Venerdì 14 febbraio debutta in prima assoluta al Teatro delle Passioni di Modena Get Your Shit Together. Esercizi di approssimazione per umani, il nuovo spettacolo di Luca Carboni e Gabriel Da Costa prodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione in collaborazione con Théâtre National de Bretagne (Rennes) e Collectif Novae (Bruxelles).
Dopo The blink experiment, Carboni e Da Costa proseguono la loro indagine tra teatro, art video e nuove tecnologie con una riflessione sull’errore, sulle conseguenze e sulle possibilità del fallimento, fino alla paura esponenziale di continuare a sbagliare che si innesca nell’animo umano.
Dal 2013 i due artisti firmano creazioni a quattro mani; dalla loro esperienza di digital imaging e nuove tecnologie creano lavori in cui le diverse discipline si combinano con il linguaggio teatrale: in questo allestimento si fa uso di un robot, creato e sviluppato in collaborazione con il Laboratorio Aperto di Modena.
A partire da una riflessione su sé stessi e il mondo che li circonda, Luca Carboni e Gabriel Da Costa parlano del nostro tempo, della nostra “società dell’immagine” costruendo un linguaggio scenico in cui il corpo e la presenza dell’attore si mescolano con quello digitale.
Per Get Your Shit Together, Carboni e Da Costa hanno intervistato diverse persone incontrate nel loro roadtrip nell’arco di due anni, fino ad arrivare a un uomo, ripreso dalle telecamere di un’area di servizio, che ha trascorso immobile molte ore davanti a una pompa di benzina in una notte d’estate: cosa gli è accaduto?
«Parliamoci chiaro – affermano Luca Carboni e Gabriel Da Costa – tutti sbagliamo. Forse non su larga scala ma, almeno una volta, in una qualche forma, in un modo o nell’altro, abbiamo tutti fallito.
All’inizio volevamo parlare dell’errore.
Ci siamo interessati prima di tutto ai glitch (le immagini deformate dall’errore digitale o analogico). Poi ci siamo interessati ai piccoli equivoci senza importanza, ai grandi errori della storia, alla sfocatura e all’inadeguatezza della nostra visione del mondo e del reale.
Volevamo parlare di noi, di Luca e Gabriel, della nostra paura di agire, della paura di sbagliare. Avevamo entrambi già provato questa sensazione. Volevamo cercare di catturare il momento dell’errore, quel momento preciso in cui d’improvviso tutto si blocca, diventa nebuloso, irrisolvibile, sembra perdersi e cadere.
Quello che ci interessa dell’errore è lo stato di irrigidimento che provoca. Un irrigidimento che sembra possa condizionarci in maniera esponenziale: più sbagliamo, più la nostra paura di agire aumenta e finiamo così per rimanere bloccati, immobili davanti a un mondo in cui tutto ci appare troppo grande, caotico, pericoloso.
Durante un periodo di ricerca di circa due anni abbiamo intrapreso un lungo roadtrip e abbiamo intervistato le persone che casualmente o meno si trovavano sul nostro percorso fino a incontrare un uomo che aveva vissuto un momento di immobilità straordinario.
Perché́ un uomo, una notte d’estate, ha trascorso sei ore davanti a un erogatore di benzina, senza fare nulla?
Quest’uomo ha circa la nostra età, ha subito anche lui tutte le critiche della nostra generazione: la generazione dei privilegiati, per i quali ogni cosa è servita su un piatto d’argento, la generazione che non fa rivoluzioni, che resta più a lungo a casa dei genitori, quella dei disoccupati, assistita dalle macchine e dalle nuove tecnologie. Un uomo che è nato con internet e gli smartphones, che ha vissuto i primi anni da adulto nell’era post-industriale, a confronto con l’economia di massa, la sovrapproduzione, la sovrappopolazione, il riscaldamento climatico e l’estinzione delle specie protette. Cosa ha causato la sua immobilità? Una crisi di panico, un burn-out, un momento di riflessione o un atto di ribellione?
Quest’uomo è diventato nostro amico. L’abbiamo chiamato Sam. Scriviamo la sua storia».
credit foto Elliot Z
