Intervista con Angelo Branduardi: “Il cammino dell’anima è un disco provocatorio incentrato sulla figura di Hildegard von Bingen”

Angelo Branduardi torna a cantare la spiritualità nel nuovo disco “Il cammino dell’anima”, incentrato sull’opera visionaria di Hildegard von Bingen, monaca, reclusa secondo la regola di San Benedetto, fin dall’età di otto anni e poi badessa di Bingen.

Hildegard è da sempre una figura particolarmente interessante e apprezzata: fu mistica e poetessa, musicista, filologa ed erborista, nella sua epoca parlò alla pari con Papi ed Imperatori, definì “Sinfonia” il ciclo lirico delle sue opere, per lei l’anima è “sinfonica” e trova la sua espressione nell’accordo segreto di anima e corpo nell’atto musicale.

Il 12 febbraio 2020 il grande artista compirà 70 anni e pubblicherà la trilogia in vinile che partendo da “Futuro Antico”, attraverso “L’Infinitamente piccolo” dedicato a San Francesco, arriva all’opera di Hildegard von Bingen.

Il Maestro Branduardi presenterà la sua meravigliosa opera, ricca di suggestioni e di emozionanti brani, con un tour in cui il concerto sarà idealmente diviso in due parti. La prima dedicata a “Il Cammino dell’Anima”, accompagnato dai suoi musicisti: Fabio Valdemarin (tastiere, chitarra, cori); Antonello D’Urso (chitarre, cori); Stefano Olivato (basso elettrico, contrabbasso elettrico, chitarra, armonica, cori,) Davide Ragazzoni (batteria e percussioni); la seconda parte con l’artista che in totale solitudine proporrà brani a lui cari come “Tango” (da Pane e Rose, 1988) o “Momo’s Lied” (1986) colonna sonora dell’omonimo film tratto dal romanzo di Michael Ende e poi con la band eseguirà alcune canzoni tratte da “L’infinitamente piccolo” e i successi storici “Cogli la prima mela” e “Alla fiera dell’est”.

Abbiamo avuto il grande piacere di intervistare il Maestro Angelo Branduardi per parlare del suo nuovo disco e dei prossimi progetti.

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Maestro, “Il cammino dell’anima” arriva a sei anni di distanza da “Il rovo e la rosa”, ed è un disco in cui torna a parlare di spiritualità, incentrato sulla figura di Hildegard Von Bingen. Ci racconta come è nato questo nuovo progetto?

“Sapevo che c’era stata una donna che nell’anno Mille aveva scritto della musica e sono rimasto colpito da questo, mi sono avvicinato al suo repertorio facendo ricerche e viaggi e ho trovato che Hildegard fosse straordinaria in assoluto. Così mi sono interessato alla sua figura, era una “marziana”: poetessa, musicista, erborista, medico e definiva la musica come l’arte piu’ alta. Questo viene confermato anche oggi per il fatto che la musica è l’arte piu’ astratta e quindi la piu’ vicina all’assoluto. Una figura del genere meritava di essere riattualizzata con grande rispetto. In Germania Hildegard è come San Francesco ed è molto amata anche dai protestanti e dagli anglicani”.

Come si è approcciato al repertorio di Hildegard von Bingen?

“Mi sono avvicinato a lei con grande rispetto lasciando quasi intatte le linee melodiche e lavorando soprattutto sulla musica verticale. La cosa piu’ difficile è stata la traduzione dei testi perchè sono scritti in un latino che non è latino e in un tedesco che non è tedesco. Io parlo bene questa lingua e ho dato una mano a mia moglie (Luisa Zappa, ndr) aiutandoci anche tramite internet. E’ un disco provocatorio, ha avuto un’accoglienza eccezionale da parte della critica, probabilmente la migliore dei miei 46 anni di carriera”.

Ha appena terminato la tournée europea e ora inizierà i concerti in Italia…

“Siamo reduci da una faticosa tournée europea, abbiamo fatto le prove per portare in scena l’opera incentrata su Hildegard von Bingen, abbiamo fatto due concerti di assaggio cambiando alcune cose, chiaramente chiediamo al pubblico un’attenzione superiore alla media anche se poi nel corso del concerto canto anche i miei pezzi piu’ conosciuti”.

Nel disco ci sono anche due brani strumentali, “Gerusalemme” e “Sinfonia”…

“Sono due danze, Hildegard scriveva che nell’ordine le monache erano vestite di bianco, non portavano il velo ma i capelli sciolti con dei fiori. Le danze erano scritte perchè le monache ballavano. Se vede l’altare di Sant’Ambrogio a Milano è posto su lastre molto larghe perchè nella liturgia i fedeli ballavano. C’erano musica, danza, poesia. Questa usanza esiste ancora tra gli afroamericani”.

Se pensa a questi 46 anni di carriera qual è l’immagine che le viene in mente?

“Mi viene sempre in mente il bambino che ero e che ha avuto come insegnante il mitico professore Augusto Silvestri che mi faceva studiare e poi diceva adesso chiudi lo spartito, la memoria muscolare ti farà sembrare che il violino suoni a tempo e viceversa. La musica non è qui, è estranea al luogo, è una visione”.

Tra le tante cose che ha fatto in carriera c’è anche la colonna sonora del film di Luigi Magni “State buoni se potete”, che le è valsa un David di Donatello e un Nastro d’argento. Le piacerebbe tornare a scrivere per il cinema?

“Mi piacerebbe tantissimo, ho un debito di riconoscenza verso Magni che è mancato recentemente, ha creduto in me e nella mia musica. Successivamente ho fatto anche delle musiche per film in Germania, in Italia e Francia, è meraviglioso scrivere per il cinema, è la cosa piu’ vicina all’idea wagneriana dell’opera d’arte totale. Se mi si chiede una colonna sonora io voglio lasciare una griffe, voglio che si senta la mia mano”.

Tra le tante collaborazioni c’è stata quella con Giorgio Faletti. Che ricordo conserva di lui?

“Giorgio era fantastico, era il mio piu’ caro amico, tutte le volte che scriveva un libro veniva a casa mia e mi raccontava la storia. Senza leggere i suoi libri sapevo già chi fosse il colpevole (sorride)”.

Quali sono i prossimi progetti?

“Il tour proseguirà per tutto il 2020 e poi ci saranno dei grandi eventi molto particolari che non posso ancora svelare. Ci sarà anche l’uscita di un cofanetto in vinile che conterrà “Futuro Antico I”, “L’infinitamente piccolo” e “Il Cammino dell’Anima”. E poi nel 2020 compirò anche 70 anni, vedremo se e come festeggiarli”.

di Francesca Monti

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