Il digitale nel mondo dello spettacolo

Il digitale, contrariamente a quanto pensano molti teatranti, potrebbe rivelarsi uno strumento strepitoso per aumentare e sedurre nuovo pubblico lontano dalla sala di rappresentazione. Bisogna però comprendere che nel caso di un impiego digitale gli artisti dovranno sperimentare nuovi modelli espressivi e non limitarsi a filmare gli spettacoli senza una adeguata ricerca editoriale. In altri termini non accontentarsi di riprendere lo spettacolo con una telecamera, mandandolo in streaming in diretta o in differita su youtube o facebook.

Si tratta di rivoluzionare tutto il paradigma tecnico di strutturazione dello spettacolo, dalla messa in scena alla fase di ripresa e regia in un’ottica totalmente diversa dallo spettacolo dal vivo tradizionale. Ad oggi il mondo dello spettacolo ha per lo più impiegato il digitale come ripresa dello spettacolo dal vivo teatrale tradizionale. Ovviamente bisogna altresì ammettere che il teatro è una forma espressiva che difficilmente può essere disgiunta dal rito collettivo in presenza, dalla potenza del luogo, dall’interazione sociale degli spettatori prima dello spettacolo, durante l’intervallo e all’uscita dopo il rito degli applausi. Però si deve fare attenzione al fatto che la maggior parte dei giovani oggi considerano le forme tradizionali di teatro fortemente noiose e obsolete.

A tal proposito in effetti a ben vedere sanno di vecchio un sacco di cose riguardanti il teatro… solo per dirne una, il modello di “teatro all’italiana”, quello per intendersi con palchetti e platea a forma di ferro di cavallo, pur avendo conquistato tutto il mondo, penso sia oggi inadeguato per la prosa.. Infatti per acustica e struttura fu realizzato compiutamente nel XVII secolo per la lirica, la danza, la musica. Un luogo per le famiglie maggiorenti della comunità che avevano in proprietà un loro palchetto. In realtà si racconta che gli spettatori spesso, poco interessati a quanto avveniva sul palcoscenico, fossero molto più attratti dalla possibilità di uno scambio di intimità nello splendido isolamento del palchetto e soprattutto si recassero a teatro per guardarsi da un palchetto all’altro, confermando così la loro condizione socio-economica al fine di negoziare rapporti sociali profittevoli. Tanto è vero che il “teatro all’italiana “ fu definito anche “teatro dello sguardo”.

Per questi motivi, e per mia esperienza personale, credo che la potenza evocativa del teatro e il suo carattere sacro e rituale si realizzino maggiormente in piccoli spazi fuori del teatro ufficiale. Ora visto che nella storia le trasformazioni della struttura e del consumo teatrale sono parecchie, basti pensare ai passaggi dal teatro classico alle sacre rappresentazioni, dal teatro rinascimentale a quello barocco, sino alla riforma di Wagner e così via, ritengo che valga la pena di raccogliere, senza pregiudizi conservativi e dogmatici, la sfida digitale, sfruttando una opportunità nuova che potrebbe permettere di rivolgersi a un pubblico nuovo con risultati inaspettati.

di Toni Andreetta

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