Giovedì 18 marzo su Rai 1 il film “Carosello Carosone” diretto da Lucio Pellegrini, con Eduardo Scarpetta: “Renato Carosone era un sano esempio di altruismo artistico”

Giovedì 18 marzo su Rai 1 va in onda in prima serata il film “Carosello Carosone” diretto da Lucio Pellegrini, che racconta l’ascesa ai vertici delle classifiche internazionali di Renato Carosone, il musicista italiano più famoso al mondo. Un’avventura rocambolesca e colorata all’insegna della musica, del divertimento e della sperimentazione. Un racconto divertente e pieno di ritmo, un graffiante ritratto dell’epoca e una riflessione su come con passione, amore per la propria arte e tanta determinazione, si può far ballare tutto il mondo.

“Carosello Carosone” è una produzione Groenlandia in collaborazione con Rai Fiction, prodotto da Matteo Rovere e Sydney Sibilia, scritto da Giordano Meacci e Francesca Serafini, tratto dal libro “Carosonissimo” di Federico Vacalebre, edito da Arcana Editore. Le musiche sono curate dal maestro Stefano Bollani.

A vestire i panni del musicista napoletano è il giovane Eduardo Scarpetta. Al suo fianco Vincenzo Nemolato che interpreta il ruolo di Gegè Di Giacomo, il batterista-fantasista sempre al fianco di Carosone, e Ludovica Martino nel ruolo di Lita Levidi, la ballerina di spicco che il musicista conosce ad Asmara e che diventa sua moglie.

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“Carosone è un simbolo delle nostra tradizione culturale più antica e della musica napoletana. E’ un film di cui vado orgoglioso e in cui ho creduto fin dall’inizio perché è un duplice omaggio al genio di questo grande artista ma anche alle nostre radici. Carosone infatti ha tenuto a battesimo la prima trasmissione musicale della Rai nel pomeriggio del 3 gennaio 1954, ovvero L’Orchestra delle Quindici”, ha esordito Fabrizio Zappi, vicedirettore di Rai Fiction.

Quindi la parola è passata a Stefano Bollani che cura le musiche del film:Non ho mai incontrato Carosone di persona ma a undici anni gli scrissi una lettera e lui rispose. Ringrazio la Rai Fiction e Groenlandia che raccontano una storia chiara, limpida, il percorso di una persona che crede nel proprio talento e il mondo lo sostiene. Il cast è stato preparato dal Maestro Ciro Caravano e sono stati tutti bravissimi. Ho realizzato le musiche di Carosone come dovevano essere, fedeli alla versione originale. E’ stato divertente avere la possibilità di immaginare la musica che questo immenso artista faceva negli anni Trenta in Africa, senza avere delle documentazioni. Noi conosciamo il suo repertorio grazie al libro di Vacalebre. La musica di Carosone è un antidoto contro la tristezza”.

I produttori Matteo Rovere e Sydney Sibilia hanno raccontato com’è nata l’idea del film: “Per noi è stata una gioia immensa produrre questo film e anche una grande responsabilità verso un personaggio così importante a livello internazionale. E’ un progetto che ti mette di buonumore. Eravamo in un bar ed è partita Tu vuo’ fa’ l’americano e ci siamo chiesti come mai non fosse ancora stato fatto un film sulla vita straordinaria di Carosone. E’ sempre stato dietro alle sue canzoni, alcune non le cantava nemmeno ma le faceva fare alla band, condivideva il successo con tutti, noi invece abbiamo cercato di omaggiare lui. Da “artisti” ci emozionava molto una persona che ha questo approccio rispetto al suo mestiere”.

Il regista Lucio Pellegrini ha dichiarato:Ci sembrava interessante provare a raccontare un personaggio che è stato così esclusivo nel panorama musicale italiano e che aveva una storia particolare con un ritiro prematuro e in qualche modo ci permetteva di mettere in scena anche una storia di rinascita dell’Italia nel Dopoguerra attraverso il talento e l’intrattenimento intelligente. Una storia poco conosciuta ma con canzoni che sono cantate da tutti”.

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credit foto Andrea Pirrello /Ufficio Stampa Rai

Eduardo Scarpetta dà il volto a Renato Carosone: “Sono emozionatissimo. Un mese e mezzo prima dell’inizio delle riprese io e Ciro Caravano, mio insegnante di canto al Centro sperimentale, ci siamo messi a studiare piano e voce e ho fatto esercizi di articolazione delle dita. E’ stato comicissimo il momento in cui ho messo due mani sul pianoforte, poi abbiamo perfezionato il canto e abbiamo registrato le canzoni con Stefano Bollani, che per me è un mito. Sono felice di aver avuto l’opportunità di interpretare il Maradona della musica. Renato Carosone è stato un mito italiano e mondiale e credo si debba imparare tanto da lui e debba essere conosciuto da tutte le generazioni. Era un sanissimo esempio di altruismo artistico, non pretendeva tutte le luci su di sè ma era molto generoso prima con il suo terzetto, poi con il quintetto e infine con il sestetto, infatti ha lasciato tutto nelle mani del suo amico fraterno Gegé Di Giacomo che rendeva il suo gruppo ancora più empatico. Le contaminazioni africane da fare con la voce sono complicate, c’è stata anche un po’ di rabbia e frustrazione perché ce la mettevo tutta ma il risultato non era quello che volevamo. Inoltre non avevo mai messo mano nella mia vita ad uno strumento musicale. E’ stato bellissimo stare tutti insieme in un albergo a Napoli perché dovevano tenerci in una bolla, era come se fosse una compagnia teatrale, facevamo colazione con la troupe, andavamo sul set, giravamo e poi cenavamo insieme”.

