SANREMO 2021 – Intervista con Orietta Berti, in gara con il brano “Quando ti sei innamorato”: “Racconta la storia di tutti perché parla di un incontro che diventa una passione che dura tutta la vita”

Ha venduto oltre 16 milioni di dischi in 55 anni di carriera, è tra le più grandi cantanti italiane di sempre e parteciperà al Festival di Sanremo per la dodicesima volta. Orietta Berti porterà sul palco dell’Ariston “Quando ti sei innamorato” (per l’Etichetta Starpoint Corporation, con la Produzione artistica del Maestro Enzo Campagnoli), una canzone scritta da Francesco Boccia, Ciro Esposito, Marco Rettani, che racconta un grande e importante incontro, quello della vita: sentimenti ed emozioni che possono nascere da ragazzini per diventare poi una vera passione di cui non si può fare a meno e che dura per tutta la vita.

In questa piacevole chiacchierata abbiamo parlato con Orietta Berti di “Quando ti sei innamorato”, ma anche dell’autobiografia “Tra bandiere rosse e acquasantiere”, edita da Rizzoli, dei ricordi legati al Festival di Sanremo, delle sue collezioni e degli incontri speciali con tre Pontefici. 

In occasione del Festival, il look dell’artista sarà curato da Nicolò Cerioni.

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credit foto Stefano Pilli

Orietta, torna in gara al Festival di Sanremo ventinove anni dopo l’ultima partecipazione. Quali sono le sue sensazioni a pochi giorni dall’inizio della kermesse?

“Penso che sentirò la stessa emozione che provo ogni volta che salgo sul palco per i miei concerti. Ora sono a digiuno da quasi un anno, quindi per me è un piacere poter cantare con l’orchestra dal vivo al Teatro Ariston e rappresentare un’intera generazione”.

Canterà il brano “Quando ti sei innamorato” scritto da Francesco Boccia, Ciro Esposito e Marco Rettani. Cosa può raccontarci a riguardo?

“Tre anni fa Boccia mi ha fatto sentire questo pezzo che aveva scritto forse perché si sentiva in credito con me dopo che lo avevo lasciato libero di dare a Il Volo il brano “Grande amore”. Mi aveva portato due canzoni, “Quando ti sei innamorato” e “La mia vita è un film” che darà il titolo al cofanetto. Quando ho letto il testo ho detto a Francesco che sembrava la mia storia, lui ha risposto che era la sua e lo stesso ha affermato l’altro autore, Ciro Esposito. Potrebbe quindi essere la storia di tutti perché parla di un incontro che poi si avvera in una passione che dura tutta la vita, come nel mio caso con mio marito Osvaldo, con cui sono sposata da 54 anni ed è stata una fortuna da ambo le parti”.

Quando ti sei innamorato” andrà a far parte di un nuovo disco?

“Abbiamo un po’ di progetti in uscita. Il giorno successivo alla mia esibizione a Sanremo 2021 verrà pubblicato il 45 giri, poi il video del brano, quindi un cofanetto con sei cd, quattro con i brani del passato, uno con i duetti che ho fatto e uno con 22 canzoni inedite che ho cantato per festeggiare i 55 anni di carriera, tra cui il pezzo sanremese in due versioni, quella per il disco e un’altra con un arrangiamento diverso, più plateale usando tutti gli strumenti a disposizione nell’orchestra. Poi uscirà anche un cd doppio con gli inediti e per i collezionisti un vinile doppio”.

Si è dibattuto molto sulla presenza o meno del pubblico a Sanremo 2021. Lei cosa pensa a riguardo?

“Siamo purtroppo abituati ad esibirci senza pubblico, è un peccato perché l’entusiasmo e il calore che dà la gente presente in sala sono ineguagliabili ma dobbiamo immaginare che dietro alle telecamere ci siano milioni di persone che ci seguono e dobbiamo cantare per loro”.

