Intervista con Paola Minaccioni: l’esordio alla regia con il corto “Offro io”, lo spettacolo teatrale “Mine vaganti” e i sogni nel cassetto

Attrice, conduttrice radiofonica, imitatrice e regista: Paola Minaccioni è un’artista poliedrica, divertente, talentuosa, che in ogni sua performance riesce a regalare emozioni.

Nella sua carriera ha preso parte a serie tv di successo come “Un medico in famiglia”, “Una pallottola nel cuore”, “Sorelle”, a celebri film come “Confusi e felici”, “Benedetta follia”, “Tutta un’altra vita”, “Ma cosa ci dice il cervello”, recitando in quattro pellicole di Ferzan Ozpetek: “Cuore sacro”, “Mine vaganti”, “Magnifica presenza” che le è valso un Globo d’Oro e “Allacciate le cinture” per il quale ha vinto un Nastro d’Argento, oltre che a varie trasmissioni televisive.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Paola Minaccioni parlando del suo esordio alla regia con il corto “Offro io”, di “Mine vaganti” in cui è tornata a lavorare con Ferzan Ozpetek, questa volta a teatro, dieci anni dopo aver interpretato l’omonimo film, dello spettacolo “Dal vivo sono molto meglio” e dei suoi sogni nel cassetto.

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Hai esordito alla regia cinematografica con il corto “Offro io” che è stato premiato a Cortinametraggio 2.0 con il Premio Migliori Dialoghi – Cinemaitaliano.info e con il Premio Cortinametraggio CortoComedy Cinemotore Award, e che ti vede anche protagonista insieme a Carolina Crescentini, Paolo Calabresi, Maurizio Lombardi. Ci racconti com’è nata questa storia?

“E’ nata in vacanza durante un Capodanno con amici, perchè queste dinamiche di cui parlo nel corto le abbiamo vissute realmente. C’era infatti questa ossessione nell’essere gentili gli uni con gli altri, un modo per mostrarci affetto e stare bene insieme. Poi ci ha preso un po’ la mano ed è diventata una gara. Quando ce ne siamo accorti abbiamo iniziato a ridere di questa situazione e ho capito che poteva essere un episodio da raccontare. Quindi ho scritto la storia, ovviamente con altri personaggi, anche se i nomi sono quelli veri, e un epilogo diverso, ed è nato questo corto incentrato sulla perdita di senso di certi gesti in ambienti come quelli della Roma bene ma non solo, con la ritualità che si svuota dell’essenza e diventa quasi una rivendicazione di potere. In realtà era una storia che mi faceva ridere e non volevo fare la morale a nessuno. Poi è capitato che qualcuno l’abbia fatta leggere alla Lime Film e mi è stato proposto di fare la regia del corto. All’inizio ho detto di no, poi ci ho riflettuto e ho accettato, anche perchè attori incredibili come Carolina Crescentini, Paolo Calabresi, Maurizio Lombardi hanno appoggiato il progetto. E poi, come dice Sarah Kane, la mia drammaturga preferita: “La vita accade””.

Prima dell’emergenza coronavirus sei stata in scena al teatro Ambra Jovinelli di Roma con “Mine vaganti”, a dieci anni di distanza dall’omonimo film, sempre con la regia di Ferzan Ozpetek. Nella pellicola interpretavi Teresa, nello spettacolo la protagonista Stefania, com’è stato passare da un personaggio all’altro?

“Sono passati dieci anni e la storia di “Mine vaganti” ha un altro contesto perchè il tema dell’omosessualità, l’outing in famiglia, è stato un po’ sdoganato, però in Italia è aumentata la violenza, la non accettazione della “diversità”, quindi mi sono ritrovata a vivere un’esperienza completamente diversa. “Mine vaganti” ha rappresentato il mio esordio al cinema con un ruolo di carattere, ora sono arrivata a interpretare Stefania, che è la protagonista femminile, con dieci anni di esperienza teatrale in piu’. Ferzan ha voluto che prendessimo ispirazione dal film ma che poi trovassimo la strada teatrale del personaggio, perchè la drammaturgia e le dinamiche a teatro funzionano in modo diverso. In un film giriamo una scena, un’inquadratura che poi verrà montata dal regista, a teatro siamo noi che disegniamo i contorni del personaggio, che diamo il ritmo. Nel caso di “Mine vaganti” è quasi come se fosse un’altra storia, uno spettacolo nuovo”.

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credit foto Romolo Eucalitto

Quindi hai affrontato Teresa e Stefania in modo diverso, attorialmente parlando?

“Ho affrontato sia Stefania che Teresa con lo stesso principio, chiedendomi: chi è, cosa vuole, qual è il percorso del personaggio. Il mio lavoro interno è stato lo stesso, ma il linguaggio, il contesto, la struttura sono stati differenti. In questi dieci anni il teatro mi ha permesso di impadronirmi di me stessa e del palcoscenico, quindi oggi ho una maggiore maturità artistica”.

