Intervista con Marina Rei: “Per essere felici servono molta fatica e altrettanto coraggio”

Si intitola “Per essere felici” il nuovo disco di inediti di Marina Rei, che arriva a sei anni di distanza da “Pareidolia” e prosegue quell’evoluzione stilistica della cantautrice e polistrumentista frutto di scelte ben precise e di un’attenzione alla parola e alla cura compositiva.

L’album si compone di otto tracce, in cui ogni singola parola dei testi è stata scelta con cura, che raccontano l’amore in tutte le sue sfumature, e che celebrano i primi venticinque anni di carriera dell’artista che saranno festeggiati con uno speciale concerto il 7 settembre alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Prima di questa importante data Marina Rei sarà tra i protagonisti dell’evento Voci per la Libertà il 1° agosto a Rosolina Mare (Ro).

In questa intervista Marina Rei ci ha parlato del nuovo disco, del suo percorso musicale improntato sulla libertà di espressione e ci ha regalato anche un ricordo del Maestro Ennio Morricone.

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Marina, è uscito il tuo nuovo disco “Per essere felici”. Ci racconti come hai lavorato a questo progetto?

“Ho lavorato partendo dalla scrittura, volevo che le canzoni dicessero tutto semplicemente voce e piano, le parole sono state importantissime”.

Nella titletrack canti “La facoltà di essere te stessa lontana da chi ti vedeva diversa”, un messaggio importante in una società sempre più improntata all’apparenza e non all’essenza…

“Oggi più che mai mi sembra giri tutto intorno all’apparire, l’ansia di esserci sempre e comunque per la paura di essere dimenticati. Non amo la sovraesposizione specie del privato, mi piace esserci nel modo giusto e quando è giusto esserci. Per essere felici è una canzone che parla di scelte, quanto siamo disposti a rinunciare a strade conosciute a cui spesso siamo legati per un senso di sicurezza, per intraprendere percorsi difficili e incerti che ci porteranno poi ad avere la facoltà di essere noi stessi a dispetto di tutto e di tutti”.

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Tra le tracce ci sono “Bellissimo” dedicata a tuo figlio e “Comunque tu” dedicata a tuo padre…

“Comunque tu e Bellissimo sono due canzoni speculari, parlano entrambi della sofferenza del distacco ma raccontati sentimentalmente da due punti di vista differenti. In Comunque tu prendo coscienza di un distacco necessario e piuttosto doloroso dalla figura paterna mentre in Bellissimo osservo mio figlio crescere, cercare la sua identità e la sua libertà e, conseguentemente, prendere la sua strada”.

Cosa serve per essere felici?

“Servono molta fatica e altrettanto coraggio”.

Ci racconti qualcosa in più riguardo il brano “Dimenticarci”?

“Dimenticarci è una canzone nata ad agosto dello scorso anno in un momento di solitudine tra un concerto e l’altro quando pensavo di aver chiuso il disco. Ha una struttura anomala come se non avesse una vera strofa o un vero ritornello, una modalità di scrittura che ho seguito senza volere in tutto il disco. Non mi interessava inseguire una classica forma canzone. E poi pubblicata dopo il lockdown ha assunto un significato ancora più profondo e importante, come se fosse stata scritta per riportarci a incontrarci e riavvicinarci di nuovo”.

Come hai vissuto gli ultimi mesi e come vedi il futuro della musica?

“Negli ultimi mesi, durante l’isolamento, ci sono stati momenti difficili in cui inizialmente l’impossibilità di poter definire l’immediato futuro ha disegnato nella mia forma mentis una sotto traccia di paura invisibile, poi piano piano mi sono adattata alla situazione, giorno per giorno, immaginando di nuovo quando e come avremmo potuto ricominciare a vivere. Ancora oggi vivo una situazione emotiva altalenante tra la certezza dell’oggi e l’assoluta incertezza del domani. Navighiamo a vista senza poter programmare un tour autunnale con la certezza che niente cambi”.

Venticinque anni fa è uscito il tuo primo album in italiano Marina Rei. Se dovessi pensare ad un’immagine della tua carriera cosa ti verrebbe in mente?

“Mi viene in mente una strada lunghissima fatta di curve, di discese facili al sole e di salite molto ripide e ghiacciate”.

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Nel tuo percorso musicale ti sei sempre messa in gioco, hai scelto di sperimentare ma allo stesso tempo sei rimasta fedele a te stessa, senza seguire le mode o le linee dettate dalla discografia. Quanto è stato importante poterti esprimere in libertà?

“Beh, è stato talmente importante tanto da rinunciare ad una parte di pubblico che poi piano piano ho riconquistato in altro modo. La libertà di poterci esprimere come vogliamo non può essere confinata, sta a noi capire cosa vogliamo e chi vogliamo vedere quando ci guardiamo allo specchio”.

L’1 agosto sarai tra i protagonisti di Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty a Rosolina a Mare…

“Sono molto contenta di essere ospite nella serata di Voci per la libertà, finalmente riuscirò a presentare qualche canzone del nuovo disco in versione acustica e sono onorata di essere presente ad una manifestazione così importante che sostiene da sempre i diritti umani”.

Il 7 settembre invece a Roma si terrà un concerto speciale per festeggiare 25 anni di carriera. Cosa puoi anticiparci?

“Al momento non posso anticipare niente, posso soltanto dire che vedo questo concerto come una festa e spero sarà così; suoneremo tante canzoni e sto cercando di coinvolgere tanti amici con cui ho collaborato negli anni”.

Ti andrebbe di regalarci un ricordo del Maestro Ennio Morricone?

“Ho più di un ricordo legato al Maestro Morricone e per questo mi ritengo una persona molto fortunata. Quello da bambina quando accompagnavo mio padre negli studi di registrazione, lo sguardo silenzioso e affascinato, la testa alta per scorgere meglio il Maestro che dirigeva l’orchestra. E quello di donna, quando anni dopo ho avuto l’occasione di cantare emozionandomi di fronte allo stesso Maestro, con la consapevolezza della grandezza di chi stavolta stava dirigendo me”.

Un sogno nel cassetto…

“Ne ho più di uno…”.

di Francesca Monti

credit foto Simone Cecchetti

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