Intervista con Cosimo Alberti, protagonista della soap Un Posto al Sole: “Salvatore Cerruti è un ingenuo, un sognatore, che deve ancora difendersi dalle angherie del padre”

Solare, spumeggiante, divertente: Cosimo Alberti in “Un posto al sole” interpreta il vigile urbano Salvatore Cerruti, tra i personaggi più amati dal pubblico, che nelle ultime puntate prima dello stop a causa della pandemia aveva iniziato una storia con il dottor Sarti (Giovanni Caso).

In questa piacevole chiacchierata Cosimo Alberti ci ha parlato di “Un po’ sto a casa” (https://www.raiplay.it/programmi/unpostoacasa), lo spin-off della soap in onda su RaiPlay, del primo giorno sul set, della sua passione per le danze popolari ma anche de I Solerti in coppia con Nina Soldano.

img-20200421-wa0003 (1)

credit foto ufficio stampa Un Posto al sole

Cosimo, è online su RaiPlay “Un po’ sto a casa”, un originale spin-off, in cui sei protagonista della storyline “Mangia, prega… chiama!” con Antonella Prisco. Cosa puoi raccontarci a riguardo?

“Durante la pandemia i vertici della Rai hanno deciso di mandare in onda le repliche della stagione 2012 di “Un Posto al sole” ma dopo una decina di giorni la Fremantle mi ha chiamato chiedendo se fossi disponibile a realizzare dei video per lo spin-off “Un po’ sto a casa”. Sono stato felice di prendere parte a questa iniziativa anche perchè le riprese sono ferme e nelle puntate in onda non ero presente in quanto faccio parte della famiglia di Un Posto al sole dal 2015. L’idea brillante degli autori è stata raccontare come i personaggi da noi interpretati vivessero la quarantena a casa loro attraverso le videochiamate. Era l’anello di congiunzione ad una produzione che va in onda da 24 anni e che ha dovuto fermarsi per la pandemia. Così abbiamo iniziato a girare questi video realizzati da noi nelle nostre abitazioni, vestendo i panni dei personaggi e seguendo le sceneggiature che ci hanno dato gli autori, li abbiamo rimandati alla produzione che li ha poi editati e assemblati. Sono un po’ brevi ma è una dimostrazione d’affetto nei confronti del pubblico di Un Posto al sole e gli argomenti trattati sono attualissimi. In questo modo sono state rispettate le intenzioni della soap di affrontare non solo le tematiche sociali ma anche il quotidiano in cui la gente ha modo di immedesimarsi. Qualche spettatore ci ha scritto che non riesce a vedere gli episodi dello spin-off su Raiplay e ha chiesto di mettere il link nei vari gruppi, forse se fosse andato in onda sulla Rai sarebbe stato ancora meglio, ma ci sono dei criteri da seguire che vanno rispettati”.

Nella soap interpreti il vigile Salvatore Cerruti. Cosa ti affascina maggiormente di questo personaggio che all’inizio è partito in sordina ma con il passare delle puntate è diventato uno dei protagonisti più amati dal pubblico?

“Quello che mi ha particolarmente colpito e mi dà la forza di continuare non solo per un mero interesse lavorativo ma anche ideologico a interpretarlo è che Salvatore è un omosessuale che nella società italiana non ha vita facile e quindi posso dargli un colore per far capire quanto possa essere naturale la condizione sessuale di un uomo di 50 anni che indossa la divisa. E’ un ingenuo, è un sognatore, a volte quasi un bambino, non è cattivo, è un pacioccone, ha accettato da poco la sua diversità, non si batte per i diritti civili nella soap e ancora deve difendersi dalle angherie del padre. Io invece nella realtà sono diventato anche una sorta di testimonial per i diritti civili e contro l’omofobia, partecipo attivamente alle conferenze e di questo sono felice”.

