Domenica 8 dicembre, alle 9.40 su Rai 1, il viaggio di “Paesi che vai…” andrà alla scoperta del Friuli Venezia Giulia

Domenica 8 dicembre, alle 9.40 su Rai 1, il viaggio di “Paesi che vai…” inizierà da Grado, dall’alto del campanile di Sant’Eufemia: da lì, sembrerà poter di abbracciare con lo sguardo le province di Gorizia e di Udine, con le loro ricchezze architettoniche, i loro paesaggi e i loro sapori. Livio Leonardi accompagnerà gli spettatori lungo i lidi dell’Isola del Sole e per le affascinanti strade del centro storico. Poi, imboccherà il ponte che attraversa la laguna, arriverà ad Aquileia ed entrerà nella sua monumentale Basilica per mostrare gli stupefacenti mosaici e le storie che essi, autentici libri di pietra, sanno raccontare. E, sempre ad Aquileia, Livio Leonardi metterà in moto la sua macchina del tempo per portare gli spettatori ancora più indietro nel passato, ricostruendo, grazie all’aiuto di un nutrito gruppo di figuranti, la cerimonia di fondazione di Aquileia, il tracciamento del “solco primigenio” che dava avvio alla costruzione delle città romane.
Aquileia è davvero una miniera inesauribile di storie, così, “Paesi che vai” racconterà le alterne vicende della città, narrerà di quando era uno dei più importanti centri dell’impero romano e di quando, proprio per la sua importanza, fu oggetto di attacchi militari, da quello fallito di Massimino il Trace, a quello distruttivo di Attila; dalle leggende sulla straordinaria altezza dell’imperatore a quelle sull’oro nascosto in un pozzo dagli aquileiesi in fuga verso Grado.
Ma di un altro oro, quello del grano e dell’orzo, si occuperanno, in questa puntata, le rubriche Eccellenze e Almanacco; grano e orzo che, a Udine, i mastri birrai della birreria Bire trasformano in bevanda e cibo, in delizia per lo spirito e per il palato.
E dal patrimonio gastronomico si passerà a quello naturalistico, con il ritorno a Grado e alla sua laguna, alle sue isole, ai tramonti sull’acqua, alla delicata e meravigliosa convivenza tra animali, piante e uomini dalla sapienza antica, quella convivenza che il poeta Biagio Marin, figlio di queste terre, immortalava nei suoi versi: “Come il popolo mio, soli nato in solitudini marine: qualche uccello che vola verso il mare a fior dell’acqua, bianche gabbianelle. Un azzurreggiare alt ‘orizzonte di terre d’oltremare lontane”.

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