“I 4 elementi, la natura che parla” – Intervista con Luigi Pelazza: “Attraverso questo programma cerchiamo di decifrare i segnali della natura e capire se gli uomini riescono a coglierli”

Luigi Pelazza conduce “I 4 elementi, la natura che parla”, il nuovo programma di intrattenimento su natura e sostenibilità, prodotto da Showlab e realizzato in collaborazione con KIA, CNR e l’Arma dei Carabinieri, in onda su Rai2 alle 17,40 dal 23 settembre al 2 ottobre.

Analizzando lo stato di salute dei quattro elementi nei diversi ambienti naturali ed interpretando i segnali che la natura ci manda, attraverso campionamenti ed esperimenti scientifici spiegati alla gente comune, nel corso del programma vengono suggeriti i comportamenti da mettere in atto per evitare di provocare danni irreparabili all’ambiente in cui viviamo e tentare di riallacciare il rapporto con le altre specie con cui condividiamo il Pianeta.

Mostrando i danni causati delle condotte non sostenibili così come gli effetti positivi dei comportamenti responsabili e gli esempi virtuosi di chi si impegna nelle attività più disparate a favore dell’ambiente, il pubblico verrà sensibilizzato e coinvolto, prima che sia troppo tardi, nella rivoluzione ecologica integrale.

Al centro del format, il diario dell’esperienza del reporter Luigi Pelazza in giro per l’Italia: dai ghiacciai alpini alla foce del Sarno, il fiume più inquinato d’Europa. Il conduttore si pone una domanda che in molti si fanno: il virus potrebbe essere un’avvertimento della natura? La scienza diventa uno spettacolo quando il protagonista della serie mette insieme una spedizione coinvolgendo un gruppo di amici fidati e viaggia per l’Italia con un piccolo laboratorio mobile e una stazione di montaggio al seguito.

Tra i compagni di viaggio alcuni ricercatori del CNR che condivideranno innanzitutto l’esperienza di vita e poi aiuteranno a comprendere meglio i segnali della natura.
E come in ogni viaggio che si rispetti la cosa più importante saranno gli incontri con tante persone che condividono l’urgenza di fare qualcosa per l’ambiente.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Luigi Pelazza che ci ha parlato di “I 4 elementi, la natura che parla” ma anche del servizio che ha realizzato a Palermo e che andrà in onda nella prima puntata de Le Iene, regalandoci infine un ricordo di Nadia Toffa. 

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Luigi, ci racconti com’è nata l’idea del programma “I 4 elementi, la natura che parla”?

“Nasce da un’idea del mio produttore, Showlab. Avendo vissuto questi tre mesi di lockdown volevamo raccontare qualcosa sulla natura per capire se ci fosse stato un cambiamento riguardante l’acqua, il ghiaccio, il mare. Abbiamo cominciato a studiare il progetto e abbiamo pensato di andare sui ghiacciai, immergerci nei mari, navigare sui fiumi insieme ad esperti, facendo esperimenti. Con i ricercatori del CNR, ad esempio, siamo andati sul ghiacciaio Similaun a prelevare carote di ghiaccio a dieci metri di profondità perchè in esso si nascondono migliaia di informazioni che poi gli scienziati possono analizzare relative alla temperatura, all’inquinamento, alle particelle di pm10. Poi abbiamo lavorato anche con i Carabinieri e siamo stati sul fiume Sarno, il più inquinato d’Europa e abbiamo scoperto un dato interessante. Quando c’è stato il lockdown con aziende e concerie chiuse l’acqua del Sarno si è ripulita completamente, una settimana dopo la riapertura è tornata come prima con il cromo avente valori trecento volte superiori alla media. Abbiamo fatto anche delle immersioni, in particolare ad Arenzano, sul relitto Aven, una petroliera affondata nel 1991, che ha lasciato migliaia di tonnellate di petrolio sotto il mare e una biologa ci ha spiegato come questa tragedia ambientale sia diventata uno spot per i pesci perchè ce ne sono tantissimi, di specie diverse, che vanno lì per proteggersi dall’uomo. Attraverso questo programma cerchiamo di decifrare i segnali della natura e capire se riusciamo a coglierli”. 

