“Dottori in corsia – Ospedale Pediatrico Bambino Gesù” racconta le storie di Giovanni e Francesco

Le storie di speranza di Giovanni e di Francesco sono al centro del terzo episodio della quarta stagione di Dottori in corsia – Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in onda lunedì 25 gennaio alle 23.15 su Rai3. La docu-serie di Simona Ercolani, prodotta da Stand by me in collaborazione con Rai Fiction, vede la partecipazione straordinaria di Federica Sciarelli, che, attraverso incontri e interviste ai giovani pazienti, famigliari e medici, ripercorre il viaggio verso la guarigione per documentare anche in epoca Covid il miracolo quotidiano della medicina all’interno dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, struttura d’eccellenza a livello europeo.
Giovanni, 11 anni, da Napoli, convive dalla nascita con una severa scoliosi che gli rende difficile perfino camminare e una cardiomiopatia restrittiva che rende indispensabile un trapianto di cuore, che però potrà essere eseguito solo quando il problema alla schiena verrà risolto grazie a un intervento alla colonna vertebrale molto complesso e rischioso.
Francesco, 13 anni, della provincia di Latina, sogna invece di diventare un contadino e guidare il trattore come suo padre; un sogno messo a rischio da una grave malattia che si manifesta quando ha solo 10 anni: la dermatomiosite giovanile, patologia molto aggressiva che colpisce i muscoli e la pelle, impedendogli di deglutire o camminare e perfino di prendere il sole. Solo una lunga cura potrà guarirlo e restituirgli i suoi sogni e una vita normale.
La nuova stagione di Dottori in corsia – Ospedale Pediatrico Bambino Gesù racconta come, anche nel contesto inedito del Covid, l’eccellenza medica non si sia fermata, continuando a salvare e guarire i piccoli pazienti. Le storie vedono coinvolti i ragazzi ricoverati, le loro famiglie, i medici e gli infermieri impegnati in prima linea nella cura di malattie spesso molto complesse. Le telecamere hanno seguito i giovani protagonisti dentro e fuori le corsie dell’ospedale, entrando nelle loro case per capire quanto la malattia abbia cambiato la loro vita quotidiana e quella delle loro famiglie.

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