“I confini del giorno”: Intervista con il cantautore Clemente

A distanza di quattro anni dal precedente Canzoni nel cassetto (Etichetta Controrecords) il cantautore, poeta e pittore di Castelvetrano (TP) Clemente, naturalizzato ligure, torna a far sentire la sua voce con l’album “I confini del giorno”, quarto lavoro in studio uscito il 17 settembre per La Stanza Nascosta Records.

L’album, distribuito su tutte le maggiori piattaforme di distribuzione online, è disponibile anche su supporto fisico.

“I confini del giorno”- spiega il cantautore- racconta una storia d’amore lunga circa dieci anni, riassunta, ipoteticamente e metaforicamente nell’arco di una giornata.

Da una notte tormentata e irrequieta a una notte più serena, o forse solo più consapevole: due notti intese come confini del giorno; quei confini che, in senso figurato, rappresentano i limiti o gli ostacoli che incontriamo fuori e dentro di noi, nel cammino della vita.

Un’alba, col suo bagaglio pieno di sogni, e poi una promessa, una crisi, un abbandono, un perdersi e cercarsi, una nostalgia e un tramonto: l’ora magica della riconciliazione con se stessi, con l’amore e col mondo. Infine, di nuovo la notte. E ricominciare.”

I confini del giorno è un corposo concept album sul tema dell’amore, fatto poetico ed esistenziale per eccellenza, e delle sue infinite sfumature, che albergano in uno spazio-tempo dalla campitura fortemente allegorica.

Scuola genovese e tradizione folkloristica irlandese, anima andalusa e le sinuose melodie della bossa nova convivono in un album dalle sonorità eterogenee, nel quale inattese virate pop-rock si alternano a tentazioni blueseggianti e incursioni liricheggianti.

A fare da collante è una scrittura soffusamente intimista, elegante per vocazione, impreziosita da coloriture jazzy e godibilissima nelle frequenti divagazioni easy listening.

Clemente costruisce con sapienza un’affascinante simbologia degli inizi, della fine e dell’eterno nella quale l’io biografico sembra arretrare, confluendo in un alfabeto esistenziale condiviso, in perenne ridefinizione.

Lei ha appena pubblicato un nuovo album, “I confini del giorno”, con La Stanza Nascosta Records. Quanto è autobiografica la sua narrazione musicale?

“Sono quasi sempre autobiografico quando scrivo, ma naturalmente c’è sempre un bel po’ di trasfigurazione poetica della realtà, altrimenti non sarebbe canzone ma cronaca”.

“I confini del giorno” può essere considerato per certi versi un “prodotto” atipico… è molto raro di questi tempi imbattersi in un “concept”, perlopiù senza impiego di elettronica. Si tratta di una precisa scelta stilistica?

“Decisamente sì: una precisa scelta stilistica, volutamente anacronistica”.

Qual è la canzone del disco alla quale è più legato?

“Non c’è una canzone a cui sono più legato di altre, sono legato a tutte e per motivi diversi. Se proprio dovessi sceglierne una però direi forse “Buongiorno”, perché ben rappresenta la leggerezza onirica e quell’ingenua fantasia con cui spesso guardo e vorrei vivere la realtà, senza tuttavia riuscirci”.

Il folk irlandese sembra influenzare molto la sua musica…com’è nato l’amore per queste sonorità?

“Il folk irlandese l’ho amato fin da ragazzino attraverso il filtro italiano dei Modena City Ramblers e del combat folk. In generale comunque amo il folk e il country… il sound creato dal’intreccio di chitarre e violini mi emoziona perché mi rimanda a qualcosa di rurale, vero e passionale”.

Crede che ci siano delle connessioni tra il suo canzoniere, la sua opera pittorica e le sue poesie?

“Credo che, sia quando scrivo poesie che quando compongo canzoni o dipingo tele, io compia il tentativo di suggerire delle emozioni che, pur partendo dalla mia realtà, la trascendono, creando quasi un’altra realtà, più precisa, profonda e pura, sia nel bene che nel male. O forse proprio al di là del bene e del male”.

di Redazione

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