Leggenda del calcio italiano tanto che è stata inserita nella Hall of Fame, miglior marcatrice della storia della Nazionale, vincitrice di 12 scudetti, 2 Coppe Italia e una Supercoppa italiana, 12 volte capocannoniere, nonché la prima donna ad allenare una squadra maschile a livello professionistico.
A pochi giorni dalla ripartenza della Serie A maschile abbiamo realizzato un’intervista con Carolina Morace, parlando anche del futuro del movimento calcistico femminile e di cosa manchi per fare il definitivo salto di qualità.
Dopo tanti dibattiti e polemiche è stata presa la decisione di ricominciare a giocare e far ripartire il campionato di Serie A. Qual è la sua opinione a riguardo?
“Credo che la decisione sia stata presa con ampie garanzie a livello di tutela della salute, in accordo e nel rispetto del protocollo che ha varato il Governo, è chiaro che il non proseguimento del campionato avrebbe creato diversi problemi economici, con il rischio anche del fallimento di qualche società”.
Quanto può influire sulle prestazioni sportive dei calciatori il fatto di essere rimasti fermi per quasi tre mesi?
“Tantissimo, infatti ci sono già alcuni infortuni, è chiaro che mentalmente i calciatori avevano staccato la spina e quindi non è una normale ripresa perchè qualsiasi atleta nel periodo di non attività si muove, va a correre, a nuotare, gioca a tennis. Questo per dire che forse non saranno sufficienti le 4-6 settimane che si hanno solitamente a disposizione per preparare una stagione agonistica”.
Giocare senza il supporto dei tifosi e con il caldo estivo, fatto inusuale per il campionato, può avere delle ripercussioni a livello di concentrazione?
“Quando c’è il pubblico si gioca con un’altra atmosfera, probabilmente sarà piu’ difficile mantenere la concentrazione rispetto a quando hai i tifosi sugli spalti. E poi il caldo, la sudorazione, la perdita di liquidi indubbiamente influiscono. Quella di far proseguire la stagione è una decisione un po’ forzata ma se l’associazione dei medici e l’Aic l’hanno avallata immagino che abbiano considerato anche queste variabili”.

Parlando invece del calcio femminile, ci sono quattro club di Serie A favorevoli alla ripresa, altri contrari, è stato istituito dalla FIGC il fondo salva calcio ma i medici hanno dato parere sfavorevole alla ripartenza…
“Credo che si debba utilizzare il fondo della FIGC per la prossima stagione e non per rabberciare quella in corso, anche in considerazione del fatto che Francia, Spagna e Inghilterra che hanno i campionati professionistici più importanti a livello europeo hanno deciso di non ripartire, così come in Italia la pallavolo e il basket femminili, che generano più introiti rispetto al calcio. E poi non dobbiamo dimenticare che è stato stabilito un protocollo molto dispendioso non solo a livello economico ma anche sotto il profilo pratico con una serie di tamponi che devono essere fatti alle squadre e che vengono tolti alla collettività. Se per il calcio maschile c’è una ragione economica lo stesso discorso non può essere fatto per quello femminile”.
L’ottimo Mondiale disputato in Francia nel 2019 dalla Nazionale Italiana ha contribuito ad accrescere l’attenzione da parte dei media nei confronti del calcio femminile e l’interesse da parte del pubblico, abbattendo anche qualche pregiudizio legato alla visione di questo sport come prettamente maschile. Cosa manca ancora per permettere al movimento femminile italiano di fare il definitivo salto di qualità?
“Secondo me bisogna aumentare la qualità del gioco e del livello, questo significa togliere il tetto salariale in modo da poter far venire in Italia le più forti giocatrici del mondo, facendo al contempo crescere anche quelle italiane”.

Una carriera ricca di trofei, un poker di gol messo a segno nello stadio di Wembley nel 1990 contro l’Inghilterra con la maglia azzurra. Che ricordo ha di quel match?
“Segnare quattro gol in uno stadio così importante come Wembley è stata una grande emozione. In generale nella mia carriera ho avuto molte soddisfazioni”.
E’ l’unica allenatrice italiana ad aver allenato una squadra maschile, la Viterbese, nel 1999. Che differenze ha riscontrato nell’approccio rispetto ad una formazione femminile?
“La differenza è che i ragazzi che giocano in Lega Pro vengono inquadrati fin da piccoli perchè iniziano a giocare a cinque anni nelle scuole calcio. Rispetto al passato oggi anche le ragazze hanno la possibilità di crescere seguendo un percorso e sono quindi piu’ preparate e pronte per l’inserimento nel calcio professionistico”.
Sul suo canale Youtube è possibile vedere “Pillole di calcio”, in cui vengono analizzate le squadre di Serie A. Com’è nata l’idea di questo format?
“E’ nata durante il lockdown, dal fatto di non potersi muovere. Siccome mi piace guardare e studiare come giocano le squadre, analizzando gli schemi e le statistiche, ho pensato di realizzare questo format”.
di Francesca Monti
credit foto profilo Facebook Carolina Morace