50908586_10156813644413913_669136564479066112_o

Anche in Un Posto al sole attraverso la storia di Cerruti sono state affrontate tematiche sociali attuali come l’omofobia e la paternità…

“Il segreto del successo di questa soap così longeva è che il pubblico si immedesima nei personaggi, infatti ci sono ragazzi, bambini, giovani, donne impegnate, sono rappresentate tutte le fasce di età e vengono affrontate tematiche drammatiche e leggere, trasmettendo oltre ai messaggi sociali anche un intrattenimento quotidiano. Vedere due giovani che si baciano può essere quasi più comune rispetto a due uomini sui 50 anni, uno con la divisa, l’altro medico, che si scambiano questo bacio. E’ un’immagine  che dà uno scossone per sottolineare la naturalezza di un sentimento che può nascere tra due adulti. L’obiettivo di far innamorare due uomini, due professionisti, sembra fatto apposta per dire che nonostante il mal pensiero che alcuni possono avere nei loro confronti sono persone che ti difendono e che magari ti salvano la vita. Trovo che questo sia geniale. La liason tra Cerruti e il dottor Sarti stava prendendo una piega seria. Infatti anche Catello, il padre di Salvatore, un personaggio all’antica che ripudiava il figlio in quanto omosessuale, ha cambiato modo di vedere la realtà dopo che negli ultimi tempi era stato curato dal dottor Sarti per dei problemi al cuore. C’è questa scena bellissima andata in onda a Capodanno con Catello che si scusa con Cerry per averlo trattato male, per tutte le angherie che gli ha inflitto ed è stato un bel messaggio che dovevamo continuare a dare e che si è interrotto a causa della pandemia. Però il futuro ci potrà riservare delle belle sorprese. Al momento non ho piu’ sceneggiatura perchè è tutto bloccato, ma sono sicuro che Un Posto al sole tornerà presto perchè non si può lasciare a metà un progetto ancora incompiuto”.

71219798_590305308170087_860716896431898624_n

Sicuramente anche attraverso le storie raccontate in una soap come Un Posto al sole si possono abbattere alcune barriere mentali e assurdi pregiudizi che purtroppo ancora esistono nei confronti degli omosessuali…

“Gli omofobi secondo me riversano i loro problemi sugli altri. Non è una questione di ignoranza, quanto di ottusità e di apertura mentale che si ha o non si ha. Ti faccio un esempio: mia madre ha 80 anni, non ho mai avuto bisogno di dirle che sono omosessuale, forse lo immaginava. Ha la seconda elementare ma quando vedeva qualcuno che derideva un ragazzo effeminato o un transessuale non capiva il motivo e diceva: se è nato così che ci può fare. A mio padre non fregava nulla della diversità degli altri, e così dovrebbe essere. Questo per dire che non c’è bisogno di chissà quale cultura per avere rispetto delle persone”.

Che ricordo hai del tuo primo giorno sul set della soap?

“Il primo giorno sul set ho sbagliato scena (ride). Abbiamo girato a metà ottobre 2014 perchè c’è un margine di 40-50 giorni prima della messa in onda delle puntate di Un Posto al sole in quanto si crea una sorta di magazzino. Qualche giorno prima è arrivato il piano di lavoro con i personaggi con cui dovevo recitare e le scene in ordine cronologico su cui dovevo lavorare, ma non sapevo che non sempre corrispondono al modo in cui sono state inviate. Io le ho imparare a memoria. Una volta arrivato sul set c’erano il regista, la troupe e abbiamo iniziato a girare con Germano Bellavia, Antonella Prisco e Lucio Allocca. Loro mi hanno dato le battute e ho risposto con un’altra battuta ed è nato un qui pro quo. Sono diventato viola ed ero imbarazzatissimo. Germano mi ha detto: “ma guarda che questa viene dopo”. Volevo sprofondare anche perchè arrivavo dal teatro, ho lavorato dieci anni a Canale 21, avevo dimestichezza con le telecamere ma l’idea di essere riuscito ad entrare in un prodotto di mamma Rai mi ha emozionato e mi dispiaceva aver iniziato con il piede storto. Poi ho capito come funzionava ed è andato tutto benissimo”.

13350392_1270955359598824_4341685098252589673_o

Con Cerruti hai in comune la passione per le danze popolari. Com’è nata?