Sarà indubbiamente un Festival di Sanremo diverso dal solito…

“Quest’anno saremo accompagnati da una sola persona, saremo chiusi in hotel, ognuno mangerà nella sua camera e dovremo avvertire per ogni spostamento che faremo, l’attività stampa sarà da remoto e io sarò attiva dal mattino alle 9 fino al momento delle prove. Sarà un Festival anomalo, senza la gente che ti aspetta fuori dal Teatro e dagli alberghi. Sarà differente anche per quanto concerne le votazioni, l’ultima volta che sono stata al Festival c’erano i voti delle giurie, ora con l’avvento della tecnologia ci sarà un pubblico un po’ diverso dal mio. Saranno contenti sia Marino Bartoletti che il dottor Bruno Vespa che ogni volta che mi incontravano dietro le quinte mi chiedevano perché non andassi al Festival. Finalmente ho esaudito il loro desiderio. E anche quello di Fabio Fazio. Ogni domenica a Che Tempo Che Fa c’è questo tormentone da lui creato insieme a Frassica e Marzullo, per cui cercano di farmi cantare la canzone che presenterò a Sanremo per farmi squalificare e farmi restare con loro in trasmissione, ma io ho detto che non ci riusciranno nemmeno mettendomi qualcosa nel thè (ride). So che non vincerò ma sono sicura che farò una cosa gradita per tanti spettatori, visto che, essendo tutto chiuso, la gente è a casa la sera e guarda la tv”.

A proposito del futuro della musica dopo la pandemia, secondo lei quali potranno essere le prospettive? 

“Noi artisti siamo tutti ottimisti per carattere. Speriamo che questa estate si possano fare i concerti, però se non dovesse essere così attenderemo il 2022 con speranza, una parola d’ordine che circola dappertutto. Io siccome dormo poco guardo la tv per essere informata su tutto, dalla politica al coronavirus a quello che succede nel mondo. Il settore della musica è stato indubbiamente penalizzato, io sono in pensione ma nel mio piccolo ho 30 persone che collaborano con me e da un anno sono ferme. Menomale che hanno fatto il Festival così un 10% dei lavoratori dello spettacolo avrà modo di lavorare, mi riferisco a tecnici, musicisti, grafici, orchestrali, giornalisti. Speriamo che il vaccino possa permettere di riaprire sale, teatri, cinema già quest’estate. Questa pandemia è molto grave e la salute è la cosa più importante. Io ho provato il covid sulla mia pelle, è una malattia terribile che lascia stanchezza e può portare anche alla depressione, perché hai sempre bisogno di avere delle persone vicino che ti aiutano. Dobbiamo innanzitutto combattere tutti insieme contro questo nemico invisibile. Per il resto siamo pronti per affrontare quello che verrà”.

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credit foto Stefano Pilli

Che ricordo conserva del suo primo Festival di Sanremo nel 1966 al Teatro del Casinò, con Io Ti Darò di Più con Ornella Vanoni e dell’ultima partecipazione nel 1992 al fianco di Giorgio Faletti con Rumba di Tango?

“Riguardo il mio debutto a Sanremo nel 1966 quando sono entrata al Teatro del Casinò è stata una delusione per me perché dalla tv mi sembrava enorme invece era una bomboniera. Poi c’era anche la preoccupazione di ricordarsi il testo perché allora non esistevano i gobbi. L’ultima volta, 29 anni fa, è stata invece una bellissima scampagnata. Giorgio Faletti era talmente divertente e imprevedibile che ogni situazione sembrava una telenovela. Aveva sempre la battuta pronta e faceva delle sceneggiate sia al ristorante che alle prove e lo ricordo con immenso piacere”.

In gara a Sanremo 2021 ci sono anche gli Extraliscio e Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale con cui ha cantato “Merendine blu” e preso parte al film diretto da Elisabetta Sgarbi “Si ballerà finché entra la luce dell’alba. Extraliscio – Punk da Balera”, presentato in anteprima alle Giornate degli Autori nell’ambito della 77a Mostra del Cinema di Venezia. Com’è nata la vostra collaborazione?

“Quando Lodo è andato a Sanremo nel 2018 con Lo Stato Sociale è venuto a presentare la canzone “Una vita in vacanza” da Fabio Fabio a Che Tempo Che Fa, è passato nel mio camerino per salutarmi e per un selfie e mi ha detto: chissà se in futuro potremo fare qualcosa insieme. Dopo un anno il suo produttore mi ha contattato perché gli Extraliscio avevano fatto una canzone e volevano interpretarla con me e Lodo. Ho accettato e l’abbiamo registrata. Poi Elisabetta Sgarbi ha deciso di realizzare il suo film documentario. Gli Extraliscio avevano già fatto il video in versione cartoon, mentre Elisabetta ha girato un filmato in un teatrino di fianco alla Scala a Milano, l’ultimo giorno prima del lockdown. Ci siamo visti a Venezia, in occasione delle Giornate degli Autori, ma purtroppo non ci sarà modo di incontrarci all’Ariston perché nessuno può partecipare alle prove degli altri artisti. Ci sentiremo però telefonicamente”.

