Cantante, musicista, arrangiatore, attore, vocal coach, Luca Jurman nel corso della sua straordinaria carriera ha lanciato molti talenti, tra cui Alessandra Amoroso e Marco Carta, durante il periodo in cui ha ricoperto il ruolo di insegnante ad Amici, ha creato un metodo innovativo e rivoluzionario di insegnamento del canto chiamato Vocal Classes, è stato docente di canto, vocal coach e vocal producer di artisti come Alex Baroni, Irene Grandi, Simona Bencini, Chiara Iezzi, Roberta Faccani, Annalisa Minetti, Beppe Dettori, Lorella Cuccarini, Valerio Scanu, Silvia Olari, Lidia Schillaci, Arianna Bergamaschi, Michel Altieri, Lighea, solo per citarne alcuni, ha preso parte al film “Ricordati di me” di Gabriele Muccino, è stato protagonista maschile del musical “Jesus Christ Superstar”.
Luca Jurman è anche il fondatore della Nazionale Artisti Ski Team nata con lo scopo di aiutare bambini e giovani con disabilità. A Pinzolo dal 19 al 24 gennaio 2020 si terranno le selezioni per il ‘Camp dei Sogni’ a cui possono partecipare bambini dai 7 ai 10 anni con disabilità fisico-motorie e sensoriali. La partecipazione è gratuita anche per l’accompagnatore (genitore o tutore) e prevede vitto e alloggio in hotel, skipass ed attrezzatura tecnico sportiva adeguata, laboratori e attività sportive (info@nazionaleartistiskiteam.com).
La formazione sportiva, che sarà seguita da maestri, istruttori e allenatori abilitati a questo particolare insegnamento e con ausili dedicati a disposizione, si svolgerà al mattino, mentre il pomeriggio sarà dedicato ad un corso di body percussion e teatro comico, come integrazione allo sport per migliorare l’approccio alla vita artistica e sociale.
Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Luca Jurman parlando del suo mestiere di vocal coach, ma anche di talent, della Nazionale Artisti Ski Team e dei prossimi progetti.

Luca, quali sono le caratteristiche che deve avere un buon vocal coach?
“Innanzitutto il vocal coach non è un classico docente di canto che si limita all’insegnamento delle regole della musica e della funzionalità vocale, insomma di quello che serve per lo sviluppo vocale dell’allievo. Il vocal coach è invece un allenatore vocale. Ho portato questo termine in Italia nel 2002-2003 quando ho fatto Operazione Trionfo. E’ qualcosa che ha a che fare con la specifica della produzione vocale per obiettivo, che può essere un musical, un concerto, la registrazione di un album dove il vocal coach oltre ad essere un insegnante di elevato riconoscimento e con esperienze importanti sul campo deve avere studiato il modo per poter far produrre all’artista la miglior performance possibile attraverso le sue peculiarità, cercando di evitare di fargli esprimere i difetti”.
Che consiglio daresti ad un giovane che vorrebbe diventare cantante?
“Intanto di uscire da questo meccanismo malato che si è creato negli ultimi anni attraverso una cattiva comunicazione mediatica riguardo l’imparare a cantare. Non esistono tutorial, metodi veloci ed economici che insegnino a cantare davvero ad alti livelli. Tutti questi metodi prêt-à-porter possono aiutarti a migliorare un poco ma da lì a diventare Whitney Houston o Stevie Wonder ce ne vuole. Occorrono passione, dedizione, tempo, per cercare di raggiungere obiettivi elevati perchè non bisogna mai dimenticare che la musica fa parte delle arti eccelse, non comuni. Quindi è importante trovare buoni maestri e sapere che quando si pagano cifre alte deve essere valutato che non sia solo un insegnante di moda in quel momento ma che abbia esperienza alle spalle e abbia costruito nel tempo prodotti di successo”.

