Guardo fuori dalla finestra della mia stanza, i raggi del sole illuminano questo nuovo giorno che sta per iniziare, un giorno uguale a tanti altri vissuti nelle ultime sette settimane da quando la pandemia ha stravolto le nostre vite, costringendoci a restare in casa per evitare la diffusione del coronavirus.
Pochissime auto percorrono la strada rompendo per qualche istante quel silenzio surreale e plumbeo che scandisce le ore e i minuti e che cerchiamo di colorare come possiamo, cucinando, ascoltando musica, leggendo, guardando film o serie tv, ma anche semplicemente stando insieme ai nostri cari, con la speranza che questo periodo così complicato possa passare presto e si possa tornare a uscire, ad abbracciarci, a vedere i nostri amici o i parenti che sono lontani, a viaggiare per il mondo.
Quando tutto sarà finito però non dovremo mai dimenticare quello che abbiamo vissuto, perchè in queste settimane questo maledetto virus ha strappato la vita ad oggi a 19.468 persone soltanto in Italia, distruggendo un’intera generazione, quella piu’ anziana e portatrice di saggezza, valori e memoria. Ha colpito oltre 100.000 italiani di qualsiasi età, molti dei quali stanno lottando per sopravvivere nelle terapie intensive degli ospedali dove i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari stanno facendo un lavoro straordinario.
In queste settimane davanti ai nostri occhi sono passate tante immagini intrise di significato e di dolore che rimarranno impresse nella mente per tanto tempo. Penso in primis alla fotografia di Elena, l’infermiera dell’ospedale di Cremona, ritratta addormentata sulla tastiera di un computer, con guanti, mascherina, camice e copricapo, dopo ore e ore di ininterrotto lavoro. Elena è diventata un simbolo della lotta al virus, che ha contratto e sconfitto, come molti suoi colleghi che sono risultati positivi dopo aver combattuto in prima linea per salvare tante persone, sacrificando spesso la loro stessa vita. Sono infatti 110 i medici e 28 gli infermieri deceduti a causa del coronavirus. Non potremo mai essere grati abbastanza a questi eccezionali professionisti che con coraggio e senso del dovere lavorano ogni giorno negli ospedali, nelle Asl, sulle ambulanze senza vedere spesso riconosciuto adeguatamente il loro lavoro.
La seconda immagine impossibile da dimenticare, che arriva come un pugno nello stomaco, è quella del corteo dei camion dell’esercito che trasportano i feretri delle persone decedute a Bergamo a causa del covid-19 per portarli in altre zone del Nord per essere cremati in quanto nei cimiteri del capoluogo lombardo, drammaticamente devastato insieme a Brescia, non c’è piu’ posto. Spezza il cuore il pensiero di chi ha perso i propri cari senza nemmeno poterli salutare un’ultima volta, senza nemmeno dire loro ti voglio bene, senza poterli sostenere e accudire nella sofferenza, senza poterli piangere e seppellire con una cerimonia funebre.
La terza immagine riguarda gli ospiti delle Rsa. Il sorriso e la tenerezza di queste madri e di questi padri che attraverso i tablet si collegano con le loro famiglie, con i loro figli e i loro nipoti, che non possono andarli a trovare. Quanto accaduto nelle Rsa, con la strage silenziosa di migliaia di anziani, è inaccettabile. Non è possibile che persone fragili e invalide che dovrebbero essere protette siano state contagiate dal virus e abbiano perso la vita in un luogo in cui avrebbero dovuto essere al sicuro. Qualcosa non ha funzionato e chi di dovere dovrà fare chiarezza.
L’ultima immagine è quella di Papa Francesco che il 27 marzo, sotto la pioggia battente, in un silenzio irreale, sul sagrato della Basilica di San Pietro, con la piazza completamente vuota, ha presieduto un intenso momento di preghiera cui hanno virtualmente preso parte i fedeli di tutto il mondo, facendosi portavoce di tutte le nostre sofferenze.
Il Pontefice, visibilmente commosso, ha chiesto a Dio di non lasciarci in balia della tempesta e di guardare alla dolorosa condizione che l’umanità sta vivendo in questo momento a causa della pandemia. “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme”, ha detto il Papa.
Ed è proprio così, siamo tutti sulla stessa barca in balìa di una pandemia contro la quale al momento non abbiamo un vaccino e dovremmo essere tutti uniti e solidali. Quella solidarietà che l’Italia ha avuto da Cuba, dall’Albania, dalla Russia, dalla Cina, che hanno inviato a supporto personale sanitario, ma che purtroppo ancora una volta non ha avuto dall’Unione Europea, in particolare da alcuni Paesi, che già nel recente passato avevano fatto poco o nulla anche per l’accoglienza dei migranti.
Quando questa emergenza sarà finita verrà il momento in cui forse avremo delle risposte a tante domande che ci stiamo ponendo in questi giorni, dal perchè sia stata sottovalutata inizialmente questa emergenza divenuta poi pandemia al problema delle mancanze di mascherine e tamponi e al fatto che tante persone siano decedute sole, nelle loro case, senza sapere se fossero o meno positive al covid, tanto che il numero reale delle vittime potrebbe essere molto piu’ alto di quello stimato.
Ora però è il momento di continuare ad agire in modo responsabile, restando in casa e rispettando le ordinanze, anche se a volte può sembrare difficile. E’ un dovere che abbiamo nei confronti degli altri e di noi stessi, perchè la vita è la cosa piu’ preziosa che abbiamo e non dobbiamo sprecarla.
Oggi si celebra la Resurrezione di Gesu’, ma sarà una Pasqua diversa, molti italiani la passeranno con i propri cari, altri da soli, in quanto lontani dalle loro famiglie, altri negli ospedali, altri ancora piangendo i famigliari che non ci sono piu’. A tutti vorrei mandare un grande abbraccio virtuale. Siamo distanti ma uniti sotto lo stesso cielo. La speranza è che questa Pasqua possa essere l’inizio di una Resurrezione per l’Italia e per il mondo intero.
di Francesca Monti
