Intervista con Andrea Sartoretti, protagonista di “Io ti cercherò”: “Questa serie è un giallo ma è anche un family, con una sceneggiatura che si muove su diversi piani facendola diventare un prodotto cinematografico”

Andrea Sartoretti, tra gli attori italiani più versatili e amati dal pubblico, è tra i protagonisti di “Io ti cercherò”, la nuova serie firmata dal regista Gianluca Maria Tavarelli, in onda da lunedì 5 ottobre alle 21.25 su Rai 1 e in anteprima su RaiPlay sabato 3 e domenica 4 ottobre, coprodotta da Publispei e Rai Fiction, che racconta una storia incentrata sul difficile percorso di un padre, Valerio, che vuole fare chiarezza sulla morte del figlio Ettore, che si intreccia inevitabilmente con il peso di un passato fatto di tanti errori e costellato di sensi di colpa.

In questa piacevole chiacchierata Andrea Sartoretti ci ha parlato di Gianni, il personaggio da lui interpretato, del desiderio di lavorare con Aki Kaurismaki e Jean-Pierre Léaud, del film “A Tor Bella Monaca non piove mai” e ci ha regalato anche un sentito ricordo di Mattia Torre.

credit foto Ufficio Stampa Rai

Andrea, in “Io ti cercherò” interpreti Gianni. Puoi presentarci il tuo personaggio?

“Gianni è il fratello di Valerio (Alessandro Gassmann), è un poliziotto perfetto che ha fatto carriera, ha trascorsi onorevoli, arriva da una famiglia piccolo-borghese costituita da persone che hanno sempre indossato la divisa e questo per loro è un motivo di orgoglio. Anche Valerio era un poliziotto ma è stato espulso dalla polizia per circostanze non chiarissime che verranno svelate durante la serie e questo ha creato dei problemi in famiglia. Vedremo quindi Valerio che per indagare su cosa abbia spinto al suicidio il suo unico figlio si sposta a Roma da Anzio, dove vive, e viene ospitato da Gianni. I due fratelli sono legati da un fortissimo affetto, al di là delle incomprensioni e questa è l’occasione non solo per dare una mano a Valerio ma anche per ricostruire il loro rapporto che è un po’ claudicante”.

Ci racconti qualche aneddoto legato al set di “Io ti cercherò”?

“Abbiamo girato un anno fa, sul set c’è sempre stata un’allegra serietà, cioè un’allegria di fondo ma un grandissimo rispetto nei confronti della vicenda che stavamo raccontando che parla di un ragazzo giovane che si uccide e ogni volta che si batteva il ciak si entrava con la pancia, il cuore e la testa nella storia. Ho realizzato la maggior parte delle scene con Alessandro e mi sono trovato benissimo con lui”.

Cosa ti ha affascinato maggiormente di questa serie?

“E’ un giallo ma è anche un family. La cosa interessante, che lo fa diventare un prodotto cinematografico, è che la sceneggiatura si muove su diversi piani. L’indagine è il filo che lega tutte e quattro le puntate ma vengono anche raccontate la famiglia e la difficoltà dei rapporti famigliari spesso fragili e a volte sorprendenti. Quando ho letto la sceneggiatura mi ha colpito il fatto che non fosse una serie con una verticalità, nel senso che le quattro puntate da cento minuti ciascuna che andranno in onda su Rai 1 sono in realtà un unico film diviso in quattro parti. Non ci saranno storie che si chiuderanno in ogni serata come accade spesso, ma in ciascuna emergeranno nuovi scenari che si svilupperanno e troveranno un esito con la fine della serie”.

credit foto Ufficio Stampa Rai

Hai preso parte al film “Figli”, l’ultima opera di Mattia Torre. Ti andrebbe di regalarci un ricordo di questo grande regista?