Dal 2007 al 2011 sei stato insegnante nella scuola più famosa d’Italia, “Amici di Maria De Filippi”, lanciando talenti come Alessandra Amoroso, Marco Carta, Valerio Scanu che ancora oggi sono protagonisti della scena musicale. Come spieghi il fatto che rispetto a dieci-dodici anni fa i talenti che escono oggi dai talent scompaiono dopo poco tempo?
“Molti anni fa nei talent c’era un sistema didattico diverso. Il pubblico da casa nel pomeridiano vedeva le evoluzioni dei talenti, come lavoravano i docenti e si affezionava ai cantanti. Tanti di questi ragazzi una volta usciti dal programma non hanno continuato a studiare e migliorare e forse è anche per questo che agli occhi del pubblico i talent hanno perso un po’ la validità. Un tempo questi programmi non erano fabbriche di professionisti del momento. La parola talent show indica la scoperta del talento non la conclamazione professionale dello stesso. Il piu’ delle volte invece il talento sembra essere il migliore del mondo ma spesso non è così, la comunicazione è troppo esagerata e la gente non ha il tempo di affezionarsi ai ragazzi perchè dopo sei mesi parte una nuova edizione del programma”.
Quale potrebbe essere una soluzione?
“Non bisogna fermare la macchina perchè i talent servono per dare la possibilità di fare qualcosa nella vita ma va cambiato quel meccanismo che fa pensare che tutto sia possibile, anche per ciò che è mediocre. Inoltre ci sono le scuole di canto che promettono, a chi si iscrive, la partecipazione ad Amici o X Factor. Vuol dire che le scuole e la docenza non hanno una potenzialità creativa e didattica da sponsorizzare, se non le conoscenze per fare entrare i ragazzi nei talent. Nella mia scuola non ho mai voluto fare questo, intanto perchè l’obiettivo di un docente non è mandare un allievo in un talent ma formarlo artisticamente. Se poi si riesce a fargli fare un percorso professionale esterno è anche meglio, perchè chi non vince i talent o non arriva in finale non viene considerato anche se ha un talento pazzesco. Se non litiga e non si mette in mostra non suscita l’interesse del pubblico. Chi giudica inoltre deve avere i mezzi per giudicare, deve essere una persona preparata per valutare correttamente i talenti che si esibiscono e che hanno un’opportunità unica per farsi conoscere”.
Guardando ai giovani artisti dell’attuale panorama musicale italiano ce n’è qualcuno che ti convince?
“Lavorando dietro le quinte vedo tanti talenti forti che non vengono neanche considerati perchè non hanno gli agganci giusti. Da diversi servizi di Striscia la notizia e Le Iene sono emerse queste situazioni. Le conoscenze e il portafoglio fanno sì che uno abbia il talento e questo non è un bene per la musica. Pensiamo ad esempio al fatto che per andare a Sanremo contino anche i follower e tutti sanno che si possono ottenere in vari modi. Se ho il papà milionario ci metto due mesi ad avere 5 milioni di follower comprandoli, se invece non ho la possibilità economica ma ho un talento pazzesco magari non riuscirò ad emergere. Con la mia scuola mi piacerebbe far conoscere talenti che non vengono sponsorizzati dai soliti canali, in modo che possano fare la loro strada di crescita artistica. Sai quanti mi chiedono di lavorare su Youtube? Mi fa ribrezzo questa corsa al miglior coach, ai follower… Se volessi creare un canale youtube con tante visualizzazioni le potrei comprare come fanno tante persone per far funzionare le loro attività nei vari campi. Siccome ragiono da artigiano e credo nel talento, nell’arte e nella musica, magari morirò povero ma preferisco insegnare e formare con tanto sacrificio allievi che secondo me meritano sul serio di andare avanti. Meglio averne pochi, volenterosi e talentuosi, piuttosto che averne 5000 che vengono alle lezioni solo per andare a un talent. La colpa poi è dei genitori che spingono continuamente i ragazzi come se cercassero la soluzione dei loro problemi nella fama del figlio e sono orgogliosi se partecipa al talent, al Grande Fratello o all’Isola dei famosi. Questo è molto triste”.

Parlando di progetti importanti, ci racconti com’è nata l’idea di creare la Nazionale Artisti Ski Team che si occupa della formazione e dello scouting dei nuovi talenti dello sci paralimpico?
“Sono un appassionato di sci, oltre che di musica. Un giorno vedendo un bambino su un guscio, una sedia con sotto un monosci, che si divertiva sulla neve, ho cominciato a cercare su internet se ci fossero delle scuole per insegnare a sciare a un bambino con disabilità fisica, motoria, sensoriale. Ho visto che pochi facevano realmente qualcosa per loro e che stava crescendo il mondo paralimpico per gli sport invernali. Così ho pensato che ci sono famiglie che hanno un figlio diversamente abile e magari ha un talento per lo sci, ma i corsi con i docenti e i materiali hanno costi alti e proibitivi e molti non possono permetterseli. Allora ho chiamato un amico, Alberto Laurora, ci siamo confrontati e abbiamo fondato la Nazionale Artisti Ski Team con lo scopo di formare questi bambini e accompagnarli nel percorso di crescita fino a portarli alle Paralimpiadi, dando loro un futuro attraverso lo sport. Abbiamo ottenuto il patrocinio della Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici, lavoriamo a stretto contatto con istruttori e località abilitate alla docenza e formazione di bambini con disabilità. In questa squadra di artisti ci sono anche inviati e personaggi de Le Iene e Striscia La Notizia. Organizziamo delle iniziative benefiche, delle gare goliardiche per raccogliere fondi, come questo slalom parallelo dove ne succedono di tutti i colori, e investiamo sui piccoli talenti pagando vitto e alloggio, skipass e attrezzature, ai bambini che vogliono imparare a sciare”.
Quali sono i progetti che hai in cantiere per il 2020?
“Devo finire il mio album, sono 4-5 anni che lo dico e devo assolutamente raggiungere questo obiettivo. Spero poi di fare dei concerti perchè ho voglia di suonare dal vivo. Il palco è il posto migliore dove posso vivere la vita”.
di Francesca Monti
credit foto pagina Facebook Luca Jurman
