Intervista con Paola Quattrini: “Il teatro è la mia ragione di vita, la mia vera identità”

Una carriera straordinaria, in cui ha frequentato tutti i generi, dagli scritti di Pasolini a quelli di Dostoevskij, Tennessee Williams, Shakespeare, passando per la tv, il cinema, il doppiaggio.

Il pubblico l’ha incoronata “Regina delle commedie brillanti”, grazie in particolare a quelle firmate da Garinei e Giovannini ma è stata protagonista anche di ruoli drammatici, regalando grandi emozioni e ha conquistato il Nastro D’Argento come migliore attrice non protagonista per il ruolo di Lea in “Fratelli e sorelle” di Pupi Avati.

Paola Quattrini ha ricevuto pochi giorni fa presso il Teatro Monumento d’Annunzio di Pescara il Premio Flaiano alla carriera e in questa intervista che ci ha gentilmente concesso ci ha parlato del teatro, dei lavori a cui è più legata e dei prossimi progetti, regalandoci anche un ricordo di Vittorio Gassmann.

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credit foto Facebook Paola Quattrini al Premio Flaiano con Lorella Cuccarini

Pochi giorni fa a Pescara ha ricevuto il prestigioso Premio Flaiano alla carriera. Cosa rappresenta per lei questo riconoscimento?

“Di solito i premi alla carriera mi spaventano perchè sono un’eterna ottimista e penso sempre che il mio percorso artistico debba andare avanti anche perchè ho tanti progetti per il domani. Arrivando però in questo momento, dopo il lockdown e la paura che abbiamo avuto con il fermo delle produzioni, in cui sembrava che il teatro dovesse morire, il Premio Flaiano mi sembra un segno positivo e lo ricevo con gioia perchè è una spinta per dire: “quello che hai fatto andava bene e ora aspettiamo il resto””.

Come vede il futuro dello spettacolo e in particolare del teatro dopo la pandemia?

“Il cinema sta ripartendo faticosamente, per quanto riguarda i teatri sono quelli privati ad avere maggiori problemi perchè già un produttore fatica a mettere in piedi uno spettacolo ed è difficile trovare le piazze, poi se diminuisci il numero delle persone presenti in sala diventa tutto ancora più complicato. Chi fa teatro è mosso da una grande passione e se togli la possibilità di lavorare restano a casa tante persone. Il teatro pubblico invece sia che in sala ci sia uno spettatore sia che ve ne siano cento prende sovvenzioni che gli permettono di andare avanti”.

Come ha vissuto il lockdown?

“All’inizio ho pianto di rabbia perchè ti senti inerte, non puoi lottare come facciamo di solito noi attori che cerchiamo, organizziamo, programmiamo. Avevo un bel progetto che si è dovuto fermare, avrei girato l’Italia, sarei andata al Teatro Manzoni di Milano da cui manco da tempo, poi a Genova, a Firenze al Teatro Verdi e mi è dispiaciuto dover rinunciare. Per fortuna abbiamo degli spettacoli in cartellone per la prossima stagione. Durante il lockdown, abitando in una casa con un giardino, ho conosciuto i miei vicini, ci siamo incontrati, cosa mai successa in 30 anni che vivo lì, e li ho fatti anche recitare, ho preso un copione e con queste signore mi sono messa a improvvisare coinvolgendole in cose che piacevano a loro, dipingendo i loro difetti per far venire fuori il carattere di ognuna. E’ stato divertente. Io sono una persona frenetica, non sto mai ferma, ma stavolta sono stata anche seduta sul divano. Non riuscivo a leggere perchè mi frullavano in testa tante idee ma ho scoperto il piacere di pulire la casa, gli armadi e altre cose. Sono fissata con l’ordine e fare le pulizie è stato molto rilassante. Così il tempo è volato. Mi sono mancati i miei nipoti, mia figlia Selvaggia che era preoccupata per me perchè ero da sola. Però a volte meglio essere soli che mal accompagnati, come si suol dire, infatti pensavo a chi doveva stare per mesi in una casa piccola con altre persone con cui magari non andava d’accordo e ha dovuto sopportare anche questa situazione”.

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Qualche giorno prima del lockdown aveva iniziato il tour con “Se devi dire una bugia dilla grossa”, spettacolo che ha già interpretato in passato altre due volte sempre nel ruolo di Natalia. Cosa la affascina maggiormente di questa pièce?

“E’ incredibile il fatto che la stessa attrice riesca a rivestire lo stesso ruolo per tre volte. Io interpreto sempre Natalia, questa volta al fianco di Antonio Catania e Paola Barale, è una farsa spassosa che in passato è stato un grande cavallo di battaglia di Dorelli e Jannuzzo. Quando mi hanno chiesto di prendere parte allo spettacolo per la terza volta mi sono domandata come fosse possibile. Mi aiuta il fisico che ancora regge, ho la stessa taglia di trenta anni fa… non so se sia grazie alla ginnastica, all’alimentazione o alla passione per il teatro… Mi affascina vedere la gente che ride di gusto, che partecipa così tanto a questa grande festa. E’ uno spettacolo che non lancia messaggi, si va a vederlo per divertirsi e ci divertiamo anche noi. Sembra facile ma dietro c’è una grande costruzione”.

Nella sua straordinaria carriera ha interpretato film e spettacoli teatrali di successo. C’è un ruolo a cui è più legata?

