e vorticoso, le partnership dell’énsemble in toto, concludono il loro fluttuare danzato nel richiamo dei fasci di coni luminosi, come particelle di atomi risucchiate nello spazio : bravissimi, Nicoletta Manni, Virna Toppi, Maria Celeste Losa, Agnese Di Clemente, Martina Arduino, Timofej Andrijashenko, Nicola Del Freo, Valerio Lunadei, Gabriele Corrado, Claudio Coviello, Christian Fagetti e Marco Agostino.

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Le immagini dell’oceano,  il suono delle onde e le parole di una lettera a cuore aperto aprono il terzo quadro, con l’assolo della Ferri dallo sguardo silente ed inerme, raggiunta da Federico Bonelli, Principal dancer del Royal Ballet,  per il passo a due in una intensa riflessione intimistica di un toccante dialogo d’amore.

Giovani voci rimembrano i giochi dell’infanzia sulla spiaggia con la corda, mentre le proiezioni lente delle onde del mare, scorrono a mezz’aria, tagliando in orizzontale la visione prospettica della scena, portando sotto pelle, under skin, l’azione danzata delle emozioni di malessere del personaggio di Virginia Woolf, in un corale collettivo ed amplificato processo simbiotico  dell’énsemble, come alghe incagliate tra le parole delle pagine dei suoi romanzi.

foto ferri-bonelli woolf works -maxresdefault

Sono gli inchini sulle diagonali degli opposti, in un accorato e corale saluto di commiato alla vita, a concludere l’azione di Virginia Woolf, nel suo altalenare bipolare dentro e fuori dalla realtà, in un incalzante crescendo musicale, insieme al corpo di ballo, a piedi nudi lentamente, come una flebile fiamma di candela si spegne, il corpo esanime riposa. Meravigliosi : Alessandra Ferri, Federico Bonelli, Virna Toppi, e il Corpo di Ballo diretto da Frédéric Olivieri.

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