Intervista con Lorenzo Bernardi, stella del volley e oggi tra i migliori allenatori, autore del libro “La Regola del 9”

Primo o ultimo punto, per me non faceva differenza. Ero pronto da sempre a schiacciarlo. Era dall’inizio di tutto che mi allenavo per quello“, con questa frase si può riassumere la filosofia che ha portato Lorenzo Bernardi a diventare un giocatore di punta di quella “generazione di fenomeni” allenata da Julio Velasco che ha fatto splendere al massimo la stella del volley maschile italiano in tutto il mondo.

Nel corso della sua carriera “Lollo” Bernardi, oggi tra i migliori allenatori di pallavolo, ha vinto un numero impressionante di trofei, sia di squadra che individuali, tra cui la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atlanta 1996 e due titoli Mondiali nel 1990 e nel 1994. Nel 2001 è stato eletto dalla FIVB “miglior giocatore del XX secolo” e ancora oggi detiene il record di atleta più scudettato nel campionato italiano. Da allenatore, ha vinto alla guida dell’Halkbank Ankara un campionato turco, una Coppa di Turchia e una Supercoppa turca, mentre come allenatore della Sir Volley Perugia ha vinto il triplete (scudetto, Supercoppa e Coppa Italia) nella stagione 2017-18 e la Coppa Italia nel febbraio 2019.

Il suo impressionante palmarès (prima da giocatore e ora da allenatore) parla da solo. Eppure tutti quei successi  Bernardi se li è sempre scordati in fretta, lanciato verso il prossimo obiettivo, pronto a tuffarsi nei preparativi e negli allenamenti con rigore e dedizione. Un campione dal talento immenso e dalla grande umiltà che ha sempre dato il massimo in campo senza dimenticare che è il gioco di squadra a fare la differenza. Lorenzo Bernardi ha raccontato la sua straordinaria storia di sport e vita nel libro “La Regola del 9”, scritto in collaborazione con Serena Piazza ed edito da Roi Edizioni, e fa parte della collana Assist, a cura di Demetrio Albertini.

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Lorenzo, ci racconta com’è nata l’idea di scrivere il libro “La regola del 9”?

“Non mi piacciono le biografie sportive. Mi piaceva l’idea di raccontare aneddoti della mia carriera che aiutassero i lettori a capire il “come” e non il “cosa””.

Nella sua carriera da giocatore e poi da allenatore ha conquistato moltissimi trofei. C’è una vittoria a cui è piu’ legato?

“Sicuramente la vittoria dell’Europeo nel 1989 e il Mondiale del 1990 hanno un significato particolare, ma non faccio molta differenza tra una vittoria e l’altra. Penso che la vittoria più bella sia quella che deve ancora arrivare”.

In particolare quando giocava nel Modena ha vinto quattro scudetti consecutivi con Julio Velasco come allenatore, che da palleggiatore la fece diventare schiacciatore. Che ricordi ha di quel periodo?

“Erano anni fantastici, fatti di sudore e sacrifici ma tanto divertimento. Il nostro era un gruppo composto da giocatori straordinari. I premi individuali che ho vinto nel corso della mia carriera di giocatore sono arrivati anche grazie a loro”.

Cosa rappresenta per lei la pallavolo?

“Gioco a pallavolo da quando ero un bambino e ancora oggi, da allenatore, riempie le mie giornate. Non potrei farne a meno”.

Che consiglio darebbe ad un giovane che inizia a praticare questo sport?

“Di concentrarsi al massimo durante gli allenamenti e di non abbattersi mai. L’aspetto mentale, come spiego nel mio libro, è spesso sottovalutato ma è da lì che parte tutto”.

Le piacerebbe un giorno diventare allenatore della Nazionale e provare a conquistare quell’oro olimpico che manca nel suo straordinario palmarès?

“Mai dire mai. Ma vivo nel presente e preferisco concentrarmi sui prossimi obiettivi nel breve periodo”.

di Francesca Monti

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