Intervista con Pierdavide Carone che ci presenta “A mano a mano” cantata con Roberta Morise: “Questo brano è una dichiarazione di intenti in un momento in cui siamo distanziati e il concetto di tenersi per mano sembra paradossale”

L’11 dicembre esce “A mano a mano”, il singolo di Roberta Morise feat. Pierdavide Carone (etichetta Work Entertainment/distribuzione Artist First), un omaggio fatto dai due artisti in occasione dei 70 anni dalla nascita di Rino Gaetano, che ha reso celebre il brano originale di Riccardo Cocciante.

La scelta di questo pezzo nel momento storico in cui anche una semplice e scontata stretta di mano non è più la normalità, vuole essere ancora una volta un messaggio positivo: la vita può fiorire anche se circondati da quello che sembra un deserto.

La produzione di Francesco Tosoni (Noise Symphony), che ha curato anche gli arrangiamenti, si inchina con rispetto alla versione di Rino Gaetano, esaltandone la tradizione cantautorale e contestualizzandola nella scena pop-rock attuale impreziosita dal solo di chitarra di Pierdavide Carone.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con il cantautore, che ci ha parlato della collaborazione con Roberta Morise, della situazione attuale della musica ma anche del sogno di scrivere una canzone per Mina.

Roberta Morise - A Mano A Mano

Pierdavide ci racconti com’è nata la collaborazione con Roberta Morise per il brano “A mano a mano”?

“E’ nata da Roberta e dal suo entourage che hanno pensato di celebrare i 70 anni di Rino Gaetano con una canzone che in qualche modo è una dichiarazione di intenti in un momento in cui siamo distanziati e il concetto di tenersi per mano sembra paradossale. Quando hanno deciso di coinvolgermi in questo progetto ho accettato subito perchè mi piace Roberta come persona, artista e cantante ed ho sposato l’idea di accorciare le distanze fisiche attraverso questo brano. Anche se abbiamo registrato in due posti diversi, lei a Roma e io a Milano ed eravamo lontani fisicamente, la musica ci ha permesso di sentirci vicini”.

Cosa rappresenta per te un grande cantautore quale Rino Gaetano?

“E’ uno degli artisti che ho scoperto grazie a mia madre. Devo molto ai miei genitori per quanto riguarda la mia formazione musicale perchè è dai loro dischi, cd o cassette che è partita la mia forma mentis che si è trasformata nel mestiere che avrei voluto fare da grande. Il mio percorso artistico si è spesso intrecciato virtualmente con Rino Gaetano e ne sono stato felice e onorato perchè ha scritto pagine di storia della musica italiana. Quando entrai ad Amici con La ballata dell’ospedale un critico mi associò a lui mettendomi anche un po’ in imbarazzo, poi nel corso del talent ho cantato “Gianna”, durante il mio primo tour ho fatto una versione unplugged di “Tu, forse non essenzialmente tu” e l’anno seguente mi chiamarono per un album tributo corale a Rino in cui ho cantato “Berta filava”. Inoltre sono diventato amico di Alessandro Gaetano greyVision, che è suo nipote”.

Dieci anni fa è uscito il tuo disco d’esordio “Una canzone pop”. Che ricordo hai di quel periodo?

“E’ stato un periodo molto importante perchè arrivavo da un piccolo paese in cui coltivare dei sogni di gloria legati alla musica era complicato. “Amici” ha in qualche modo contribuito ad amplificare la mia musica in maniera esponenziale e sarò sempre grato a Maria De Filippi e al talent per avermi dato questa opportunità. Conservo dei bellissimi ricordi”.