Finora hai lavorato con Ferzan Ozpetek quattro volte al cinema, la prima in “Cuore sacro”,  e una a teatro…

“E’ una fortuna perchè lui è un regista, un mago, un’entità, è un leader, un grande, è simpaticissimo, ogni volta che lavori con Ferzan ti sembra di salire su una giostra, ti fa sentire importante e poi contemporaneamente vuole il massimo da te. E’ sempre un’esperienza vitalizzante. Anche a teatro è stato un trionfo e io sono felice di aver partecipato a questo suo debutto. Quando mi ha chiesto di recitare in “Mine vaganti” mi è sembrato strano perchè veniva proposto alla stessa attrice che ha fatto il film anche lo spettacolo, poi ho pensato che vale la pena lavorare con Ferzan ogni volta che si può e ho accettato. Ho trovato un bellissimo gruppo di attori e un produttore illuminato, Marco Balsamo”.

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Restando in ambito teatrale, cosa ci racconti riguardo il tuo spettacolo “Dal vivo sono molto meglio”?

“E’ nato tre anni fa e il 29 aprile sarebbe dovuto approdare a New York. Nella prima versione c’erano tutti questi personaggi paradossali da me interpretati in carriera attraverso i quali facevo una riflessione su noi stessi e sulla società. Poi lo spettacolo ha avuto una variazione, infatti la seconda versione parla d’amore pur non volendone parlare, perchè mi sono realmente lasciata un anno fa e ho raccontato cosa succede quando questo accade facendo parlare i miei personaggi, quindi c’è la Bertè che mi dà consigli su come trasgredire, la Ferilli che mi ripete in continuazione che devo essere sexy, la Meloni che dice che devo accudire il maschio, ci sono mia nonna, la mia vicina di casa attuale, la telefonista, è come avessi un po’ mixato lo spettacolo americano con il monologo classico all’italiana, fatto senza orpelli. E’ un flusso di coscienza in cui tutte le persone raccontano come uscire dalla situazione”.

Da cosa nasce il titolo “Dal vivo sono molto meglio”?

“Dal fatto che me lo dicono tutti, quando incontro le persone è una delle frasi piu’ ricorrenti. Inoltre la forma del live è quella che mi viene meglio e in questo momento particolare ci stiamo vedendo tutti online ma la tendenza era quella anche prima, ed è un dato di fatto che dal vivo siamo molto meglio e che la vita vada vissuta nel qui e ora. In realtà il mio spettacolo è comico e vuole solo intrattenere e raccontare una storia. Certo, ci sono personaggi come la telefonista o la mamma siciliana che vuole far sentire i figli in colpa, che si prestano ad essere associati ad altre persone. Ogni volta mi dicono che faccio uno spaccato della condizione femminile ma non è così, la trovo una ghettizzazione delle donne comiche”.

Effettivamente le donne per affermarsi in un determinato campo spesso fanno molta piu’ fatica degli uomini…

“Ai comici maschi ad esempio nessuno dice che interpretando degli uomini fanno uno spaccato della condizione maschile. Perchè a noi donne devono sempre dare un compito? Penso che a forza di parlare solo di donne, di problematiche femminili, non riusciamo a conquistare il mercato di intrattenimento perchè il tema non arriva a tutti. Ormai le persone pensano che essendo una donna puoi parlare solo di determinate cose. Non è così. Non che non se ne debba parlare, anzi, ma non deve diventare un must”.

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Hai esordito in tv con “Avanti un altro” condotto da Pippo Franco. Che ricordo conservi?

“Fu una cosa stranissima, ero appena uscita dalla Scuola Nazionale di cinema e mi presentai a questo provino per la tv. Io non guardavo i programmi di Pippo Franco eppure sono stata presa e ho scoperto che è una persona adorabile, un grande signore del varietà. Nel programma c’era anche Antonio Rezza, un genio che fa comicità di altissimo livello, famoso a Roma per le sue tende, è sempre stato un rivoluzionario. Ho avuto la fortuna di andare in onda in diretta su Canale 5 il sabato sera con questo gruppo buffo di persone eccezionali ed è stata un’esperienza esaltante, fortificante. Successivamente ho lavorato anche con Serena Dandini, con la Gialappa’s Band che erano piu’ simili al mio immaginario comico”.

Attrice, regista, imitatrice, conduttrice radiofonica su Radio 2 de Il Ruggito del Coniglio. C’è un sogno nel cassetto che vorresti realizzare?

“Vorrei lavorare con tanti registi italiani, da Sorrentino a Garrone, fare tanto cinema, mettermi alla prova anche in ruoli drammatici per fare un’esperienza esistenziale e di approfondimento. Mi piacerebbe anche scrivere uno spettacolo, dirigere un film, e poi ho dei progetti in produzione che spero di realizzare. Insomma, ho un cassetto pieno di sogni”.

di Francesca Monti

credit foto profilo Facebook Paola Minaccioni

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