Nasce RUMORE D’ALI TEATRO, una nuova compagnia teatrale all’interno della Casa di Reclusione di Vigevano

Nasce, grazie al progetto Per Aspera ad Astra, RUMORE D’ALI TEATRO, una nuova compagnia teatrale all’interno della Casa di Reclusione di Vigevano, nell’anno in cui il Teatro e i teatranti son stati silenziati.

RUMORE D’ALI TEATRO  prende vita  dopo 5 anni consecutivi di laboratorio teatrale, a cura di ForMattArt insieme alla regista  Alessia Gennari, dentro la CR Vigevano, realizzato grazie al contributo dei fondi POR FSE 2014-2020 Regione Lombardia.

Dall’estate 2020 il progetto Per Aspera ad Astra ha permesso di indirizzare definitivamente l’orientamento del lavoro verso la produzione artistica e la formazione tecnica professionalizzante dei detenuti attori.

La Compagnia nasce nel 2021, 10mo anno di attività di ForMattArt, per mettere un punto – che sia anche d’inizio – ad un 2020 così complesso, a distanza fisica, traballante, incerto, di legami sospesi, di chiusure e di prossimità mediate da computer, in cui, però, non abbiamo mai smesso di esserci, in DAD, su ZOOM, dal vivo, dentro, fuori, ma sempre INSIEME. ù

Insieme al Direttore Davide Pisapia ed educatori della CR Vigevano, insieme all’Amministrazione Penitenziaria, insieme ai vecchi e nuovi detenuti attori, insieme alla regista, alla responsabile organizzativa Iris Caffelli, alla drammaturga Federica Di Rosa, al coreografo Flavio D’Andrea,  grazie a chi non ha mai smesso di credere che è possibile “riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza”: al progetto Per aspera ad astra – nato dalla Compagnia della Fortezza di Volterra guidata da Armando Punzo -sostenuto e promosso da ACRI (*). Un progetto che ha come obiettivo principale quello di promuovere il confronto delle migliori esperienze e pratiche di teatro in carcere presenti in diversi Istituti italiani, avviando un dialogo e uno scambio di competenze a beneficio della professionalità di tutti i soggetti coinvolti.

NOTE DI REGIA DEL NUOVO PROGETTO

Il nuovo progetto della neonata compagnia affonda le sue radici nel percorso di questi anni. In occasione di un’improvvisazione il gruppo si era trovato a lavorare sul tema dell’attesa. All’incontro successivo uno degli attori detenuti, un ragazzo che prima di iniziare il laboratorio a stento parlava l’italiano, si era presentato con un monologo scritto di suo pugno. Il monologo descriveva un hotel “piccolo e tranquillo”, ironicamente diventato per il suo autore la metafora di un carcere. Questo testo, così ben scritto, così ironico e così spontaneo, è rimasto nel nostro cassetto a lungo, fino a che i recenti eventi non ne hanno evidenziato ancora di più la potenza e l’universalità: l’hotel è metafora del carcere e diventa anche metafora di un luogo chiuso entro cui si volge l’intera vita dell’uomo e si manifesta l’intera gamma dei sentimenti: amore, amicizia, solitudine, frustrazione, entusiasmo, depressione, dipendenza. Un luogo composto di stanze, in cui entri e da cui esci forse diverso, impegnato in un viaggio di trasformazione che si svolge necessariamente senza spostamento fisico, ma che può condurti a importanti e impreviste rivoluzioni. Su questo testo e su queste riflessioni pone le basi il nuovo progetto di spettacolo cui stiamo lavorando insieme al gruppo di attori detenuti, impegnati in questa prima fase in un processo di scrittura creativa. Il progetto nasce già con una vocazione duplice, che considera il momento storico e le difficoltà connesse alla messinscena dello spettacolo dal vivo, in particolare all’interno di un istituto penitenziario. La prima fase del lavoro infatti prevede la realizzazione di una versione digitale del progetto, con la creazione di un percorso virtuale che ci porterà a scoprire in anteprima contenuti video e audio che andranno in un secondo momento a far parte dello spettacolo dal vivo: un viaggio (prima virtuale, poi reale) dello spettatore attraverso le stanze che abitano l’hotel, il carcere, la nostra vita.

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