Raphael Gualazzi, in gara a Sanremo 2020 con “Carioca”: “E’ un onore poter prendere parte per la quarta volta al Festival”

“Ho un piano” è il titolo del nuovo disco di Raphael Gualazzi, in uscita il 7 febbraio per Sugar, che contiene 11 tracce tra cui il brano “Carioca”, un esplosivo connubio tra atmosfere urban e cubane, che l’artista porterà in gara tra i Big al Festival di Sanremo 2020.

L’album, che vede la collaborazione di cinque diversi produttori (Dade, Mamakass, Stabber, Fausto Cogliati e Federico Secondomè), è caratterizzato da un sound che spazia dall’urban al pop, dall’elettronica al soul, dal vintage alla musica africana, con marcette da teatro-canzone e splendidi omaggi a Rossini, Demetrio Stratos, George Gershwin, Serge Gainsbourg e Mina, che dimostrano ancora una volta l’ecletticità e il talento di Gualazzi.

Tra i temi affrontati in questo viaggio musicale ci sono il culto dell’immagine in “Nah Nah”, la superficialità della società moderna in “La parodie”, passando per l’ambiente, l’immigrazione, l’amore e la libertà sociale.

Abbiamo incontrato Raphael Gualazzi a Milano a pochi giorni dall’inizio del Festival di Sanremo.

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Raphael, questa è la tua quarta partecipazione al Festival di Sanremo. Rispetto alle precedenti volte quale sarà il tuo approccio?

“Sono più conscio di quello che andrò ad affrontare. Per me è un onore calcare nuovamente il palco dell’Ariston e presentare un pezzo come “Carioca” accompagnato dall’orchestra diretta da Stefano Nanni, di fronte ad un pubblico televisivo tanto numeroso”.

Parliamo di “Carioca”, il brano con cui sarai in gara al Festival…

“E’ stato il direttore artistico di Sanremo 2020 Amadeus a scegliere questo pezzo dopo che gli ho presentato il mio progetto. “Carioca” è un brano nato dalla collaborazione con il producer Dade e con l’autore Davide Petrella e ha un sound che rimanda alle atmosfere urban ma anche alla salsa cubana, in cui il pianoforte è protagonista grazie ad un accompagnamento montuno, cioè un andamento tipico del modo di suonare questo strumento non solo armonico ma anche percussivo. La musica, il ballo e un ritmo festoso sono a volte il rifugio piu’ piacevole per un cuore spezzato”.

Nella serata “Sanremo 70” canterai “E se domani” in duetto con Simona Molinari…

“E se domani assieme a Nel blu dipinto di blu è secondo me uno dei brani piu’ belli scritti nella storia della musica italiana. Partecipo’ nel 1964 a Sanremo cantata da Fausto Cigliano e Gene Pitney ma non ebbe un grande successo, quando la riprese Mina la trasformò in una hit. Per il duetto ho scelto Simona perchè ha una poderosa eleganza nella voce e nella presenza scenica”.

Come mai hai scelto “Ho un piano” come titolo del nuovo disco?

“Nel titolo c’è una sorta di doppio significato, nel senso che senza pianoforte queste canzoni non sarebbero mai nate, ma per piano intendo anche realizzare un progetto pianificandolo nei dettagli. Proprio come ho fatto con questo disco”.

Tra le tracce c’è “Italià” che parla di un tema attuale come quello dell’immigrazione con un testo satirico e un sound rossiniano…

“Italià rimanda a riferimenti rossiniani. Non avevo mai scritto prima d’ora una canzone così, ha un approccio lievemente satirico per affrontare un tema importante e attuale come quello dell’immigrazione. Dopo aver sentito alcune dichiarazioni fatte da politici italiani e internazionali che anzichè collaborare per trovare una soluzione condivisa costruivano muri etici e politici ho pensato che tutti dovremmo prenderci le nostre responsabilità. Siamo andati a saccheggiare i Paesi del Terzo mondo per motivi economici e non possiamo restare fermi senza fare nulla per aiutarli. Del resto anche noi in passato siamo stati emigranti. Ho deciso così di scrivere Italià e fare questo omaggio a Rossini sia per dare un tocco di leggerezza all’interno di un racconto importante, sia perchè questo grandissimo artista ha fatto tanto per la città di Pesaro in cui ho studiato”.

Cosa ci racconti riguardo “Broken Bones”, l’unico brano bilingue presente nel disco?

“E’ una canzone che parla d’amore, con un sound soul anni ’70, quello old school, semplice, lento ma pieno di intensità cje piace a me, e vede la partecipazione di China Moses, un’artista eccezionale”.

Ad aprile porterai live il nuovo disco nei piu’ importanti teatri italiani. Hai già pensato alla scaletta?

“Canterò il 70% del disco “Ho un piano” insieme ad alcuni successi del mio repertorio e qualche cover. Quando si suona è bello variare la scaletta, si divertono di piu’ anche i musicisti. Con me ci sarà una band di sette elementi, sarà uno spettacolo stupendo con la musica al centro”.

di Francesca Monti

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