Anna Valle è la protagonista della serie “Vite in fuga”, in onda su Rai 1 dal 22 novembre: “Ogni volta che inizio a studiare un nuovo personaggio c’è sempre un grande entusiasmo e una forte passione per questo lavoro, che non ho mai perso e spero di non perdere mai”

Anna Valle è la protagonista femminile di “Vite in fuga”, serie tv in sei serate diretta da Luca Ribuoli, una coproduzione Rai Fiction – PayperMoon Italia, in onda su Rai 1 da domenica 22 novembre.

La raffinata e poliedrica attrice, che quest’anno festeggia 25 anni di carriera, interpreta Silvia Caruana, una donna che farebbe di tutto per la sua famiglia. Per loro è sempre presente, forte e calma ma improvvisamente si trova ad affrontare una verità difficile. Quella fiducia per suo marito, su cui lei ha costruito tutto, è stata tradita. L’amore che la lega a Claudio rischia di incrinarsi. Eppure, al di là del calcolo e della ragione, lei sa che quel sentimento esiste e che vale la pena difenderlo. E così, anche quando le sue certezze si sgretolano, Silvia decide di resistere e lottare. Sarà lei a portarci dentro la storia, con i suoi dubbi ma anche e soprattutto con il suo cuore. Nulla le sarà risparmiato: dovrà ricredersi su tutto e accettare il crollo delle sue certezze. Alla fine, però, ne uscirà ancora più forte, più libera nelle proprie scelte.

Vite in fuga è l’avventura straordinaria di una famiglia normale, al centro di un grande intrigo di cui non conosce ragioni e confini. Claudio e Silvia Caruana hanno denaro, rispettabilità, un matrimonio che dura da vent’anni e due figli che non hanno mai dato problemi.
Finché un giorno Claudio finisce sotto inchiesta per lo scandalo finanziario della Banca per cui lavora, riceve numerose minacce e, quando il collega e amico Riccardo viene trovato morto, il principale indiziato dell’omicidio sembra essere proprio lui. La fuga appare l’unica soluzione possibile.

2019, Vite in fuga,Anna Valle, Claudio Gioè

Anna, ci può presentare il suo personaggio, Silvia?

“Silvia sembra una moglie discreta, è una mamma e ha scelto di lasciare da parte la sua carriera per dedicarsi alla famiglia, ma nel momento in cui viene sradicata dalla vita quotidiana e messa in una situazione di pericolo si trasforma. Inizia così un percorso di risveglio anche attraverso delle crisi e capisce che forse non era un suo desiderio fare quel tipo di vita ma era quello che voleva suo marito. Silvia non sa più chi sia, ma è certa di voler proteggere la sua famiglia e i suoi figli. “Vite in fuga” è un giallo sulla famiglia, su come ognuno di noi possa reagire ad una situazione del genere, essere messo davanti alla necessità di abbandonare tutto su due piedi, chiedersi fino a che punto ci spingeremmo e come donne se continueremmo a credere nell’uomo che amiamo da venti anni. Non ci siamo ispirati a personaggi visti in tv o al cinema, all’inizio non ho compreso Silvia fino in fondo, ma man mano che giravamo la storia usciva sempre qualcosa di nuovo. Insieme a Luca Ribuoli e Claudio Gioè abbiamo cercato di scavare dentro questi personaggi fino all’ultimo minuto. E’ stato stimolante”.

Come reagirebbe se le capitasse una situazione simile a quella raccontata nella serie?

“Se potessi scappare con mio marito e i miei figli avrei difficoltà ad abbandonare la mia famiglia di origine. Nella serie questo non viene raccontato, l’unico che viene lasciato indietro è il papà di Claudio e Silvia soffre molto per questo. Non mi sono mai trovata di fronte a scelte così nette. Posso dire però che parecchi anni fa a un certo punto ho sentito la necessità di fermarmi e trasferirmi per un periodo in un altro paese, imparare la lingua e capire cosa volessi fare perchè ero trascinata dagli eventi. Ed è stato il periodo in cui ho incontrato mio marito e deciso di costruire una famiglia”.

Come si è trovata sul set?