A proposito di film, ha lavorato anche al cinema con personaggi del calibro di Ugo Tognazzi, Ettore Scola e Paolo Villaggio. Le piacerebbe in futuro rifare questa esperienza?

“Ho fatto diversi film per il cinema e anche uno per la tv, “Tutti i padri di Maria”, con Lino Banfi e Lino Toffolo, girato in Argentina e diretto da Luca Manfredi, figlio del grande Nino. Se dovesse capitare l’occasione di fare una partecipazione mi piacerebbe. Al teatro invece ho sempre detto di no perché non mi piace fare tutte le sere la stessa cosa, preferisco cantare all’aperto con tanta gente e l’orchestra dal vivo”.

Se dovesse pensare ad un’immagine dei suoi 55 anni di carriera cosa le verrebbe in mente?

“Mi vengono in mente tante immagini. I lunghi viaggi, le tournée all’estero, i programmi tv, le edizioni di Canzonissima che iniziavano il 6 settembre e terminavano il 6 gennaio. Io ho avuto la fortuna di partecipare a tutte le finalissime grazie al pubblico che mi ha sempre votato. Ma anche i Festival di Sanremo di una volta, quando erano l’unica trasmissione che permetteva di far conoscere il proprio talento e avviare una carriera. Da trenta anni a questa parte anche se un artista non va in finale ci sono tanti programmi in cui poter presentare il brano. Una volta se la canzone veniva eliminata la prima sera si doveva aspettare il proprio turno per promuoverla, dopo che tutti i finalisti si erano esibiti sui due canali tv esistenti. Ci sono stati tanti pezzi che pur arrivando ultimi scalarono le classifiche. Una volta al centro del Festival c’era la musica, oggi è diventato un grande show televisivo, anche perché ci sono tanti modi per ascoltare le canzoni, dal telefonino alle piattaforme”.

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Lo scorso settembre è uscita anche la sua autobiografia “Tra bandiere rosse e acquasantiere”…

“Il libro racconta una fetta d’Italia che non c’è più, dal Dopoguerra agli anni Ottanta è cambiata molto la società, con la tecnologia si possono fare tantissime cose anche a distanza ma non c’è più quel calore, quella presenza di una volta. Ovviamente ci siamo adattati, ora tutto si risolve nel minor tempo possibile e grazie alla tecnologia durante il lockdown abbiamo portato avanti il libro e abbiamo potuto registrare i pezzi del cofanetto stabilendo le tonalità tramite internet. Mi facevano sentire come sarebbe stato l’arrangiamento, io andavo a Napoli a registrare un pezzo al giorno, ma non è stato possibile fare il missaggio in presenza a Catanzaro ed è stato effettuato da remoto. Ora stiamo lavorando con il grafico per i crediti e per le foto. Tornando a Tra bandiere rosse e acquasantiere” la Rizzoli ha organizzato i firmacopie in più di 80 librerie in tutta Italia, sono stata a Bologna e a Modena in una specie di anfiteatro bellissimo, ma poi è arrivata la quarantena e abbiamo rimandato tutto a quando sarà possibile incontrare nuovamente le persone”.

Nel libro racconta che è stato suo padre a volere fortemente che lei diventasse una cantante. Quindi dobbiamo ringraziare lui se abbiamo la fortuna di ascoltare la sua voce e le sue splendide canzoni…

