“È Gioia” è il nuovo singolo di Andrea Sannino, che arriva dopo l’incredibile successo di “Abbracciame”, canzone divenuta un mantra da cantare per scambiarsi abbracci virtuali dai balconi dei palazzi di tutta Italia, durante l’emergenza coronavirus, e capace di scalare le vette delle più importanti classifiche digitali internazionali.
“È Gioia” è un brano che racchiude emozioni e sentimenti, dedicato dal cantautore alla figlia Gioia, che da pochi giorni ha compiuto un anno, ma è allo stesso tempo un inno alla vita e a non perdere l’entusiasmo, perchè anche questo periodo così difficile passerà.
Firmata dallo stesso Sannino con il compositore Mauro Spenillo, la canzone è stata registrata presso gli studi S. M. Project di Napoli, con la partecipazione del chitarrista Pippo Seno e del bassista Roberto D’Aquino, con l’interprete israeliana Yasmina Ajram ai cori.
Un viaggio nelle emozioni di un papà innamorato che spalanca il suo cuore alla gioia e alla sua Gioia.
Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Andrea Sannino, parlando del nuovo singolo, ma anche della partecipazione alla soap Un Posto al Sole, dell’incontro con Lucio Dalla e del sogno di doppiare un personaggio di un cartone animato.

Andrea, “E’ Gioia” è il tuo nuovo singolo, dedicato a tua figlia. Ci racconti com’è nato questo brano?
“In queste settimane a casa a causa dell’emergenza sanitaria ho avuto la possibilità di passare molto tempo con mia figlia Gioia perchè solitamente sono spesso lontano per lavoro o rientro tardi. Ho scritto questa canzone prima della quarantena, insieme a Mauro Spenillo, già coautore di “Abbracciame”. Siccome dovevo esibirmi a teatro interpretando Renato Carosone in un musical che da Napoli sarebbe poi arrivato in tutta Italia ma è stato bloccato a causa della pandemia, ho sentito la necessità di pubblicare questa canzone, non solo come dedica a mia figlia, ma anche per lanciare un messaggio a tutti gli italiani. “E’ Gioia” è un inno alla vita perchè spero che una volta finita la quarantena, a parte mantenere la disciplina e seguire le regole, le persone non perdano l’entusiasmo e la gioia di vivere. Mi preoccupa il fatto che si pensi a un ritorno alla normalità dove si tema che l’abbraccio sia vietato per sempre. Non è così. E’ un periodo transitorio, che speriamo possa finire il prima possibile”.
Il brano è accompagnato da un video in stile cartone animato….
“In “Abbracciame” a un certo punto cito Walt Disney e dico “Chi nun tene curaggio ‘int à vita Nù suonne ò po’ sulo perdere”, nel senso che se puoi sognare una cosa la puoi realizzare. Sono sempre stato affascinato dal mondo dei cartoon, dei sogni, dal fatto che anche noi adulti nella vita dovremmo lasciar uscire il bambino che è in noi così in alcune circostanze ci sarebbe meno cattiveria. Quale occasione migliore dunque, se non questa, per produrre un cartoon tutto mio che parlasse di mia figlia, per accompagnare una canzone a lei dedicata. I ragazzi d Ired Produzione, che sono bravissimi, hanno rielaborato la vita reale attraverso un magnifico cartoon, partendo dalle foto che ho inviato loro”.
“Abbracciame” è diventata una sorta di inno, di canzone-simbolo di questo difficile periodo che stiamo vivendo, con le persone che l’hanno cantata sui balconi. Che effetto ti ha fatto?
“E’ stato commovente. Quando ad esempio sono stato ospite di Mara Venier a Domenica In e vedevo il pubblico cantare “Abbracciame” ero felice come autore e interprete, questa volta invece è stato come se fossi parte del popolo. Anche noi artisti viviamo la quarantena e sentire la gente che canta un tuo brano per esorcizzare la paura è emozionante. Cantare dai balconi, soprattutto nei primi giorni di quarantena, per dare forza a chi restava a casa e non per mancare di rispetto alle vittime, stringendo un rapporto sociale a distanza, secondo me ha contribuito a rendere meno amari questi giorni”.
