Intervista con Alessio Vassallo, protagonista del film “La concessione del telefono”: “Vigàta è la mia Isola che non c’è”

Alessio Vassallo è il protagonista del film “La concessione del telefono” per la regia di Roan Johnson, nuovo capitolo della collection “C’era una volta Vigàta”, tratto dall’omonimo romanzo storico del maestro Andrea Camilleri, che andrà in onda in prima visione e in prima serata su Rai1 lunedì 23 marzo, prodotta da Palomar con Rai Fiction.

Il poliedrico e talentuoso attore palermitano interpreta Pippo Genuardi, nato a Vigàta il 3 settembre 1856, di professione commerciante di legnami. Ma quella non è la sua occupazione maggiore, anzi, potremmo dire che il suo vero talento è cacciarsi nei guai. Spiantato, ironico, amante delle donne e della tecnologia, Pippo sembrerebbe aver messo la testa a posto sposando Taninè Schilirò, figlia dell’uomo più ricco di Vigàta, ma in realtà non si accontenta mai. E così, spedendo tre lettere al Prefetto Marascianno mette in moto un meccanismo che lo porterà a trovarsi sotto due fuochi incrociati: lo Stato, che pensa di avere a che fare con un pericoloso sovversivo, e l’uomo “di rispetto” Don Lollò, che inizia a credere che Genuardi lo stia prendendo in giro. Per ottenere l’agognata “concessione del telefono”, Pippo sarà disposto a tutto: cercare l’appoggio di suo suocero, ma anche della mafia, corrompere funzionari pubblici e tradire il suo vecchio amico Sasà. Il tutto sotto gli occhi del Questore Monterchi, venuto dal Nord, che osserverà sgomento e impotente il concatenarsi folle degli eventi.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Alessio Vassallo, parlando del personaggio da lui interpretato ma anche del Maestro Andrea Camilleri.

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credit foto Valentina Glorioso

Alessio, sei il protagonista del film “La concessione del telefono”, in cui interpreti il commerciante di legnami Pippo Genuardi. Cosa puoi raccontarci a riguardo?

“Pippo Genuardi è l’espressione dell’ingenuità fatta persona, ed è una lente di ingrandimento sulla stupidità umana ma anche su quella della burocrazia, perchè lui scriverà tre lettere al prefetto per avere la concessione della linea telefonica ma queste missive che all’inizio verranno cestinate in seguito saranno considerate in modo diverso e si penserà che Pippo sia un socialista, un sovversivo. Lui non va a votare perchè è apolitico ma si sospetterà invece che sia pronto a fare un colpo di stato. Scatta così una sorta di malalingua che si trasforma in una verità che non ha una base reale. E’ una grande commedia degli equivoci scritta da Camilleri ed è come una piccola palla di neve che piano piano, rotolando, diventa una valanga, con Genuardi schiacciato dalla mafia e dai poteri forti dello Stato soltanto per aver chiesto la concessione della linea telefonica. E’ un film che ricorda un po’ “Fargo” dei fratelli Cohen”.

Camilleri sottolinea il problema della burocrazia che ancora oggi esiste…

“C’era nell’Ottocento e non è cambiato nulla, la burocrazia purtroppo è uno dei mali italiani. Ogni volta il politico di turno dice che tutto cambierà ma non è così, perchè c’è continuamente un atto burocratico per ogni cosa. Camilleri, in maniera veramente poetica ma anche molto attuale, riesce a raccontare tutto ciò”.

“La concessione del telefono” è ambientata nella Sicilia dell’Ottocento. Com’è stato recitare nuovamente in costume?

“E’ stato bellissimo. Avevo già recitato in costume ne “La stagione della caccia” e “I Medici”. Interpretare personaggi nati in epoche diverse è un gioco del sé e delle maschere per un attore. In questo caso ho avuto anche la possibilità di guidare un quadriciclo a motore”.

1600x900_1584533173600_2020.03.18 - La concessione del telefono

Cosa rappresenta per te Vigàta in cui approdi per la quarta volta dopo le due stagioni de Il giovane Montalbano e il film La stagione della caccia?

“Vigàta è la Sicilia bella che io amo, fatta di odori, di sapori, di umanità, non se ne può piu’ dell’immagine negativa data da molte fiction legata alla mafia. In questo caso si racconta una Sicilia fatta di sentimenti. Vigàta è una città immaginaria ma per me esiste e rappresenta una sorta di Isola che non c’è, è l’isola del mio cuore”.

Hai avuto la fortuna di conoscere il Maestro Andrea Camilleri. Che ricordo hai di lui?

“Andrea è scomparso poco dopo aver firmato la sceneggiatura de “La concessione del telefono” ma ho avuto la fortuna di incontrarlo piu’ volte e conservo dei ricordi che porterò per sempre dentro di me. Il primo incontro è stato in occasione della prima stagione de Il Giovane Montalbano, eravamo sul set, Camilleri venne a trovarci nella sede del commissariato in cui stavamo girando e ci disse “ora mi fate vedere una bella scena”. Recitare Montalbano davanti a lui è un po’ come fare l’Amleto di fronte a Shakespeare o il Berretto a sonagli davanti a Pirandello, è stata un’esperienza incredibile. Un’altra volta ci siamo visti in occasione del suo compleanno quando hanno riunito i due cast di Montalbano sotto casa sua e l’ultima quando sono stato chiamato in Campidoglio a leggere la motivazione per la cittadinanza onoraria che gli era stata attribuita dalla città di Agrigento. Gli consegnai la pergamena, Andrea già non vedeva molto bene, mi presentai: “sono Alessio, sono il giovane Mimì”, lui mi mise le mani sul volto e mi disse: “Mimì, stai diventando grande”. Camilleri è stato un grande pensatore, oggi siamo bombardati da parole, tutti sembrano conoscere ogni cosa. Andrea invece aveva pensieri profondi che ci ha lasciato insieme ai suoi racconti e abbiamo il dovere di custodirli e tramandarli nel nostro piccolo”.

Sei anche tra gli interpreti di “Passeggeri notturni”, la serie visibile su Rai Play che è anche un film che andrà in onda su Rai 3 ai primi di aprile… 

“E’ stata una bella esperienza perchè sono passato da Pippo Genuardi a un personaggio scritto da un altro scrittore importante come Gianrico Carofiglio. Per un attore questa è una responsabilità elevata ma anche un onore. Massimiliano è un giovane fotografo che  chiama in diretta nel corso della trasmissione radiofonica condotta da Enrico (Claudio Gioè) per condividere la sua storia: un incontro di pochi minuti con una ragazza cieca conosciuta in aeroporto. Sono quegli amori mai nati che ti porti dietro per tutta la vita. E’ stato interessante mettere voce e corpo su un personaggio scritto da Carofiglio che stimo tanto”.

Come stai trascorrendo queste giornate a casa? 

“Leggo, ho appena terminato “Un amore” di Dino Buzzati, un libro bellissimo che consiglio a tutti, guardo dei film, seguo l’informazione, faccio interviste, suono un po’ la chitarra e provo anche a cucinare ma con scarsi risultati”.

In quali progetti ti vedremo prossimamente?

“Il 16 aprile dovevo iniziare a girare il film Mancino naturale con Claudia Gerini con la regia di Salvatore Allocca ma giustamente le riprese sono state bloccate per questa emergenza”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Paolo Ciriello

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