“Ho fatto una partecipazione in “Figli”, Mattia aveva pensato quel ruolo per me. Parlare di lui non è facile anche se è passato più di un anno, per me lui era uno di famiglia, siamo cresciuti insieme, ci siamo conosciuti quando avevamo 7-8 anni e il dolore è ancora molto vivo. Penso a Mattia non come l’autore fantastico che è stato ma come un fratello”.

Recentemente sei stato anche protagonista del film “A Tor Bella Monaca non piove mai”, opera prima di Marco Bocci. Che esperienza è stata?

“A Tor Bella Monaca non piove mai è stato un film che ho amato molto. Mi ha fatto piacere che un amico come Marco avesse pensato a me dopo aver deciso di mettersi alla prova come regista. Vuol dire che voleva condividere una responsabilità e anche un momento difficile. E’ stata una manifestazione di amicizia e mi ha regalato un personaggio, Romolo, che mi è piaciuto interpretare, perché mi ha dato la possibilità di raccontare il pregiudizio, come sia complicato vivere subendolo, ma anche come le persone si facciano un’opinione di te e sia difficilissimo far cambiare loro idea. Addirittura i genitori di Romolo quando la polizia viene a cercare il fratello Mauro chiedono: ma siete sicuri che state cercando lui e non Romolo? Siamo tutti figli di pregiudizi e di idee che ci costruiamo. Romolo è un personaggio che cerca di rifarsi una vita ed è scritto molto bene. Ci sono mille ostacoli che non gli appartengono e che deve superare, vorrebbe una vita normale con una casetta dove stare con sua moglie e sua figlia, avere un lavoro che gli assicuri uno stipendio. Per lui quella è la felicità eppure per avere una vita accessibile a tutti deve lottare più degli altri”.

credit foto profilo Facebook Andrea Sartoretti

Nella tua carriera hai interpretato tanti personaggi in serie di successo che sono rimasti nel cuore del pubblico. Ce n’è uno a cui sei più legato?

“Ho avuto la grandissima fortuna di interpretare tre personaggi bellissimi quali il Bufalo di “Romanzo Criminale”, lo sceneggiatore di “Boris” e Dante Mezzanotte di “Squadra Antimafia”. Ho amato molto anche Romolo per la sua fragilità e voglia di rinascere. Però è vero che ogni scarrafone è bello a mamma sua. Devi voler bene al personaggio, devi entrare nella sua testa e nelle sue scarpe per raccontare la sua storia e quindi alla fine mi affeziono a tutti i ruoli, tanto che quando ne parlo sembra che siano degli amici, dei conoscenti, come se esistessero realmente. Devi limitarti a non giudicarli, altrimenti inquini il racconto, poi terminato il set è ovvio che hai delle idee personali a riguardo. E’ come con un figlio, hai dei giudizi su di lui ma rimane comunque parte di te”.

In quali progetti sarai prossimamente impegnato?

“Ci sono alcuni progetti che sono stati interrotti dalla pandemia. Dovevamo iniziare a girare una nuova serie di Vendruscolo e Ciarrapico. Non posso dire molto a riguardo ma è un personaggio particolare. In programma ci sarebbero anche due opere prime per il cinema, ma si sta cercando di capire come affrontare il problema covid. La troupe può lavorare con lo scafandro ma gli attori si ritrovano davanti alla cinepresa senza protezioni, per cui a livello organizzativo è complicato”.

Un sogno nel cassetto che vorresti realizzare in futuro…

“Ce ne sono tanti. Mi piacerebbe fare un film diretto da Aki Kaurismaki recitando con Jean-Pierre Léaud, un attore che seguo fin da piccolo e che mi è rimasto nel cuore. Grazie a “I 400 colpi” di Truffaut dove interpretava Antoine Doinel, film che conosco a memoria e che avrò visto mille volte, ha fatto nascere in me l’amore per la settima arte. So che ogni tanto Léaud collabora con Kaurismaki di cui mi piace la mera ironia e il suo modo di fare cinema. Sarebbe bello lavorare con loro”.

di Francesca Monti

credit foto copertina TNA

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