«Liliana Segre – Testimone contro l’Indifferenza» è il titolo dello speciale TG5 a cura di Roberto Olla, in onda mercoledì 9 ottobre, in seconda serata, su Canale 5

«Liliana Segre – Testimone contro l’Indifferenza» è il titolo dello speciale TG5 a cura di Roberto Olla, in onda mercoledì 9 ottobre, in seconda serata, su Canale 5.

1259 persone, di cui 689 donne, 363 uomini e 207 fra bambini e bambine, tra le 5.30 e le 14.00 del 16 ottobre 1943 (il Sabato nero), vengono rastrellati dalle truppe della Gestapo, nell’area di via del Portico d’Ottavia e in altre zone di Roma. 1.023 vengono deportate ad Auschwitz. Sopravvivranno in 16, 15 uomini ed una sola donna.

L’approfondimento del TG diretto da Clemente J. Mimun – in occasione dell’avvicinarsi del doloroso anniversario – dà la parola a Liliana Segre, attiva testimone della Shoah e senatrice a vita dal 2018.

«I miei incontri con i ragazzi sono una missione: una missione morale.», spiega Liliana Segre. Quando sono con loro «non parlo mai di odio e di vendetta: parlo invece, molto, di amore».

La senatrice, con le sue parole raggiunge migliaia di giovani e riesce sempre a coinvolgerli. I ragazzi la ascoltano e la storia non è più una materia secondaria, quasi abbandonata: diventa viva ed emozionante.

Una platea che, in TV, con «Liliana Segre – Testimone contro l’Indifferenza», la rete diretta da Giancarlo Scheri intende allargare e sostenere.

Grazie all’Associazione Figli della Shoah, cui Segre è presidente, la senatrice racconta alle nuove generazioni della sua deportazione, con la famiglia, su un vagone bestiame dal binario sotterraneo e segreto della stazione di Milano, il Binario 21; delle deportazioni nell’Italia occupata, con la prima che colpisce la comunità ebraica di Merano, poi Roma ed in seguito altre città; dell’amicizia con Primo Levi; dell’impegno di Eli Wiesel; dei suicidi di molti sopravvissuti; della costante battaglia contro l’indifferenza e contro il negazionismo.

«Vorrei incontrarli i negazionisti!», chiosa la superstite dell’Olocausto. «Vorrei che uno di loro dicesse – a me! – che io non c’ero. Beh… – conclude – sarebbe un’esperienza psichedelica… aliena!».

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