L’attore ha poi svelato quali caratteristiche di Carosone lo hanno maggiormente colpito:Nutro profonda stima verso l’artista ma anche verso l’uomo che ha deciso di lasciare la musica al culmine della sua carriera. L’amore che provava per Lita è una cosa insolita oggi, si innamora, si dichiara, ne riconosce il figlio e diventa la sua donna per tutta la vita, la porta a Napoli e ha questo confronto con il padre. Nella biografia Carosone dice che in Africa erano diventati in tre, non parla di Pino come un figlio riconosciuto ma come figlio suo. Mi metto anche nei panni del Carosone ragazzo che a 17 anni nel 1937 si è trasferito in Africa a suonare e la sua prima esperienza non è andata bene perché c’era un gruppo di trasportatori bergamaschi che non voleva la musica napoletana ma non si è arreso e alla fine è diventato l’artista che tutti conosciamo. Non ho avuto modo di incontrare Pino ma so che durante le riprese ha visto il provino e ha detto che nella mia interpretazione ha rivisto quell’ironia che aveva suo padre. Quindi abbiamo avuto la sua benedizione e ne sono felice”.

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credit foto Andrea Pirrello /Ufficio Stampa Rai

Vincenzo Nemolato interpreta Gegé Di Giacomo: “Nella preparazione del personaggio c’era l’evidente scoglio tecnico di affrontare la batteria che non avevo mai avuto il coraggio di imparare a suonare e dovevo interpretare uno dei più grandi virtuosi di questo strumento. E’ stato possibile grazie a Mariano Barba junior che mi ha aiutato a coprire quel gap ma anche a concepire un modo in intendere la vita diverso. Il batterista riesce a vedere le cose in base ai suoni che può dare qualsiasi tipo di oggetto, ad esempio c’era questa scena del provino di Gegè che suonava i bicchieri. Nei due mesi di preparazione ho avuto la disponibilità della produzione per imparare anche a fingere di saper suonare la batteria e non maneggiare le bacchette come se fossero quelle del sushi, e poi c’è stata la preparazione canora con Ciro Caravano”.

Ludovica Martino è Lita, la moglie di Carosone: “E’ un ruolo molto diverso da quelli che ho interpretato finora perché è un personaggio realmente esistito. Su Lita si sa molto poco e grazie al lavoro con Lucio, gli sceneggiatori, i produttori abbiamo costruito il personaggio. Mi piace pensarla come una donna che è sempre stata accanto al suo uomo, che è indipendente anche per i tempi, infatti faceva la ballerina di swing in Africa, che ha lasciato la sua terra da giovane e si è spostata con lui in tutto il mondo, camminando l’uno al fianco dell’altra. Anche l’accoglienza che Renato ha per il figlio di Lita, Pino, è un gesto di un gentiluomo d’altri tempi”.

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credit foto Andrea Pirrello /Ufficio Stampa Rai

New York, 1958. Le luci si accendono sul palco del Carnegie Hall, dove il Sestetto è pronto a esibirsi. Un sogno che si avvera per Renato Carosone che arriva in America dopo una lunga tournée di grandissimo successo in giro per il mondo.
Si parte da lì per ripercorrere a ritroso la vita e l’ascesa ai vertici delle classifiche internazionali di uno dei maggiori autori e interpreti della musica italiana.
Dopo essersi diplomato in pianoforte al Conservatorio di San Pietro a Majella a Napoli, grazie all’aiuto e gli sforzi del padre Antonio, Renato parte per l’Africa Orientale Italiana, scritturato come pianista e direttore d’orchestra dalla compagnia di arte varia diretta da Aldo Russo. Ma i loro spettacoli non riscuotono molto successo e, mentre la compagnia si scioglie, Renato decide di restare in Africa. Con non poche difficoltà arriva ad Asmara, si esibisce nel night-club del teatro Odeon e lì conosce e si innamora di Lita (Italia Levidi), ballerina di spicco di origini veneziane. I due si sposano poco dopo formando una famiglia con il figlio di Lita, Pino, che Renato accoglie e ama come suo.
Tornato in Italia, finita la guerra, Renato viene chiamato a formare un trio per un nuovo locale a Napoli, lo Shaker Club. Con il chitarrista olandese Peter Van Wood e il batterista-fantasista napoletano Gegè Di Giacomo che diventa presto suo inseparabile compagno, Renato forma il Trio Carosone che ottiene subito un clamoroso successo, riproponendo brani noti in vesti sonore inedite e conquistando il pubblico con esibizioni originali e carismatiche.
Ma è dall’incontro con il paroliere Nisa che nascono alcuni dei brani più famosi e di successo di Renato che scalano le vette delle classifiche italiane e internazionali come Tu vuò fà l’americano, Torero, Pigliate ’na pastiglia, Caravan Petrol, O’ sarracino. L’onda del successo viene cavalcata con lunghe tournée, partecipazioni a programmi televisivi (Carosone e i suoi compagni sono i primi musicisti ad apparire in televisione a uno dei primi programmi della neonata tv, l’Orchestra delle quindici) e molto altro. Ma il desiderio di stare al fianco della sua famiglia e le riflessioni sulla sua stessa arte portano Renato, al culmine del successo, ad abbandonare le scene, lasciando un segno indelebile nella musica e nel cuore delle persone.

di Francesca Monti

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