Durante il lockdown hai pubblicato la canzone “Forza e coraggio” i cui proventi sono stati destinati ad Humanitas e Fondazione Humanitas per la Ricerca a sostegno del loro impegno quotidiano per la diagnosi, la cura e la ricerca contro il Covid-19…

“Questa canzone nasce negli ultimi tre-quattro anni del mio periodo milanese. Il mio trasferimento da Roma a Milano deriva da difficoltà artistiche e anche di vita privata che mi hanno spinto a cambiare radicalmente tutto. Con Caramelle pensavo che finalmente le cose stessero tornando a posto sul piano professionale ma sono subentrate prima la mia malattia da cui sono guarito, poi quella di mio padre che purtroppo non ce l’ha fatta. Sono avvenimenti che ti scavano dentro e hai bisogno di esorcizzare il dolore e le esperienze traumatizzanti. Ognuno lo fa come può, io ho usato la musica e “Forza e coraggio” rappresenta il mio bisogno di appellarmi a tutta la mia capacità di resilienza in un momento in cui crollare sarebbe stato facile e anche giustificabile. Il direttore della comunicazione di Humanitas, parlando durante il lockdown e chiedendomi come stessimo io e mio padre, mi ha chiesto scherzando quando avrei fatto una canzone per loro e io ho risposto che ce l’avevo già perchè avevano fatto tanto per me e in parte per mio papà e mi sembrava giusto ringraziarli attraverso “Forza e coraggio”. Aver raccolto qualche soldino da destinare alla Fondazione Humanitas per la ricerca mi ha dato modo di dimostrare anche in maniera pratica oltre che filosofica la mia gratitudine verso dei veri eroi”.

Pierdavide Carone 2_ph Virginia Bettoja_b

Stai lavorando a un nuovo disco?

“Quest’ultimo anno è stato complicato a livello privato e poi la pandemia che ha colpito soprattutto noi artisti ha messo in stand by tanti progetti. Ora ho voglia di ripartire e “A mano a mano” è un aiuto per non annegare nel dolore, in quanto è giusto viverlo ma bisogna anche andare avanti a fronte del messaggio che mi ha lasciato mio padre e di quanto lui credesse in me. E’ fondamentale che a piccoli passi possa ricominciare. Nel 2021 mi piacerebbe finalmente pubblicare il nuovo disco poiché sento che è arrivato il momento adeguato”.

Pensi che questo stop forzato che ha riguardato il campo della musica e dello spettacolo dal vivo possa servire a cambiare anche quelle cose che già non funzionavano prima della pandemia?

“Mi piacerebbe pensarlo ma non credo. Il problema nella musica è che sei condannato a essere talmente famoso da diventare ricco o almeno abbiente o essere un giovane in rampa di lancio. Tutto quello che sta in mezzo non è tutelato, non è considerato e a volte viene anche schernito in maniera silenziosa e quando questo succede ferisce. Ad esempio in questo momento si poteva cogliere l’occasione per apportare qualche cambiamento. Si fanno tanti bei programmi connessi alla musica e avrebbero potuto fare una buona azione e dedicare spazio a chi già ne aveva poco prima della pandemia e con l’interruzione dell’attività live ha smesso completamente quasi di esistere. Invece ci sono i soliti personaggi da auditel, non metto in dubbio che la tv abbia bisogno di artisti di spicco però si poteva trovare una sintesi. Chi non stava soffrendo particolarmente la situazione del covid ha trovato un cuscinetto che non era necessario e chi era in difficoltà rischia di fare ancora più fatica e ci perdiamo tutti. La musica è fatta anche da chi ha bisogno di risalire la china perchè ha avuto una situazione sfavorevole ma se non viene aiutato non riuscirà più a rialzarsi”.

Tu e Roberta Morise avete una cosa in comune: entrambi avete cantato con Lucio Dalla, nel tuo caso al Festival di Sanremo 2012 portando in gara il brano “Nanì”. Ti piacerebbe tornare sul palco dell’Ariston?

“Sono diversi anni che provo a tornarci ma alla fine non sono riuscito ad entrare nella rosa dei partecipanti. Stava per diventare un’ossessione anche per me ma gli amori devono essere bilaterali e al momento credo di voler fare altro nella vita piuttosto che sperare che un no si trasformi in un sì per grazia ricevuta chissà quando e perchè”.

Un sogno nel cassetto che vorresti realizzare in futuro…

“Il mio sogno è ambizioso: mi piacerebbe scrivere per Mina”.

di Francesca Monti

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