Intervista con la cantante e produttrice AvA che ci presenta il suo album di debutto “Lo Squalo”

“Lo Squalo” è l’album di debutto della cantante e produttrice romana AvA, nel quale l’artista presenta se stessa, il suo personaggio e il manifesto del proprio pensiero.

Lo squalo è l’animale guida nonché concept brand del personaggio AvA che, sotto forma di donna-squalo, canta di una rivoluzione femminile senza mezze misure che non passa per la parità di genere ma che punta direttamente all’apice della catena alimentare e paventa l’era del matriarcato musicale.

AvA è la prima artista in Italia a proporre il moombahton cantato in italiano, dove il rap si fonde con il pop e la trap con la latin wave e l’afro beat. Grazie alla leggerezza e all’orecchiabilità del moombahton lancia chiari messaggi che non lasciano spazio ad interpretazioni, seppur mascherati dall’ironia pungente.

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Ci racconti com’è nato il personaggio di AvA e come hai lavorato al disco Lo Squalo?

“Il personaggio di AvA è nato dalle ceneri del mio vecchio gruppo di sole donne, Calypso Chaos, con cui ho suonato una decina di anni facendo un genere cantautorale elettro-pop acustico scritto e prodotto da me. Questo progetto è arrivato alla sua naturale conclusione in quanto sentivo l’esigenza di produrre qualcosa di piu’ forte sia a livello musicale che di contenuto in virtu’ del fatto che per dieci anni mi sono sentita dire che ero troppo moderata e che dovevo alzare la cresta. AvA nasce come alter ego di Laura, è un personaggio estremo, senza mezze misure che lancia messaggi forti, inequivocabili, e Lo Squalo è la metafora perfetta da cui è derivato tutto sia perchè rappresenta questo mostro che avevo dentro e sentiva l’esigenza di essere liberato, sia perchè fin da piccola è il mio animale guida in quanto sono sopravvissuta a un incontro ravvicinato con uno squalo e da quel giorno è nata la mia passione”.

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Sei stata la prima artista in Italia a proporre il moombahton cantato in italiano. Come mai hai scelto questo genere?

“Il moombahton è nato in America nel 2000 dalla fusione del reggaeton e dell’house. A livello internazionale si sono approcciati a questo genere anche Beyoncè, Nicki Minaj, Maluma, Jennifer Lopez. Io sono stata la prima a tradurlo in italiano, ho scelto questo genere perchè mi piaceva andarlo a ballare e lo sentivo vicino a me. La principale differenza è caratterizzata dai contenuti perchè a livello internazionale tratta tematiche semplici, sciocche, essendo nato per far ballare le persone, io l’ho utilizzato come cifra stilistica di una musica orecchiabile e fruibile da tutti mettendoci dei testi in italiano che potessero dire qualcosa di diverso e anche a livello estetico nei video abbiamo scelto di ribaltare la questione dell’immagine. Il moombaton è colorato, è amore, auto costose, io invece ho scelto un’estetica piu’ coerente con il mio personaggio sia per il video di Adesso il capo sono io sia per quello di Shazam con AvA in versione papessa che dà delle ostie psichedeliche e ballerini che ballano sui tacchi. Questo per tradurre il genere in maniera personale. Oggi le stesse radio che a febbraio non mi ospitavano perchè non conoscevano il moombahton lo trattano. Il rischio dei cloni è però dietro l’angolo”.

E proprio nel singolo “Shazam” parli di alcuni artisti trap che copiano basi e beat di artisti stranieri pensando di non venire scoperti…

“Tecnicamente la trap ha fatto del plagio la sua cifra stilistica in Italia. Un conto è prendere la base e scriverci un pezzo sopra un altro è ricantarla uguale in italiano. siccome questi artisti hanno un seguito di ragazzi minorenni è chiaro che nessuno ha la cultura musicale per accorgersi di questo, quindi la mancanza di idee è palese, c’è un appiattimento a livello produttivo. Basta pensare alla trap o all’hip hop italiani, fatta eccezione per Salmo, sembra di ascoltare sempre lo stesso brano, stesso beat, le stesse voci con autotune, c’è una mancanza di composizione melodica. In Shazam prendo in giro questo aspetto, le canzoni sono tutte uguali e se metto Shazam per registrare un brano pure lui si sbaglia e fa fatica a riconoscere chi e cosa”.

C’è una traccia tra quelle del disco che ti rappresenta maggiormente?

“In realtà il disco è nato come progetto di presentazione quindi tutte le tracce raccontano AvA, qual è il messaggio, quali sono le cattive abitudini, si spiega musicalmente tutto. Sono molto legata ad Adesso il capo sono io e sicuramente a Donna Alpha, che è il manifesto del mio pensiero”.

Quali sono i prossimi progetti?

“Abbiamo fatto alcuni live quest’anno e nel 2020 faremo altre date. C’è un disco in programma, o meglio non so se farò un album intero o se lo spezzerò in una serie di singoli. Questo progetto ha la sua massima espressione dal vivo perchè abbiamo cercato di differenziarci dagli altri. Oggi i live sono karaoke in cui mettono una base e l’artista ci canta sopra, nel nostro caso essendo quasi completamente musica elettronica complicata da portare sul palco il risultato è una sorta di mega dj set di 45 minuti”.

Questa la tracklist de “Lo Squalo”: “AvA”, “Adesso il Capo Sono Io”, “Donna Alpha”, “Orgia Neuronale”, “Shazam”, “Vértigo”, “Lo Squalo”.

di Francesca Monti

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