“C’era grande concentrazione ma poi spezzavamo l’atmosfera nei cambi scena, io ho una piccolissima cassa bluetooth con il cellulare che sparava la musica a palla. Luca ci ha permesso di fare questo e siamo arrivati anche a ballare, sia a Roma in teatro alla Videa sia sull’Alpe di Siusi. Con Claudio Gioé abbiamo avuto un rapporto professionale e personale molto bello, è un compagno di lavoro piacevole. Questa serie ha un cast stupendo, siamo stati una vera squadra, Tecla Insolia e Tobia De Angelis sono fortissimi, Barbora Bobulova è un’attrice straordinaria, Colangeli, Pierpaolo Spollon, Federica De Cola, Ugo Pagliai, Francesco Colella, sono tutti attori eccellenti. Un personaggio può essere scritto benissimo ma se non c’è qualcuno che ti sorregge non si ottengono i risultati voluti. Questa serie racconta la famiglia, il malessere dei protagonisti e il regista è riuscito a rendere ogni personaggio vero e anche tridimensionale. E’ stato un set pieno di sostanza. Il cerchio si chiude alla fine della stagione ma non è detto che non possa esserci un seguito”.

INSOLIA_e_VALLE

C’è stata una scena in particolare che è stata più complicata da girare?

“Ci sono scene emotivamente forti, una sarà all’interno di questo racconto che fa Anna. Posso solo dire che mentre sta raccontando alcune cose si rende conto di qualcosa che è successo in quel momento. Ricordo che Luca mi ha detto che in quella scena doveva venire giù tutto. Lui ha creduto molto in me e poi è come se avesse una chiave per aprire delle porticine, è come se mi conoscesse, forse perchè è la terza volta che lavoriamo insieme e sa dove andare a prendere alcune emozioni”.

Ci sono delle assonanze, seppur nella diversità delle situazioni, tra la vicenda raccontata in “Vite in fuga” e il periodo che stiamo vivendo…

“Claudio, Silvia e i loro figli hanno vissuto l’isolamento per paura del contatto con l’esterno, per necessità, per il timore di essere uccisi da qualcuno, invece noi dobbiamo restare in casa perchè questo virus può arrivare da chiunque. Quando abbiamo girato non c’era ancora la pandemia. Ho vissuto i primi mesi di questo brutto periodo con un po’ di malessere, perchè vedevo il lavoro interrompersi all’improvviso in quanto non ti permetteva di mantenere le distanze e pensavo che non avrei più potuto fare questo mestiere. Poi per fortuna l’essere umano è ingegnoso e ha trovato questo protocollo che ci ha dato modo di ricominciare. Oggi riesco a vedere al di là della pandemia, ma dobbiamo continuare ad essere responsabili, attenti e cauti e a rispettare le regole”.

Quest’anno festeggia 25 anni di carriera, qual è il momento che porta nel cuore?

“Davvero sono già trascorsi 25 anni? (ride). Non sono una che fa calcoli o festeggia in modo particolare gli anniversari. La prima cosa che mi viene da dire è che quello che custodisco di più è una forte passione per questo lavoro, che non ho mai perso e che spero di non perdere mai. Ogni volta che mi metto a studiare un nuovo personaggio, che sia vicino o meno a quello che sono realmente, c’è sempre questo entusiasmo, questa voglia di ricercare, di approfondire quello che è il mio mestiere. Alla base di tutto c’è veramente una passione che mi dà un’energia vitale inspiegabile e che mi rende vivace a livello emotivo”.

commesse

Che ricordo conserva invece del suo primo giorno sul set?

“Il primo giorno su un set vero è stato con Pino Quartullo e Stefania Sandrelli per il film “Le faremo tanto male” in cui ero ancora un po’ acerba. Poi è arrivata la serie “Commesse” in cui Giorgio Capitani mi ha dato fiducia, mi sono divertita moltissimo perchè c’era grande serenità, rilassatezza e professionalità. Ho imparato tanto da artisti come Sabrina Ferilli, Caterina Vertova, Nancy Brilli, Franco Castellano e mi sono sentita a mio agio. Da lì ho capito che è un lavoro che può essere fatto senza prendersi troppo sul serio. E poi Paola, il mio personaggio, era quello più divertente insieme a Fiorenza, interpretato da Veronica Pivetti”.

Un regista con cui le piacerebbe lavorare…

“Mi piacerebbe lavorare con Carlo Verdone, è un punto di riferimento per la commedia italiana, ancora di più in un momento come quello attuale in cui abbiamo perso un artista così importante per il cinema e per il teatro quale Gigi Proietti”.

di Francesca Monti

credit foto Ufficio stampa Rai/Reggi & Spizzichino

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