A Tv7 street art, vaccinazioni serbe e il ritorno del lupo

Nuovo appuntamento con Tv 7, su Rai1, venerdì 12 marzo, a mezzanotte circa. Nel settimanale del Tg1, per iniziare, un  reportage dalla Campania colpita dall’impennata del Covid. Mentre l’ordinanza della Regione chiude lungomari, piazze, ville comunali, fiere e mercati, sale la curva dei contagi, mai così tanti da novembre scorso. E al 57% circola la variante inglese. Una delle zone più colpite, quella vesuviana: è emergenza negli ospedali dove mancano soprattutto posti e medici nelle terapie sub-intensive.

Poi, le vaccinazioni. A sorpresa la Serbia è il secondo Paese in Europa per le vaccinazioni fatte, in rapporto alla popolazione, dopo la Gran Bretagna. Ed è anche il quinto al mondo. Più di un cittadino su cinque ha già ricevuto la prima dose. Una sorta di “paradiso dei vaccini” dove chiunque può scegliere fra quattro diversi vaccini – Pfizer, Astrazeneca, Sputnik e Sinopharm – grazie all’abilità del governo che ha trattato con tutti i produttori, sia ad Est che ad Ovest. “E’ un successo di cui siamo orgogliosi”- dice a Tv7 la prima ministra Ana Brnabic.”

È stato sempre un animale temuto ma anche ammirato. Oggi, a cinquant’anni dalla legge che lo considera “specie protetta”, il lupo italiano torna a popolare montagne, boschi, campi in tutto il paese, ad eccezione delle isole. È in atto una evoluzione impetuosa anche se silenziosa: più gli umani si concentrano nelle città, più la fauna selvatica si riappropria di spazi lasciati liberi. Ma la vita del lupo non è facile: trappole, veleni e fucilate dei bracconieri sono ormai racconti quotidiani.

Negli Stati Uniti, c’è un movimento di estrema destra che miete consensi  con una teoria del complotto fantasiosa, apocalittica, infondata e smentita dai fatti. Chi sono e cosa rappresentano i seguaci di Qanon, tra i primi a dare l’assalto al  Congresso e oggi considerati una minaccia alla sicurezza nazionale?

 Per i ragazzi che vivono in provincia la pandemia ha significato isolarsi senza dare nell’occhio. Fabio Caso, “Kaso”, operatore sociale nel varesotto, attraverso la musica rap aiuta questi adolescenti – pressoché invisibili – a crescere. Ne sa qualcosa Alessandro Vanetti, oggi “Massimo Pericolo”, uno dei nuovi talenti della scena hip hop italiana. Dipendenze, spaccio, violenza eseguita e subita: i suoi brani e i suoi video disturbano, ma vogliono raccontare di un mondo giovanile in cui è difficile entrare e che ancor più in questa stagione fa un’enorme fatica a darsi delle prospettive.

La pandemia ha contribuito  ad instaurare nuove relazioni tra fisico e digitale. Quasi un salto in una nuova dimensione. Anche l’arte ci invita a “mollare gli ormeggi” e immergerci nella vita connessa. Sempre più spazi fisici riproducono ambienti digitali.  “Abbiamo bisogno di luoghi in cui far crescere idee, relazioni e costruire la società digitale” dice Mariagrazia Mattei, fondatrice del MEET a Milano, lo spazio immersivo che ora ospita un’installazione sul Rinascimento creata dall’artista Refik Anadol e da algoritmi.

Dai muri di Roma ai boschi della Bosnia. “Il mio nome è un omaggio al primo essere vivente lanciato nello spazio, la cagnolina Laika, perché voglio puntare in alto” : parla a Tv7 la street artist romana salita alla ribalta negli ultimi anni con i suoi poster di denuncia e ‘blitz’ notturni per le strade della capitale. Suo “L’Abbraccio”, il poster che ritrae Giulio Regeni e Patrick Zaki, e il murales per ricordare Soumali Sackò, il giovane migrante ucciso in Calabria nel 2018, nei campi dove lavorava come bracciante.

Infine per “Come eravamo” dagli archivi di Tv7, una domenica a Frattura, frazione di Scanno, paese in provincia dell’Aquila, 1300 metri di altitudine. È il 1965. Gli abitanti sono 600, solo la metà vive in paese e sono soprattutto donne. I loro padri, mariti e figli sono tutti emigrati tra Venezuela, Svizzera, Germania e Francia. Loro, le donne, vivono in solitudine nei campi, trasportano cibo e pesi sulla testa, camminando sotto la neve. Solo la domenica – a messa – incontrano le altre donne. Vestite di nero, il colore in questo caso non del lutto ma dell’attesa.

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