“Abbracciame” fa anche parte della colonna sonora dell’opera prima di Giampaolo Morelli “7 ore per farti innamorare” uscita on demand…
“Giampaolo Morelli ha fortemente voluto inserire “Abbracciame” nella sua opera prima da regista quando ancora non c’era l’emergenza sanitaria. “7 ore per farti innamorare” doveva infatti uscire nei cinema il 26 marzo, poi a causa della pandemia si è deciso di renderlo disponibile on demand e ad oggi è il film piu’ scaricato. Racconta una storia d’amore ma con una vena ironica e autocritica, quindi “Abbracciame” è perfetta per questo contesto”.
Così come questa canzone era perfetta per fare da sottofondo ad una storia d’amore in Un Posto al Sole, in cui hai recitato per qualche episodio…
“E’ stato fantastico. Ora guardo Un Posto al sole con mia moglie Marinella che è una fan accanita, ma ho sempre seguito la soap anche con mia mamma e mai avrei immaginato di farne parte per qualche episodio interpretando me stesso e risolvendo una questione d’amore tra Vittorio ed Alex cantando “Abbracciame” come serenata. E’ stata una gran bella soddisfazione, adoro Un Posto al sole e auguro a questa soap una lunga vita”.

“E’ Gioia” farà da apripista a un nuovo disco?
“In questo periodo pubblicare un disco mi sembra una mossa azzardata perchè è cambiato il modo di fruire la musica da parte della gente e va piu’ di moda un singolo, un video su Youtube, un pezzo su Spotify. Sicuramente farò uscire anche un album fisico, ma prima lancerò tutti i singoli e in un secondo momento li racchiuderò in un progetto. Aspettiamo poi notizie dal Governo per capire come si evolverà la situazione del teatro e se potremo mettere in scena il musical dedicato a Carosone”.
Quale pensi possa essere il futuro del teatro e della musica?
“Sono tra i settori maggiormente colpiti dalla pandemia. Il mondo del calcio ad esempio avrà uno stop lungo in termini di pubblico ma le società e il sistema produttivo legato a questo sport riprenderanno a lavorare, lo spettacolo invece no, perchè necessita della presenza del pubblico. Inoltre dietro ad ogni artista ci sono molti lavoratori. Ogni volta che faccio un concerto ad esempio ci sono venti persone che lavorano con me e rappresentano venti famiglie, che non vivono certo di gloria. Se la ripresa sarà lunga come sembra, è giusto che si pensi prima all’emergenza e alla sicurezza, ma è anche giusto che lo Stato consideri i lavoratori dello spettacolo, delle radio, della tv, dei giornali, le maestranze come una vera categoria lavorativa perchè spesso questo non accade”.
Il primo musical che ti ha visto protagonista è “C’era una volta Scugnizzi”. Che ricordo hai?
