“Poesia per Roma”, l’emozionante dedica di Ultimo alla Città Eterna. Testo e audio

Il 4 luglio all’Olimpico di Roma Ultimo è stato protagonista di “La Favola”, il suo primo concerto in uno stadio, davanti ad oltre 60.000 persone.

Durante il live il cantautore ha scelto di omaggiare la sua città, Roma, aprendo il proprio cuore e recitando “Poesia per Roma”  (disponibile sui digital store), una poesia in musica da lui composta in romanesco in cui racconta la commovente bellezza della città eterna.  Un luogo speciale visto con gli occhi di un sognatore che racconta per immagini i dettagli della città, soprattutto quelli piu’ nascosti e per questo ancora piu’ preziosi.

Una città dove il Colosseo convive al fianco di un vicolo lontano agli occhi dei turisti, un parcheggio in cui i bambini giocano a pallone, una chiesetta a pezzi nascosta dalla maestosità di San Pietro. Un luogo del cuore che non stanca mai e di cui senti la mancanza non appena ti allontani per qualche giorno, una città che racchiude i ricordi dell’infanzia di Niccolò, il primo saggio, la prima sciarpa della Roma, le emozioni semplici che sono poi quelle piu’ vere.

Qui il testo e l’audio di “Poesia per Roma”:

So dieci giorni che sto fori
Dici sorridi e dentro muori
A me m’hanno stancato tutti
Donne, auto e amici a volte
Eppure de te io nun me stanco
A volte penso ar Tevere e poi canto
Anche se Roma non è solo centro
Per me sei bella come un dubbio spento
Come un rifugio per un ladro
Sei bella come l’Angelo e il peccato
Te pare poco? Di te pare poco essere immortale?
Quando te spegni e vie el tramonto che bellezza che rimane
Sei bella pure senza mare
Li giù ai Parioli sono belli i ragazzetti
Ma pe me nun battono du occhi sopravvissuti a sti parcheggi
Che Roma è Colosseo ma nun è solo quello
Roma è sta panchina rotta che da sogni a quer pischello
Roma è na finestra aperta piena de mollette e panni
È un bimbo cor pallone che è partito da San Giovanni
Mi padre me portava le domeniche allo stadio
E ancora tengo con gran cura la prima sciarpa nel mio armadio
“Roma capoccia der monno nfame”
Il primo saggio da bambino, la cantai col cuore
Non è San Pietro ma sta chiesa che sta a pezzi
La vera Roma sta nei vicoli che te turista non apprezzi
È na battaglia persa co politici corrotti
Però ne parli e dopo ridi perché a Roma te ne fotti
È un pranzo a casa mia co l’amici de na vita
Quelli che perdono a tressette e se la pijano co la sfiga
Vuoi sta tranquillo senza troppe cianfrusaglie
Te casca er mondo sulle spalle e trovi forza dentro a un daje
So dieci giorni che sto fori e come me manchi
Domani torno e prima cosa vado a pijà du guanti
Perchè per scrivere de te ce vo rispetto
Grazie per esse rimasta accesa quando nun c’avevo un letto

F.M.

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