Ospiti speciali della trasmissione sono lo scrittore Mauro Corona e la rockstar Piero Pelù…

“Abbiamo trascorso una giornata con Mauro Corona, esperto di montagna, che ci ha raccontato a modo suo cosa ci dice la natura e cosa succede se non la ascoltiamo. Piero Pelù, invece, ogni anno sceglie in estate una spiaggia da pulire dalla plastica e con lui e i suoi amici siamo stati a Badolato (Cz). Durante le operazioni di pulizia abbiamo trovato di tutto e notato che la natura a volte si ribella, infatti un pezzo di plastica buttato sulla sabbia tempo prima è stato bucato dalle radici di una pianta, come se fosse un segnale. La cosa preoccupante è che tutta questa plastica nel tempo si trasforma in microplastica e finisce nel mare. Con Greenpeace abbiamo prelevato dei campioni di acqua in Liguria, al largo di Portofino, navigando sembrava verde e limpida, invece dalle analisi si è visto che aveva raccolto anche microplastiche che poi vengono mangiate dai pesci che noi acquistiamo e portiamo sulle nostre tavole”. 

Quali sono state le difficoltà maggiori nel realizzare questo programma?

“Le difficoltà maggiori sono state nell’organizzazione del servizio sul ghiacciaio a oltre 3000 metri, con una finestra di tempo di cinque ore. Siamo saliti con tre elicotteri, di cui uno dei Carabinieri, ma abbiamo dovuto preparare un percorso di discesa a piedi in caso fosse cambiato il meteo, come accade spesso. E’ stata una corsa contro il tempo, perché dovevamo riprendere e raccontare, abbiamo prelevato della neve secca, mi sono calato su una parete di ghiaccio per fare un carotaggio. Alla fine siamo riusciti a portare a termine il servizio. Per il resto avevamo pianificato bene tutto prima di iniziare”.

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Che idea ti sei fatto sulla possibile connessione tra la diffusione del coronavirus e i cambiamenti ambientali e climatici?

“Proprio sul ghiacciaio una scienziata ci ha fatto notare che sotto il manto ghiacciato ci sono dei virus patogeni, finché rimangono lì sono ibernati e non sono in grado di colpire l’uomo ma qualora il ghiacciaio dovesse fondersi potrebbero tornare in vita e non si sa quali patologie potrebbero diffondere. Siccome tra 40-50 anni in tutto l’arco alpino non ci sarà più un ghiacciaio, probabilmente ci troveremo a combattere contro un altro coronavirus che avrà un nome diverso e che non sappiamo quale malattia porterà. E’ come se la natura avesse messo dei paletti, dicendo all’uomo ‘fai come vuoi, mi inquini, mi bruci, mi deforesti, ma io metto degli alert che sono i virus e se tu arrivi a fondermi i ghiacciai ti blocco con qualcosa che è invisibile ma mette in ginocchio l’umanità’. Proprio come sta accadendo”. 

Vista la portata formativa e informativa del programma, avete pensato di portarlo sul grande schermo attraverso un film?

“Abbiamo pensato di realizzare un film ma anche di fare una seconda stagione di “I 4 elementi, la natura che parla”. E’ un programma nato dal fatto che eravamo a casa, fermi, e abbiamo avuto modo di riflettere, ma mi piace, è dinamico, e quindi vorrei ripetere quest’esperienza per cercare altre connessioni con la natura”.

Il 6 ottobre su Italia 1 parte la nuova stagione de Le Iene di cui sei inviato. Di quali argomenti ti occuperai?

“Abbiamo appena terminato un servizio al quartiere Sperone di Palermo, che andrà in onda il 6 ottobre nella prima puntata de Le Iene, sullo spaccio di cocaina e crack. Siamo riusciti ad entrare in questo quartiere che è molto “tutelato”, con vedette in ogni angolo della strada che possono anche fermarti e chiederti dove stai andando. Abbiamo documentato lo spaccio che avviene nelle abitazioni, non più per strada”. 

Ti va di regalarci un ricordo di Nadia Toffa?

“Nadia per noi è come una sorella, siamo cresciuti tutti in questa grande famiglia chiamata Le Iene, per cui è stato un momento difficile, conoscevamo il percorso che avrebbe dovuto fare e quello che purtroppo sarebbe successo. Ci ha lasciati quasi con il sorriso perchè Nadia era una persona forte, calorosa, le piaceva stare tra la gente. Mentre ogni Iena ha il suo seguito lei piaceva a tutti, dal bambino all’anziano. Ci manca molto, però ci ha insegnato che bisogna andare avanti ed è quello che cerchiamo di fare”. 

di Francesca Monti

 

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