“Conservo bellissimi ricordi. Mi sono presentato al provino con l’aspettativa di entrare a far parte del musical e mi sono ritrovato protagonista assoluto, una cosa inaspettata. Questa esperienza mi ha dato la consapevolezza che cantare in napoletano, la mia lingua, possa comunque portare qualcosa di positivo anche fuori dalla mia regione. Con “C’era una volta Scugnizzi” ho girato per la prima volta l’Italia, sono stato al Sistina di Roma, al Rossetti di Trieste, a Torino, Milano e ho visto quanto il napoletano fosse universale, anche se a volte non si capisce il significato di tutte le parole, come con le canzoni in inglese. “Abbracciame” mi ha dato la conferma di questa sensazione, cioè che quando accadono emergenze come quella che stiamo vivendo l’Italia si ricorda di essere unita. Ti giuro che la sofferenza che ho provato pensando alle vittime di Bergamo, Brescia e Milano è la stessa che avrei provato se fosse accaduto a Napoli. E lo dico perchè a volte, come nello sport, c’è il tifo contro, ma in queste situazioni capiamo quanto siano stupide quelle persone che seminano odio quando invece l’Italia è una sola nazione, unita e grandiosa che sicuramente si rialzerà sotto il segno della musica e anche dell’amore. Spero che la lezione sia passata. Sono stato a Milano pochissimo tempo prima dell’emergenza al Teatro degli Arcimboldi con lo spettacolo di Alessandro Siani “Felicità Tour” e c’era un calore fantastico. Ho trascorso la mia infanzia, dai 2 agli 8 anni, a Novara perchè i miei genitori si erano trasferiti là per lavoro e ho tanti amici in Piemonte. Come ci sono assurdi pregiudizi legati a Napoli e al Sud ce ne sono anche riguardanti le persone del Nord che vengono definite come fredde, quando non è così. E’ un’ideologia sbagliata che spero venga cancellata al piu’ presto”.

Qual è il consiglio piu’ prezioso che ti ha dato Lucio Dalla, che hai conosciuto a un programma condotto da Antonella Clerici e con il quale hai poi avuto modo di collaborare?
“L’ho incontrato e frequentato negli anni in cui ero all’inizio della mia carriera, ero un semplice ragazzino di 18 anni, appassionato di musica. Già da questo si capisce la sua grandezza perchè è arrivato prima degli altri a scoprire che forse avrei potuto fare questo mestiere nella mia vita. Mi ha insegnato l’umiltà, ho tanti ricordi di vita quotidiana, il fatto ad esempio che uscisse di casa per andare a comprare le sigarette dal tabaccaio senza girare con le guardie del corpo. E poi “Abbracciame” è contenuta nel disco “Uànema” che si chiama così perchè dedicato a Lucio. Nello slang napoletano questa parola è utilizzata per esprimere meraviglia. Quando chiacchieravo telefonicamente con Lucio mi chiamava guaglione e mi faceva delle domande su Napoli, e alle mie risposte esclamava sempre “uànema”, per farmi sorridere. Seguendo il suo consiglio di scrivere sempre e cantare solo quando sarei stato pronto, ho pubblicato il mio primo disco quando avevo 28 anni, quando ero pronto per cantare Abbracciame, una canzone che ho scritto e che parla di amore vero. Per dire certe cose devi essere credibile, non puoi cantare quelle parole se non hai vissuto in prima persona quel sentimento”.
All’inizio di questa chiacchierata abbiamo parlato di sogni e cartoon. Qual è il tuo sogno nel cassetto?
“Vorrei portare la mia musica fuori dai confini nazionali. Ho assaporato questo sogno lo scorso anno, quando sono stato al Los Angeles Film Festival dove sono stato invitato per aprire la cerimonia inaugurale cantando ‘O sole Mio nel TCL Chinese Theatre di Hollywood, il giorno prima degli Oscar. Vorrei riuscire a cantare in un teatro importante americano, perchè l’America è ricorrente nella storia di Napoli e dell’Italia in generale. Basta pensare infatti a quanti italiani nel secolo scorso hanno raggiunto gli Stati Uniti perchè rappresentava il sogno di una vita migliore. Quindi poter unire questo ponte ideale che collega Napoli a New York sarebbe bellissimo”.
Ti piacerebbe doppiare un personaggio di un cartoon?
“Vorrei doppiare un personaggio in un cartone animato Disney e al contempo cantare, sarebbe come vincere l’Oscar. Tanti amici e colleghi ci sono riusciti, penso a Serena Rossi che ha doppiato Anna nel film Frozen, in cui invece Serena Autieri ha dato la voce a Elsa. Speriamo che questo desiderio diventi realtà”.
di Francesca Monti
credit foto profilo Facebook Andrea Sannino
