Intervista con Luca Dirisio che ci racconta il nuovo disco “Bouganville”

Si intitola “Bouganville” il nuovo disco di Luca Dirisio, interamente prodotto e arrangiato da Giuliano Boursier, che arriva a otto anni di distanza dal precedente lavoro.

L’album è composto da 10 tracce che ruotano intorno al tema centrale dell’essere umano: si parte con “La mia gente”, brano che il cantautore dedica alla sua terra, l’Abruzzo, e “Come il mare a settembre”, una dichiarazione d’amore dove il mare funge da cornice.

Si prosegue con “Carta da stracciare”, una canzone di denuncia verso la società mediocre, corrotta e superficiale e con “Occhi negli occhi”, un desiderio che Dirisio esprime alla donna che ama al fine di cercare insieme un posto migliore dove poter trovare quella purezza che è l’unico elemento di congiunzione tra gli uomini e la natura. Il tuo cuore non esiste” è la storia di una donna che punta tutto sulla propria bellezza e quando si accorge di essere stata sfruttata fugge, mentre “Roma” è una dichiarazione di amore eterno per la città più bella del mondo molto spesso trascurata da chi la governa e sfrutta senza pietà.

“Orsa maggiore” è una canzone d’amore dedicata alla moglie, “Stare bene” è un invito ad essere se stessi e tornare a riapprezzare le cose semplici e vere, “Whisky” è la storia di un giramondo, un senzatetto che Luca ha conosciuto anni fa a Villa Ada a Roma mentre “Niente” è il brano autobiografico che chiude il disco.

Luca, partiamo dal titolo: come mai hai scelto “Bouganville” per il nuovo disco?

“Raymond Carver, uno dei miei scrittori preferiti, in un suo racconto parla di questa pianta, la bouganville, che d’inverno si finge morta per poi risplendere di nuova vita in estate. Siccome in questo lungo periodo di silenzio musicale alcune persone avevano scritto che ero sparito, ho trovato in questa metafora anche l’idea per il titolo del disco”.

Ci racconti come hai lavorato a questo nuovo progetto di inediti che arriva a otto anni di distanza dal precedente?

“Mi sono riunito con il mio storico manager Giuliano Boursier, gli ho fatto sentire alcune cose che ho scritto in questi otto anni, un centinaio di pezzi, e lui mi ha detto che avremmo dovuto pubblicare un disco. Ci siamo messi a lavorare e abbiamo selezionato i dieci brani che ci sembravano piu’ adatti per questo progetto che è molto personale”.

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Tra le tracce c’è “Whisky” che racconta la storia di un giramondo senzatetto…

“Quando vivevo a Roma nel quartiere africano, a due passi da Villa Ada, spesso di pomeriggio andavo con la chitarra in questo parco bellissimo e mentre suonavo mi sono accorto che c’era un uomo che stava un po’ a distanza e mi accompagnava con l’armonica. Un giorno gli ho detto di avvicinarsi, parlava poco, non ho mai saputo quale fosse il suo vero nome ma alcune volte gli ho chiesto cosa volesse da bere perchè suonando ho pensato che magari avesse sete e in quelle pochissime occasioni in cui ha accettato di bere qualcosa ha ordinato un whisky. Così ho iniziato a chiamarlo con questo soprannome. Dopo due-tre mesi da un giorno all’altro non l’ho piu’ visto e l’immagine che mi è rimasta dentro è quella di una persona che ha sofferto tanto e che non voleva affezionarsi a qualcuno, forse per paura di stare male ancora. Quindi ho pensato di raccontare questa storia attraverso una canzone”.

“Carta da stracciare” è invece una sorta di denuncia nei confronti di una società sempre piu’ corrotta e in cui si sono persi i veri valori…

“Carta da stracciare è un momento di denuncia perchè forse l’uomo dovrebbe fare un passo indietro e non cinque avanti. Al centro del disco c’è l’essere umano che a forza di produrre ha dimenticato la sua parte umana ed è diventato sempre piu’ materialista perdendo di vista le cose belle della vita. E’ anche il motivo per cui mi sono isolato un po’, ho scoperto che forse l’uomo dovrebbe fare un po’ piu’ spesso quello che gli piace e un po’ meno quello che deve e allontanarsi dai clichè”.

“La mia gente” è dedicata alla tua terra, l’Abruzzo, mentre “Roma” è un inno alla città eterna in cui hai vissuto…

“Con la mia terra c’è un rapporto viscerale, mi sento parte dell’Abruzzo, sono orgoglioso di essere abruzzese, abbiamo un carattere strano, siamo testardi ma anche accoglienti, sappiamo condividere, non siamo attaccati alle cose. La gente di questa terra, che ogni tanto si mette a tremare, è anche capace di risollevarsi e la dimostrazione c’è stata dopo il sisma. Nonostante le vittime e la distruzione, dopo aver pianto i loro cari gli abruzzesi si sono rialzati senza chiedere aiuto a nessuno. Anzi sono stati anche un po’ presi in giro dalle istituzioni perchè il giorno dopo il terremoto tanti avevano preso degli impegni con gli abruzzesi che non sono stati rispettati. A distanza di dieci anni se si passeggia nel centro de L’Aquila si vede che c’è ancora tanto da ricostruire, ma la gente non si piange addosso. Roma invece è la città che ho scelto nel 1997 per frequentare l’università, per me è la piu’ bella del mondo, anche i romani sono affettuosi e non mi hanno fatto sentire il distacco da casa. Roma mi ha accolto come una mamma, mi ha avvolto, mi ha protetto, ogni volta che torno riparto con il magone e a volte vederla trattata male da chi dovrebbe amarla mi fa soffrire. Avevo voglia di fare questa dedica a una città meravigliosa che non mi ha mai fatto mancare nulla”.

Nel brano che chiude l’album, “Niente”, canti: “non voglio essere niente, non chiedo niente a nessuno, voglio stare solo lontano dal mondo”…

“All’inizio della mia carriera, dopo i primi successi, sono stato catapultato nel mondo della musica e non me la sono goduta fino in fondo. Improvvisamente mi hanno fatto sentire qualcuno che forse non ero e me ne sono accorto dopo. Ho iniziato a fare questo lavoro perchè mi piace scrivere le canzoni, non per il successo. Stare un po’ da soli e sentirsi piu’ umani e meno rockstar mi ha fatto bene, mi sento a mio agio lontano dal clamore, nei posti in cui posso avere i miei spazi, i momenti di riflessione. Non amo il jet set, preferisco fare un giro in barca e sentire il rumore del mare, andare in montagna, immergermi nella natura. Per questo mi sono allontanato dalle grandi città, sono tornato a casa, in Abruzzo, dove mi sveglio e guardo il mare da lontano. Sono quelle piccole cose che mi fanno stare bene, che mi appagano di piu’. Essere un artista significa per me innanzitutto trasmettere delle emozioni attraverso la musica”.

Presenterai il disco con un tour?

“Non vedo l’ora di iniziare i live, in inverno ci sono meno possibilità di suonare nei club, per cui credo che faremo delle date in estate. Sul palco saremo io e la mia band. Il piacere di suonare insieme prescinde dal tour”.

di Francesca Monti

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