Intervista con Elena Rebecca Odelli, autrice del romanzo “Il buio intorno”

“Il buio intorno” è il romanzo d’esordio di Elena Rebecca Odelli, pubblicato da Fanucci Editore per Leggereditore, che affronta una tematica attualissima e richiama la storie di tante donne che sono state vittime di violenza fisica e psicologica da parte di uomini che non le amavano veramente. Il romanzo esplora le fragilità e le insicurezze che ognuno di noi tiene dentro di sé e la cattiveria dell’animo umano, troppo spesso nascosta dietro falsi sentimenti e promesse infrante.

Una storia d’amore, di dolore e di forza di volontà che vede protagonista Sofia, una giornalista musicale che in da piccola si è sempre ripetuta che l’amore non esiste, ha sempre vissuto una vita solitaria e con pochi contatti con il mondo esterno, con una sola amica, Stella, e un lavoro che le permette di rimanere anonima e invisibile al mondo esterno. Finché una ventata d’aria fresca arriva a spazzare via le sue insicurezze. Matteo è un cantautore bello, famoso, divertente, in mezzo a mille occhi vuole e cerca solo lei. Le dedica canzoni d’amore e interi concerti dal vivo. Matteo ha bisogno di sentirla vicina per sentirsi felice. Allora, forse, l’amore esiste davvero. Ed esiste anche quando lui sparisce per giorni, si dimentica di un viaggio deciso insieme o di un appuntamento. Esiste anche quando torna da lei ubriaco e violento. Esiste anche se diventa possessivo e geloso. Nonostante tutto, Matteo dice di continuare ad amarla ma allora perché tanta rabbia? E’ forse colpa di Sofia? Eppure lei sa che le cose belle per rimanere tali non devono trasformarsi in catene e prigioni perché l’amore è un sentimento che deve lasciarti libera per comprendere la pienezza della vita.

Un viaggio intenso tra le fragilità e le insicurezze che ognuno di noi tiene chiuse nel proprio cuore.

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“Il buio intorno”, il tuo primo romanzo, affronta una tematica molto attuale come la violenza sulle donne. Ci racconti com’è nata l’idea di questa storia?

“Il libro è tratto da una storia vera, la storia di Sofia. Sofia potrei essere io, la collega sotto casa, un’amica o una ragazza incontrata per caso sulla metropolitana. Non dirò chi è Sofia perché l’importante è il messaggio che questo romanzo vuole lanciare. Mi piace definire “Il buio intorno” un viaggio, il viaggio di Sofia, ma anche delle persone che l’accompagnano nel suo cammino emotivo e fisico. Lo stesso che mi auguro faccia il lettore. Ti arrabbierai con Sofia, avrai voglia di piangere con lei, di abbracciarla, di dirle “trova la forza di dire basta”. Questo libro mi ha cambiata più di quanto immaginassi. È nato quando mio figlio Samuel aveva poco più che un anno. Una sera ero sul divano e durante lo zapping mi è capitata la storia di questa donna uccisa dall’ex compagno. Due ragazzi giovani. Mi ricordo di aver guardato mio figlio. Mi sono chiesta che uomo sarà. È stato come dare piede libero alla mia coscienza”.

Il romanzo è ambientato tra Milano e l’Isola d’Elba, dove avviene la rinascita di Sofia. C’è un motivo particolare per cui hai scelto questi posti?

“Le ambientazioni sono posti che conosco. A Milano vivo la mia vita lavorativa, non abitandoci. Diciamo che otto/dieci ore della mia giornata le passo a Milano. Per quanto riguarda l’Isola d’Elba è diverso, è la mia seconda casa. Amo quell’isola e amo gli isolani. Quando dico che l’isolano in primis è diffidente ma se ti prende a cuore è pronto a dare le braccia per te è vero. Ho amici con cui ho vissuto l’adolescenza. Mettere l’Isola d’Elba in questo romanzo è stato il mio modo di ringraziare quel posto e le persone che mi hanno sempre circondata”.

Nel corso della storia emerge anche l’importanza di sentimenti quali l’amicizia e la solidarietà tra donne che possono rivelarsi fondamentali per affrontare un dramma come quello vissuto da Sofia…

“Sì. Ci sono una serie di persone che ruotano attorno a Sofia. C’è Stella, la collega e la sorella che Sofia non ha mai avuto. Anche il loro rapporto muterà forma, evolverà in qualche modo, tra montagne russe. Ci sono Betta e Anna, le amiche storiche di Sofia, quelle dell’Isola d’Elba, persone che non l’hanno mai giudicata, ma sempre accolta. C’è la Dottoressa Zante prima e Nina, la sua tutor, poi. Ci sono “le ragazze interrotte”. Credo fortemente nella solidarietà femminile. Noi donne unite, possiamo tutto”.

“Il buio intorno” esplora la fragilità e la cattiveria dell’animo umano, ma soprattutto porta con sè un messaggio rivolto a tutte le donne: l’amore non è mai possesso e violenza, quindi bisogna trovare la forza per denunciare…

“Sofia non ha denunciato, ma si è tutelata diversamente. Ho pensato a lungo se dare un’excursus diverso alla sua storia soprattutto per paura del giudizio di terzi. Mi sono detta che nessuno di noi si può arrogare il diritto di giudicare una decisione in tal senso. Scrivere questo libro mi ha fatto capire una cosa fondamentale: ci vuole rispetto del dolore altrui. Una cosa che vorrei dire è non siamo sole, mai. Anche quando sembra che tutto quello che ci circonda stia franando, che stiamo crollando, nessuna di noi è sola. Una cosa la dico, ora, però a libro finito ed edito: bisogna avere la forza di denunciare, bisogna trovarla per riprendersi pezzetto dopo pezzetto quella libertà che viene negata. Bisogna farsi aiutare, da alcuni circoli viziosi non si esce da sole. La violenza psicologica talvolta è più deleteria di uno schiaffo. Mina l’autostima di una persona rendendola incapace di riappropriarsi della propria vita. Ricordo la definizione di Violenza contro le donne, significa ‘ogni atto di violenza fondata sul ge­nere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata’ (Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne, Organizza­zione delle Nazioni Unite, 1993)”.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

“Penso sia stata colpa della mia maestra Matonti. Mia mamma in questi giorni ha aperto la scatola dei ricordi, le mie vecchie poesie e i racconti. Credo che nasca tutto da lì. Sono sempre stata prima una bambina, poi una ragazza e una donna che trovava rifugio nella scrittura. Per me è sempre stato più facile scrivere che parlare, anche durante l’Università. Scrivere è urgenza. Mi viene da sorridere quando mi dicono: quindi ora sei una scrittrice. No, sono una che ha bisogno di digitare, talvolta per non esplodere, talvolta per dire qualcosa, davvero”.

Stai già pensando a un nuovo libro?

“Ho scritto un libro quest’estate, è praticamente finito, ma non mi convince, verrà quindi cestinato. Ho però una nuova idea nella testa. Un’idea che sta diventando necessità di essere scritta. Quindi vediamo. Non ho scadenze. Pubblicare questo libro per me è la realizzazione di uno degli obiettivi che mi ero prefissata in quinta elementare. Titolo del tema: da grande sarò. A trenta anni avrò scritto un libro, ho sforato di cinque ma va più che bene così. Sarei ipocrita se ti dicessi che non vorrei pubblicare anche altro, diciamo che ci riprovo”.

di Francesca Monti

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