A Speciale Tg1, in onda domenica 1 marzo alle 23.40 su Rai1, il viaggio di Paolo Di Giannantonio tra le “badanti”

È un esercito silenzioso e numeroso. E combatte una dura guerra quotidiana, utilizzando armi come cateteri, pannoloni, sedie a rotelle, siringhe, pillole e pasticche. Il nemico è l’autunno della vita di una parte sempre più vasta della popolazione italiana, che invecchia inesorabilmente. A Speciale Tg1, in onda domenica 1 marzo alle 23.40 su Rai1, il viaggio di Paolo Di Giannantonio tra le “badanti”, termine che a loro non piace preferendo essere definite, a ragione, “assistenti familiari”. Vengono quasi tutte dall’Europa dell’Est e ormai sono quasi due milioni, comprese anche le colf ed è una emigrazione che non fa polemica perché serve troppo agli italiani. Venti anni fa si incontrarono due necessità: quella di chi, collassato il sistema comunista e chiuse molte fabbriche, aveva necessità di lavorare per mantenere la famiglia, e quella di chi aveva bisogno di aiuto in casa per assistere anziani non più autosufficienti. È stato chiamato “welfare fai da te”: assente lo Stato, si è lasciato tutto alla trattativa tra due mondi distanti, che non avevano nemmeno la stessa lingua per capirsi.
Lo Speciale Tg1 è andato in Ucraina ed in Romania, nelle zone dove questa imponente migrazione femminile è cominciata, per raccogliere le loro storie tra impianti, amarezze, nostalgia. Quel lavoro ha prodotto ricchezza, ha permesso ai figli di crescere e studiare, ma li ha privati, allo stesso tempo, dell’affetto materno, nel periodo più delicato dell’adolescenza. Un lavoro usurante, dal punto di vista fisico ma anche psicologico. Al punto che gli psichiatri ucraini e romeni parlano oggi di “sindrome Italia”, una forma di depressione che ha causato persino suicidi. All’ospedale Sokòla di Iash, seconda città della Romania, negli anni sono state ricoverate centinaia di pazienti. Emerge la necessità di una collaborazione più stretta tra paesi di origine e paesi di arrivo, dal punto di vista medico, normativo, legale, assistenziale. E occorre tenere ben presente che si parla di esseri umani, da rispettare, a cominciare con l’uso delle parole: non chiamiamole più badanti.

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