“Devo ringraziare mio padre e la sua perseveranza ma anche Giorgio Calabrese perché a quei tempi la comunicazione non era facile come adesso e bisognava conoscere i direttori delle case discografiche per fare un’audizione. Per una ragazza di campagna come me, che abitava in un piccolo paesino, che non aveva neanche il telefono di casa ma usava quello pubblico del bar è stato difficile emergere per cui è stato fondamentale quell’incontro con Giorgio che ha preso un impegno con mia mamma che era rimasta vedova e non aveva più i mezzi per farmi studiare e quindi voleva che trovassi un lavoro. A me piaceva fare la sarta e a Reggio Emilia c’era una scuola di disegnatrici che durava tre anni e mi hanno iscritta lì. Calabrese ha detto a mia madre che contemporaneamente avrei potuto anche tentare altre strade, perché secondo lui avevo una voce bella, all’italiana, e in quel periodo ce n’erano poche nuove. Quindi abbiamo provato a fare qualche provino. Sono stata a Milano, mi avevano messa in un pensionato di suore e facevo le audizioni nelle case discografiche e poi una multinazionale, la Philips, mi ha fatto il primo contratto e lì è iniziata la mia carriera guidata da Giorgio. Lui si è preso cura di me, di Fabrizio De Andrè, di Memo Remigi, di autori come Isola, Zambrini che ha scritto per Morandi, Gian Pieretti che ha composto Le Pietre per Ricky Gianco, è stato importante per tanti giovani che non avevano altrimenti possibilità di fare carriera. Devo sempre ringraziarlo. Calabrese è stato un autore televisivo di successo con programmi quali Studio Uno o Senza rete, ha scritto canzoni per tutti, da Mina alla Vanoni a Umberto Bindi firmando “Il nostro concerto”, “E se domani”, “Arrivederci””.

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credit foto Stefano Pilli

Sappiamo che tra gli oggetti che le piace collezionare ci sono i Puffi, le bambole e le acquasantiere. Come sono nate queste passioni?

“I Puffi erano molto di moda negli anni Ottanta, ho iniziato a comprarli per i miei figli e poi abbiamo preso tutta la collezione anche se nel tempo qualche esemplare è andato perso. Le bambole di gesso invece da piccola non mi piacevano perché avevano dei capelli brutti, poi con l’avvento della plastica sono diventate bellissime e indistruttibili, la prima me l’ha regalata Osvaldo per un mio compleanno e ce l’ho ancora. Oggi mi mandano esemplari da ogni parte del mondo e ne ho 90 tanto che non ci stanno più nella camera delle bambole e le ho relegate nei bauli in soffitta. Sono ancora nelle loro scatole. La passione per le acquasantiere è nata parecchi anni fa, vado spesso ai mercatini dell’antiquariato e mi sono sempre piaciute quelle su marmo con una decorazione a smalto particolare perché ogni orafo faceva un disegno diverso dall’altro e quindi sono molto rare. Risalgono al periodo che va dalla fine dell’Ottocento fino alla metà del Novecento. E poi colleziono borse e scarpe, essendo del segno zodiacale dei Gemelli che è doppio ne compro sempre due paia per modello, uno da indossare e uno da collezionare”.

Ha incontrato tre Pontefici, che ricordo ha di quei momenti speciali?

“Nella mia vita ho avuto la fortuna di conoscere tre Pontefici: Papa Wojtyla in occasione di uno spettacolo per il Giubileo del 2000. Doveva essere presente alla diretta dell’evento ma ha dovuto rinunciare perché non stava bene e ci ha ricevuto la mattina seguente nell’anticamera della sua camera, ci ha salutato, ringraziato e regalato un rosario, ed è stato un momento emozionante. Papa Benedetto XVI l’ho incontrato nel Salone dei Ricevimenti insieme a tanti giornalisti, facevo parte delle Edizioni Paoline perché avevo una rubrica su Famiglia Cristiana e siccome Don Sciortino lo aveva già conosciuto ha mandato me insieme ad altri cinque colleghi all’incontro con il Pontefice. Gli ho detto che cantavo le canzoni di Suor Sorriso e lui si ricordava di questa cosa. Papa Francesco l’ho visto due volte, la prima nel Salone dei Ricevimenti dove aveva ricevuto tutti i collaboratori dei settimanali religiosi e poi dopo un’udienza generale in Piazza San Pietro. Ero dietro al palco, si è avvicinato e gli ho regalato un mio cofanetto. Lui mi ha salutato e mi ha  chiesto: “Lei canta bene? Chi canta bene prega due volte, come diceva Sant’Agostino. E lei ci fa onore”. Ha uno sguardo così buono e una dolcezza infinita che mi è sembrato di conoscerlo da sempre”.

di Francesca Monti

Grazie a Mauro Caldera e a Pasquale Mammaro

credit foto copertina Stefano Pilli

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