CHIUSURA DI TEATRI E CINEMA, IL GRIDO DI DOLORE DEI LAVORATORI DELLO SPETTACOLO

di Toni Andreetta

Da un certo punto di vista gridare tanto per i cinema e teatri chiusi, in quanto sarebbero indispensabili come le farmacie mi sembra troppo. Al cinema sono anni che non va nessuno, ovvero 90 milioni di biglietti venduti all’anno vuol dire che gli italiani di media senza covid vanno al cinema una volta e mezza all’anno… In Teatro va molto peggio: 14 milioni di biglietti venduti all’anno significa che gli italiani vanno a teatro una volta ogni quattro anni. In realtà le cose stanno diversamente, ovvero il 97% degli italiani non va né al cinema né a teatro e, la maggioranza di questi, si nutre di televisione e soprattutto viaggia in internet godendosi youporn, calcio, Facebook, Instagram, mentre il 3% va al cinema e a teatro più volte all’anno in modo assiduo.

Si tratta di una minoranza per lo più molto raffinata culturalmente, spesso impegnata socialmente e politicamente che non sopporta alcune trasmissioni trash che fanno grandi ascolti. Quindi con la chiusura di teatri e cinema va in sofferenza il 3% degli italiani per un mese e forse non è gravissimo in una condizione di emergenza. Però gravissimo è il disagio per gli artisti e i lavoratori dello spettacolo già precari in tempi normali. E per quanto riguarda quel 3% di pubblico che a novembre 2020 non potrà andare al cinema e teatro bisogna dire ai nostri maggiorenti politici che, se è scientificamente provato che non si sono osservati contagi in teatro e al cinema, la qualità di una democrazia si misura anche dal rispetto e dalla tutela delle minoranze.

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