“Io sono stranamente legata a due lavori drammatici, nonostante mi dicano tutti che sono la regina della commedia brillante, grazie al grande Pietro Garinei che mi ha regalato tanti splendidi personaggi e che poi ho “tradito” per fare uno spettacolo di Dostojevski tanto che lui non capiva come mai avessi fatto questa scelta. Ho bisogno di alimentare la mia anima anche facendo piangere il pubblico e piangendo perchè la vita non è fatta solo di risate e per far ridere come intendo io, non in maniera stupida ma sincera, bisogna passare da vari stati d’animo. Alla leggerezza si arriva dopo il dramma, bisogna provare tanti colori. Gli spettacoli a cui sono più legata sono “Un tram che si chiama desiderio” e la commedia attuale che mi vede in scena da sola, “Oggi è già domani”, che riproporrò a breve e che interpreto da tempo. E’ un testo bellissimo che ha vinto tanti premi a Londra e che Garinei ha scelto per me, racconta la storia di Dora Valente in cui tante donne possono riconoscersi. Infatti quando vengono a teatro alla fine mi vedono come un’eroina, perchè è un personaggio simbolo del riscatto femminile dalla propria condizione di vita e della capacità di ritrovare se stesse. L’idea di poter dare un messaggio così forte mi piace. Una donna ha diritto ad essere felice e anche se vive in un piccolo centro deve tirare fuori le unghie e farsi rispettare. E poi ho amato tantissimo il film di Pupi Avati “Fratelli e sorelle”, una parte drammatica che mi ha permesso di vincere il Nastro d’argento come miglior attrice non protagonista”.

Ha iniziato a recitare a soli quattro anni nel film Il bacio di una morta di Guido Brignone, come si è avvicinata al mondo dello spettacolo?

“E’ stato un caso, le mie zie erano cassiere al Teatro Quirino di Roma dove a marzo dovrei riportare “Se devi dire una bugia dilla grossa” e ogni volta che entro lì è un’emozione forte perchè riaffiorano i ricordi. Un giorno ero alla cassa e un regista mi ha notato perchè parlavo con molta disinvoltura e ha chiesto a mia madre se potessi fare un provino per un film. Ero naturalmente brava, non mi hanno insegnato niente ma avevo questo dono della recitazione tanto che mi chiamavano la Shirley Temple italiana. Crescendo penso di avere sempre conservato questo dono con più consapevolezza. Da bambina, comunque, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevo la ballerina”.

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credit foto Facebook Paola Quattrini

Tra i grandi personaggi con cui ha lavorato c’è anche Vittorio Gassmann che l’ha diretta nel film “Di padre in figlio”. Le va di regalarci un ricordo del Mattatore, di cui nel 2020 ricorre il ventennale della scomparsa?

“La cosa che più mi colpiva di Vittorio era la sua timidezza, sembrava una persona molto austera, distaccata, severa, sempre presa dai suoi pensieri. Era uno tosto, anche con se stesso e so che era un padre esigente. Io avevo un’incredibile ammirazione per lui e ho adorato tantissimi suoi film, soprattutto quelli comici”.

Tra le esperienze fatte nella sua carriera c’è anche quella del doppiaggio, come ad esempio Daphne, nel cartone animato “Scooby-Doo… 

“Ho lasciato il doppiaggio di mia volontà perchè lavoravo tantissimo tra radio, tv, teatro e ho dovuto rinunciare a qualcosa. E poi non mi piace stare da sola in una stanza buia per molto tempo. Mia figlia invece ha seguito questa strada ed è tra le doppiatrici italiane più affermate, ma io non l’ho spinta a intraprendere questa professione. Un giorno per caso un amico, Giorgio Siravo, le ha chiesto di accompagnarlo in sala doppiaggio, ha fatto una prova, e devo dire che è molto brava”.

Cosa rappresenta per lei il teatro?

“Il teatro è la mia vita, la mia ragione di vita, la mia vera identità, mi ha fatto diventare quella che sono oggi e devo dire mi piaccio come persona. Sono cresciuta anche grazie al teatro, ai ruoli diversi che ho interpretato, ho ritrovato me stessa e mi ha permesso di regalare emozioni e sentire il brivido del pubblico. Un momento che adoro è quando vado sul palco prima che inizi lo spettacolo, sento il brusio della gente e intuisco da dietro il sipario come sarà la serata. Questo mi elettrizza e mi fa sentire giovane e vitale. Il teatro è per me un grande amore”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnata?

“Con “Se devi dire una bugia dilla grossa gireremo” da gennaio tutta l’Italia, a dicembre sarò in scena con “Oggi è già domani” a Roma, al Manzoni, mentre domenica 26 luglio sarò a Frosinone con uno spettacolo che ho costruito da poco, con l’entusiasmo della produttrice Marioletta Bideri e i testi di Marina Pizzi, che si chiama “Nevrotica presente”, con donne diverse tra loro che si raccontano. Saremo poi in Calabria e a Napoli. Inoltre reciterò in un corto con la regia di Andrea Marrari, con il quale mi ha messo in contatto il mio stilista e amico Marco Coretti. Gireremo di domenica e collaboreranno grandi nomi del cinema italiano tra cui una truccatrice Premio Oscar. Il corto sarà poi presentato al Vertical Movie Festival a Roma il 5 settembre e in altre kermesse”.

di Francesca Monti

credit foto Gianmarco Chieregato

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