Al Teatro Gerolamo in scena “GIRO A VUOTO stornelli per Laura Betti” proposto da Elena Pau e Alessandro Nidi

Sotto la guida del regista Marco Parodi, che è mancato nel settembre scorso e proprio nelle repliche milanesi avrebbe voluto festeggiare i suoi sessant’anni di teatro, Elena Pau, accompagnata al pianoforte da Alessandro Nidi, racconta un’epoca che non c’è più: l’Italia tra gli anni ’60 e la morte di Pasolini, quella de “La dolce vita”, de “L’avventura”, de “Il sorpasso”, di “Mamma Roma”, sullo sfondo del boom economico e delle sue conseguenze nella società.

Un cabaret-letterario che ripropone gli “stornelli” che i più grandi autori di quegli anni scrissero per Laura Betti, artista poliedrica e irriverente e protagonista della scena culturale.

Note di regia

Agli inizi degli anni ’60, sul palcoscenico del Teatro Duse di Genova, mi capitò di assistere ad uno strano progetto teatrale-cabarettistico condotto da un folletto in calzamaglia nera ed un caschetto di capelli biondo cenere che, appoggiata al pianoforte, ci invitava a giocare con i testi dei più importanti autori del momento – Pasolini, Flaiano, Moravia, Arbasino, Mauri, Soldati, Fortini, Parise, Cederna, Bassani e altri – scritti apposta per lei e con la regia di Pippo Crivelli. Come c’era riuscita? Soltanto molti anni dopo, conoscendola un po’ più da vicino, mi resi conto di quale tremenda mantide religiosa fosse questa donna, capace di strappare quelle composizioni da mani tanto prestigiose dopo mesi di assedio estenuante, ossessivo, inesorabile.

Era per me il primo esempio di cabaret-letterario e fu un’esperienza indimenticabile. Alcune di quelle canzoni – musicate da compositori come Fiorenzo Carpi, Gino Negri, Franco Nebbia, Piero Umiliani, Luciano Chailly, Piero Piccioni – mi rimasero impresse nella memoria per anni, man mano che si sviluppava la sua fama di rompiscatole intelligente, di mangiauomini mai banale. Un’attrice/cantante in grado di inventarsi un repertorio nuovo, rifiutandosi di percorrere strade già battute, inducendo lo spettatore ad alcune riflessioni sullo stato del mondo in cui viviamo. Sempre provocatoria e corrosiva nei confronti della banalità imperante, negli anni in cui c’era chi si scandalizzava per come Jula De Palma cantava al Festival di Sanremo TUA, TRA LE BRACCIA TUE, facendone oggetto perfino di un’interrogazione parlamentare. Col tempo questo repertorio è caduto fatalmente e ingiustamente nell’oblio. Perciò, riproporre oggi queste canzoni significa ricollocare al giusto posto un frammento della nostra cultura musicale che, partita dalle giovanili esperienze della Betti come cantante jazz, ha raggiunto una consistenza professionale di altissimo livello, aprendo squarci di riflessione sul nostro mondo ancora di straordinaria attualità.

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