“I miei genitori sono salentini, di Ostuni, la patria della pizzica pizzica, poi sono emigrati a Napoli dove sono nato io, e lì c’è la tammurriata, ballo sul tamburo dedicato alla Madonna. Li ho sempre visti ballare ai matrimoni e nelle varie occasioni, quindi fin da piccolo ho vissuto a pane e danze popolari. A 14-15 anni sognavo di diventare ballerino ma mio padre non ha voluto che seguissi questa strada e ho abbandonato l’idea. Da adulto avendo una passione smodata per le tradizioni popolari ho coltivato lo studio, ho frequentato le feste locali, ho scritto anche un libro, “Tammurriata. Riti e miti di una sirena millenaria”, su tutto quello che ho imparato nel corso degli anni e ho studiato qualche danza morta. Ti faccio un esempio: sappiamo che in Calabria c’è la tarantella, in Campania la tammurriata e in Puglia la pizzica, ma anche la Sicilia aveva la sua tarantella che nel corso dei secoli è scomparsa, così sono andato a Caltanissetta e ho approfondito sul campo questa danza antica con alcune persone anziane che ricordavano qualche passo e una scuola di giovani ballerine che cercava di ricostruire questo ballo. Inoltre tengo dei corsi di danze popolari, ho delle corsiste da oltre dieci anni che mi seguono, insegno circa trenta tipi di balli diversi appartenenti alla tradizione del Sud Italia, della Francia, della Macedonia. Il mio insegnamento è interattivo, prevede il contatto con il pubblico. Ora, con la distanza sociale da rispettare e le mascherine da indossare, siamo fermi”.

72297965_179285643252350_7347712781029684680_n

Qualche mese fa hai preso parte a “Ballando on the road”. Cosa ci racconti a riguardo?

“La mia passione non è sfuggita a Milly Carlucci che ha invitato me e mio marito Cristian per registrare alcuni interventi a Ballando on the road proprio sulla tammurriata ma l’8 marzo c’è stato il lockdown e quindi è saltato tutto. Milly è venuta a Napoli per fare le audizioni, ci siamo conosciuti, e questo già mi ha gratificato. Vedremo se in futuro questo progetto andrà in porto. Sarebbe bellissimo partecipare a Ballando con le stelle”.

Sappiamo che tieni anche dei corsi di danze popolari…

“Ho delle corsiste da oltre dieci anni che mi seguono, facciamo circa trenta danze popolari diverse appartenenti alla tradizione del Sud Italia, della Francia, della Macedonia. Il mio insegnamento è interattivo, prevede il contatto con il pubblico. Lo stesso discorso vale per gli spettacoli di teatro folk che faccio con il mio gruppo “Compagnia d’arte a tambur battente”. Ora, con la distanza sociale da rispettare e le mascherine da indossare, siamo fermi. Anche perché come dico spesso scherzando: gli assembramenti come li facevo io non li faceva nessuno (ride)”.

Durante la quarantena insieme a Nina Soldano avete dato vita su Instagram a I Solerti. Com’è nata questa idea?

“Ho scoperto una Nina favolosa, l’avevo conosciuta non sul set perchè non abbiamo lo stesso storyline ma nei corridoi della Rai ed è stata sempre simpaticissima. E’ una donna attiva, brillante. Durante la quarantena lei era in diretta su Instagram, l’ho salutata e siccome io e Cristian facevamo ginnastica come tutte le mattine, avendo allestito una piccola palestra in casa, Nina mi ha chiesto cosa stessimo facendo e se le potessimo consigliare degli esercizi per i bicipiti. Quindi si è messa a fare ginnastica con noi in diretta e abbiamo scoperto che molte persone che ci seguivano si divertivano. Allora abbiamo deciso di fare due incontri settimanali chiamati Fitness show, poi abbiamo creato uno spin-off dal titolo I Solerti La Quarantella Tarantella in Quarantena, dove si recitava, si cantava, suonavo la tammorra e insegnavo a Nina le canzoni classiche napoletane come Tammurriata nera, e le poesie di Eduardo De Filippo come “I vulesse truvà pace”. Lei che non sa parlare benissimo napoletano le storpiava anche apposta per suscitare l’ilarità e il sorriso di chi ci seguiva mostrando un lato diverso da quello che conosciamo, dalla dark lady Marina Giordano. L’idea di chiamarci I Solerti è stata di Nina che ha unito i nostri cognomi Soldano e Alberti. Grazie a questo anagramma abbiamo voluto lanciare anche il messaggio di stare all’erta, di fare attenzione, di non abbattersi e combattere nonostante la quarantena. Poi grazie al cielo il 4 maggio è finito il lockdown e abbiamo deciso di sospendere queste dirette perchè ormai la gente usciva di casa e non c’era piu’ bisogno di questo intrattenimento che facevamo il sabato sera”.

Visto che l’esperimento è perfettamente riuscito pensate di portare I Solerti a teatro?

“Sì, ci siamo talmente divertiti che ci siamo ripromessi di fare un esperimento teatrale con I Solerti una volta ritornati alla normalità creando qualcosa ad hoc”.

di Francesca Monti

credit foto social Cosimo Alberti

Un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...