Le critiche social al post della giornalista Mimosa Martini che cerca lavoro e le problematiche del mondo del giornalismo

“Ricominciare a 59 anni in piena pandemia. Non è facile ma cerco lavoro, con coraggio e flessibilità. Qualcuno può avere bisogno delle mie competenze? Mi date una mano?”, questo il post pubblicato su Twitter e accompagnato dal suo curriculum, da Mimosa Martini, giornalista professionista con specializzazione in Politica Internazionale e per trenta anni inviata per Mediaset nelle zone di guerra e per seguire i grandi avvenimenti mondiali.

Se tante persone hanno ricondiviso il messaggio ed espresso solidarietà e incoraggiamento alla giornalista, ci sono state anche quelle che senza un minimo di rispetto l’hanno invitata a “farsi da parte”, “a fare la nonna”, “a non ingolfare il mercato”. Mimosa Martini ha risposto con un altro post chiedendo se avrebbero detto la stessa cosa a un uomo di 59 anni e se gli avrebbero consigliato di farsi da parte. Senza dubbio non sarebbe successo.

Quanto accaduto mi ha fatto riflettere su diverse tematiche: innanzitutto sui pregiudizi legati al genere e all’età, nel giornalismo e non solo, in base a cui se sei troppo giovane non hai esperienza e quindi non sei degno di lavorare in determinati posti e se sei adulto ma hai più di 40-45 anni sei già considerato “vecchio”, anche se hai un curriculum di alto livello, e quindi non sei più utile ma vai accantonato. Per non parlare poi delle disuguaglianze legate all’accesso al lavoro tra donne e uomini, con le prime che devono fare molta più fatica solo per essere considerate. Purtroppo anche il giornalismo è lo specchio di una società sempre più improntata sull’apparenza, sull’estetica, sul trash e fare il giornalista diventa ogni giorno più difficile, sia perché non ci sono tutele, sia perché il lavoro svolto viene sottopagato o spesso nemmeno pagato, sia perché sembrano non avere più importanza i contenuti e l’etica professionale di chi fa questo mestiere a vantaggio di visualizzazioni, like e follower sui social, che ricordiamo possono essere tranquillamente comprati, e di una miriade di siti, a volte considerati istituzionali anche se non lo sono, gestiti da persone appassionate di scrittura e magari anche capaci, che non fanno però il giornalista di professione e a volte grazie ad amicizie e raccomandazioni riescono a farsi strada.

In questa giungla, dove anche negli uffici stampa capita che le posizioni di rilievo siano occupate da non giornalisti, chi svolge questa professione con impegno, sacrifici, lealtà e dedizione alla verità non ha la possibilità di emergere o di trovare subito una nuova collocazione se termina una collaborazione con una testata, un’agenzia, una tv o una radio. L’Italia purtroppo non è un Paese basato sulla meritocrazia né sulla professionalità.

Esprimiamo quindi la nostra solidarietà a Mimosa Martini e le auguriamo di trovare presto qualcuno che sappia valorizzare, come merita, le sue competenze e il suo talento.

di Francesca Monti

credit foto Facebook Mimosa Martini

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