SANREMO 2020: le note positive e le note stonate

Terminato il Festival di Sanremo 2020, la cui vigilia era stata caratterizzata da polemiche, dibattiti e critiche rivelatesi una bolla di sapone visti i record di ascolto ottenuti, ho pensato di scrivere questo articolo per raccontare quelle che secondo me sono state le note positive e quelle stonate della 70a edizione della kermesse.

Cinque giorni di musica, parole, canzoni, articoli, interviste, foto, corse da una parte all’altra di Sanremo, incontri, ore passate in sala stampa, notti insonni, pranzi e cene veloci, risate, scambi di opinioni, chiacchierate con i colleghi e con amici che rivedo ogni anno con grande piacere. Questo è stato il mio settimo Festival di Sanremo ma ogni volta è come se fosse il primo perchè le emozioni e la magia che questa kermesse sa regalare sono uniche.

Partiamo dalle note positive:

Il grande feeling tra Amadeus e Fiorello, che hanno dato un’impronta amichevole e ironica alla 70a edizione del Festival rendendola piacevole e divertente.

I monologhi di Rula Jebreal contro la violenza sulle donne, con l’intenso racconto della sua storia, e di Tiziano Ferro sul diritto ad essere felici, senza essere oggetto di  pregiudizi da parte degli altri.

L’insegnamento che hanno trasmesso il cantante sardo Paolo Palumbo, affetto da Sla che ha cantato il suo brano “Io sono Paolo”, e il ballerino Ivan Cottini, che lotta contro la sclerosi multipla, che ha danzato sulla sedia a rotelle. Due esempi di amore per la vita, di coraggio e di forza di volontà da cui tutti abbiamo solo da imparare.

Le canzoni di ottimo livello e di generi diversi portate sul palco dell’Ariston dai Big e dalle Nuove Proposte.

L’energia pazzesca di Rita Pavone, l’eleganza vocale e scenica di Tosca, la grinta di Irene Grandi, che dopo 25 anni di carriera meriterebbe sicuramente maggiore considerazione, l’intensità di Levante che al suo esordio al Festival ha avuto la forza di portare in gara una canzone profonda e complicata, mettendo in luce il suo talento.

Il grande ritorno di Francesco Gabbani, tra i piu’ bravi cantautori del panorama musicale italiano, che riesce a scrivere brani che hanno piu’ piani di lettura, celando importanti riflessioni in testi che ad un primo sguardo possono sembrare leggeri, e che non ha avuto paura di mostrare un altro lato della sua anima, quello piu’ romantico e intimistico con “Viceversa”.

E ancora: la poetica bellezza di “Fai rumore” con cui Diodato ha vinto Sanremo 2020, la freschezza dei Pinguini Tattici Nucleari e degli Eugenio in Via Di Gioia, la semplicità di Tecla e Leo Gassmann, stelle nascenti della musica italiana, l’estro di Raphael Gualazzi e Paolo Jannacci, la crescita artistica di Elodie, sempre piu’ centrata e versatile, le rime ricche di significato di Rancore.

Gessica Notaro e Antonio Maggio che hanno presentato il singolo “La faccia e il cuore”, scritto con Ermal Meta, che racconta la storia della cantante e modella sfregiata dall’ex fidanzato e del coraggio con cui è riuscita a ricominciare a vivere.

Al Bano e Romina Power che sono stati ospiti della prima serata e che restano una delle coppie musicali piu’ belle e amate dal pubblico.

La reunion dopo 39 anni dei Ricchi e Poveri nella formazione originale a quattro.

Passiamo ora alle note stonate:

L’eccessiva lunghezza delle cinque serate, con la finale che si è conclusa alle 2,30, dopo quasi sei ore di diretta. Se dovesse esserci un Amadeus bis come ci auguriamo la prima cosa da modificare è la durata delle serate.

Il caso Bugo-Morgan che ha quasi monopolizzato l’ultimo giorno del Festival e che continua ad essere al centro dell’attenzione nei programmi televisivi e sulla carta stampata, sul quale invece sarebbe meglio chiudere il sipario. Ma si sa, a volte interessa di piu’ il trash della qualità.

I giornalisti che ogni anno in sala stampa hanno uno o piu’ artisti contro cui schierarsi a prescindere (è successo in passato con Al Bano, Gigi D’Alessio, Il Volo e quest’anno con i cantanti usciti dai talent).

Quelli che cercano di influenzare il voto degli altri per far sì che le classifiche finali siano orientate verso la vittoria di questo o quell’artista. Ma siamo tutti abbastanza grandi e intelligenti da poter scegliere in autonomia chi preferiamo.

Quegli uffici stampa (pochissimi fortunatamente e non parlo delle case discografiche che invece sono molto collaborative) che negano un uguale accesso alle fonti per tutti i giornalisti. In che modo? Facendo fare conferenza all’artista solo in una delle due sale stampa o non facendola proprio, non rispondendo alle mail o alle telefonate quando si chiede l’intervista al cantante da loro assistito o peggio ancora quando con scuse varie (poco tempo, planning già pieno un mese prima di iniziare la kermesse) o creative (pochi follower sui social, come se la qualità di una testata si misurasse con questi parametri) negano le interviste ad alcuni giornalisti ma le concedono sempre e soltanto ad una ristretta élite, in base a criteri personali, mostrando di avere poco rispetto per le persone e per il lavoro delle redazioni. E questo accade non solo nel periodo sanremese.

Nonostante queste note stonate, rimane la bellezza di un Festival di Sanremo 2020 che ha saputo attrarre decine di milioni di spettatori e che ha regalato momenti divertenti ed emozionanti, nonché canzoni che speriamo possano avere il successo che meritano. Perchè, come canta Elettra Lamborghini, “tanto qui resta la Musica e il resto scompare”.

di Francesca Monti

credit foto Luigi Buonincontro

 

Un commento

  1. Sanremo prima, durante e dopo….siamo stati bombardati in ogni momento della giornata e durante qualsiasi trasmissione tv….ora aspettiamo che questo frastuono vada a scemare velocemente seguendo il corso naturale degli avvenimenti.

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