Intervista con Chiara Francini, autrice del romanzo “Un anno felice”: “E’ importante ascoltarsi e comprendere che l’amore deve dare felicità e non sofferenza”

“Un anno felice” (Rizzoli) è il nuovo appassionante romanzo di Chiara Francini, che arriva dopo il grande  successo di “Non parlare con la bocca piena” e di “Mia madre non lo deve sapere”.

L’autrice, con la sua penna elegante, diretta e coinvolgente, racconta un amore tra luci e ombre, che prende una piega sbagliata. Una storia che fa riflettere, sorridere e commuovere, in cui tutti possiamo ritrovarci.

Protagonista di “Un anno felice” è Melania, una ragazza dai lunghi capelli mossi color castagna e due sopracciglia pennellate alla Rossella O’Hara, che abita in centro a Firenze con la sua amica Franca. Potrebbero sembrare due studentesse fuori sede, in realtà sono solo due ragazze fuori corso a cui finora il tanto studio ha portato arguzia e cultura, ma non un principe azzurro. Per Melania, però, tutto cambia in un giorno di maggio, in cui si ritrova a pagare un caffè ad Axel, un giovane straniero atterrato lì da chissà quale altro mondo. Ha un volto da etrusco, ma è svedese. La bellezza sfacciata di Firenze e il cuore colorato di Melania danno esca al fuoco dell’amore e quando Axel deve ritornare in Svezia, Melania decide di seguirlo, lasciando tutto, lavoro, amici, rassicuranti consuetudini e quotidiane certezze. Ma come distinguere il volto del vero Amore?

Abbiamo incontrato Chiara Francini in occasione della presentazione del nuovo romanzo alla Biblioteca Sormani di Milano.

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“Un anno felice” è il tuo terzo romanzo, ed è incentrato sull’amore che prende una piega sbagliata, raccontato attraverso la storia di Melania e Axel. Un amore tra luci e ombre in cui ognuno di noi può in qualche modo ritrovarsi. Com’è nata l’idea?

“Volevo raccontare una storia nella quale si potessero rivedere le persone ma non pensavo così tante. Il romanzo è uscito da poche settimane e tutti mi fermano dicendo che parla di loro nel senso che va a toccare quelle che sono le luci e anche le ombre di una storia d’amore, soprattutto questa disparità che a volte si ha all’interno della coppia quando uno dei due elementi sta dieci scalini sotto l’altro, questo solitamente succede alle donne, e fa scatenare una sorta di idealizzazione, di pertinacia nel voler raggiungere, accaparrarsi e mantenere questo oggetto del desiderio anche quando la persona amata ti dà dolore, non ti dona felicità e serenità. Questo racconto si snoda attraverso gli occhi di due giovani, Melania, una ragazza italiana e Axel, svedese, con il susseguirsi di paesaggi completamente diversi: la dolcezza e la passionalità dell’Italia, la precisione, il verde e il silenzio della Svezia”.

Questo libro manda anche un messaggio importante: amare se stessi e non idealizzare l’altra metà…

“Non vuole insegnare niente ma lanciare un messaggio su quanto sia importante ascoltarsi e comprendere che l’amore, anche se inizialmente è caratterizzato da una sorta di montagne russe, deve dare felicità e non sofferenza”.

Quanto c’è di te in questo romanzo?

“Tutti gli autori scrivono di quello che sono e di quello che vedono, anche per me è così. La verità è un veicolo fondamentale quindi non avrei mai potuto raccontare dei sentimenti come quelli che prova Melania se non li avessi vissuti in prima persona”.

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Nella prefazione del libro citi dei versi della poesia di Umberto Saba “Amai”. Cosa rappresenta per te questo grande autore?

“Ci sono moltissimi poeti che amo e che ho inserito nel libro, Saba è uno dei miei preferiti. Ho scelto i versi “Amai trite parole che non uno osava. M’incantò la rima fiore amore, la piu’ antica difficile del mondo”, perchè la parola amore è così comune ma ha all’interno dei mondi misteriosi, inesplorati ed enormi”.

Cos’ è per te la felicità?

“La felicità è un paniere di delizie e bisogna sapere scegliere tra la frutta sana e quella marcia”.

Tra i tanti commenti che hai ricevuto dai lettori riguardo il tuo nuovo romanzo qual è quello che ti ha fatto piu’ piacere ricevere?

“Che è un libro struggente nel quale sono impresse le luci e le ombre che tutti noi proviamo. Per me il concetto di condivisione equivale a una vittoria”.

Parlando di storie d’amore multietniche, tra quelle raccontate in Love Me Stranger, il programma che hai condotto su LaF, quale ti ha colpita di piu’?

“Quella di Vitalik, un ragazzo della Bielorussia che veniva due volte l’anno in Italia, a Roma, e a 13 anni aveva conosciuto questa ragazzina, Silvia, che era la nipote della signora Vera che lo ospitava. Poi Vitalik è tornato in Bielorussia. Nel frattempo Silvia ha iniziato a studiare russo ed è riuscita tramite i social a rimettersi in contatto con Vitalik dopo 15 anni, si sono rincontrati, lei è andata a San Pietroburgo, si sono innamorati e adesso vivono in Italia, si sono sposati e hanno una bambina”.

In quali progetti sarai prossimamente impegnata?

“Interpreterò a teatro “Coppia aperta, quasi spalancata”, una commedia scritta da Dario Fo e Franca Rame. Quest’estate porterò in giro il mio libro per l’Italia in una serie di incontri di presentazione e poi ci sono altri progetti in cantiere per il cinema e per la tv”.

di Francesca Monti

Credito foto copertina Maria La Torre

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