IL PARADISO DELLE SIGNORE 5 – Intervista con Luca Bastianello: “Dante Romagnoli è un uomo moderno, onesto intellettualmente e capace di grandi atti d’amore”

Luca Bastianello è entrato da poche settimane nel cast de “Il Paradiso delle Signore 5”, serie amatissima in onda dal lunedì al venerdì alle 15,40 su Rai 1, nei panni di Dante Romagnoli, rappresentante di un’agenzia governativa che promuove le imprese italiane all’estero, un uomo moderno, che ha studiato ad Harvard e ha vissuto a New York e che una volta arrivato a Milano crea parecchio scompiglio tra Vittorio e Marta, la donna di cui è innamorato.

Attore poliedrico e affascinante, originario di Padova, ha esordito in tv in “Un papà quasi perfetto”, e ha poi preso parte alla soap “CentoVetrine” e a serie di successo come “La donna che ritorna”, “Rosso San Valentino”, “Una sera d’ottobre” e “Squadra Mobile-Operazione Mafia Capitale”, mentre a teatro ha recitato in spettacoli quali Le Troiane, Cyrano de Bergerac e Rain Man.

In questa piacevole chiacchierata Luca Bastianello ci ha parlato di Dante Romagnoli, ma anche del suo maestro Alberto Terrani, dei prossimi progetti, regalandoci inoltre un ricordo dell’indimenticabile Virna Lisi.

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Luca, da qualche settimana sei entrato a far parte del cast de “Il Paradiso delle Signore 5” nel ruolo di Dante Romagnoli, che ha portato subito scompiglio nella storia. Cosa puoi raccontarci a riguardo?

“Alcuni dicono che Dante sia pericoloso, non è ben visto da molti fan della serie perché va a rompere il rapporto tra Marta e Vittorio, ma è lui stesso a rinunciare a un matrimonio con la fidanzata Jenny con cui sta insieme da dieci anni e che appartiene ad una delle famiglie più prestigiose di New York, i Koffman, perché ha incontrato a parer suo una donna nuova, moderna, come Marta Guarnieri e si è reso conto di dover fare qualcosa di eclatante per cercare con tutte le armi che ha a disposizione di riportarla in America in quanto crede che sia l’ambiente ideale per lei, in cui costruire il proprio futuro. Dante ha dei lati oscuri, ma non è uno che vuole vendicarsi, anzi mette da parte anche l’aspetto della competitività per fare aprire gli occhi alla donna che ama e farle capire che ha talento e che grazie a tutte le avventure che hanno vissuto a New York è cambiata in meglio. E’ un uomo che ha lasciato Milano negli anni Cinquanta per andare in America a studiare economia ed esplorare nuovi mondi, ha alle spalle una famiglia importante, anche se non si parla molto del suo passato. Lui e Marta hanno molte passioni in comune, ad esempio è andata in onda la scena in cui viene approvata la campagna per far partire il lancio della prima collezione primavera del Paradiso con l’opera lirica e si scoprirà come questo amore per la musica che hanno condiviso a New York li abbia fatti incontrare anche su altre dimensioni, su un disegno di vita, sulla gioia di stare insieme. Dante è moderno anche come vision, infatti vede in Marta una manager, accetta il ruolo della donna, cosa che non avveniva a quell’epoca in America, dove gli uomini suonavano, partecipavano agli eventi, decidevano delle sorti di molti mentre le donne parlavano, gossippavano, giocavano a bridge. Quando si accorge che Marta ha una creatività potentissima si innamora anche di queste capacità e vuole che non si accontenti di essere la moglie di Vittorio. E’ fedele a se stesso, ha un’onestà intellettuale profondissima. E’ un animale sociale e ha il controllo delle variabili che sono intorno a lui, ma è anche capace di grandi atti d’amore”.

Come ti sei trovato sul set?

“Mi sono trovato benissimo sia con Gloria Radulescu (Marta) che con Alessandro Tersigni (Vittorio). E’ stato divertente anche girare le scene che riguardano la famiglia Guarnieri, con Vanessa Gravina e Roberto Farnesi, che interpretano meravigliosamente i loro personaggi. Mi inserivo in questo loro incontro-scontro, finalizzato a non distruggere ancora di più il rapporto tra Vittorio e Marta, con quell’arma di astuzia e capacità di far riflettere l’avversario. In questo modo Dante mette in crisi Adelaide ed Umberto perché sono consapevoli del fatto che la nipote debba decidere per la sua sorte non solo lavorativa ma anche personale ed esistenziale. Poi c’è anche il problema collegato alla sterilità, al fatto che Marta non possa avere figli con Vittorio e nelle prossime puntate ci sarà un momento tra Dante e il Commendatore in cui si sfioreranno punte molto alte. Stiamo entrando nella fase clou, quella più bella”.

Come hai lavorato alla costruzione del personaggio?

“Mi sono molto divertito a improvvisare perché dal momento in cui mi hanno comunicato che avrei interpretato Dante a quando mi sono ritrovato sul set de Il Paradiso delle Signore a picchiare il Mantovano sono passati dieci giorni. Alla fine ho trovato la chiave giusta attraverso il punto di vista del produttore Carnacina e con l’aiuto di alcuni miei famigliari, in primis mia moglie che essendo americana e conoscendo il mondo dell’alta finanza mi ha dato una mano a centrare lo sguardo e il carattere di Romagnoli. Mi sono ispirato a Harvey Specter di Suits e a Don Draper di Mad Men anche se in ogni puntata di quella serie lui fumava una sigaretta e beveva un bicchiere di whisky, mentre Dante è uno sportivo e un accanito giocatore di tennis, quindi abbiamo pensato di non farlo bere, se non l’acqua con il limone. E’ americano non nell’aspetto ma nell’invincibile voglia di creare e costruire relazioni umane e professionali concrete”.

“Il Paradiso delle Signore” è ambientato negli anni Sessanta. Quale aspetto di quest’epoca ti ha maggiormente affascinato?

“L’aspetto degli anni Sessanta che mi ha incuriosito di più è la distanza fisica che c’è tra le persone. Essendo anche un attore di teatro sento il bisogno di avere un contatto corporeo con gli altri, invece sul set devi ricordare sempre che i personaggi sono distanti tra loro almeno mezzo metro, hanno una posizione del corpo diversa, anche nel modo in cui si siedono o guardano una persona. Ad esempio nel gioco della seduzione il momento fatale di un bacio, una carezza, uno sfioramento diventa importantissimo. Tra Dante e Marta c’è stato solo un bacio, ma negli anni Sessanta quel semplice gesto poteva cambiare le sorti, mietere vittime e distruggere rapporti. E il finale non è per nulla scontato”.

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Ti sei diplomato all’Accademia d’arte drammatica “Palcoscenico” del Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni con il maestro Alberto Terrani. Qual è l’insegnamento più importante che ti ha trasmesso?

“Alberto è mancato quest’anno, a tre giorni dall’inizio del set, sono passato dal Paradiso all’inferno in 48 ore e non è stato facile. Sono andato a Padova per salutarlo un’ultima volta e poi sono tornato a Roma. Per fortuna abbiamo iniziato a girare e i colleghi e i produttori de Il Paradiso delle Signore mi hanno aiutato e sostenuto. Sono entrato in Accademia a 18 anni, appena uscito dal liceo classico, ho avuto Alberto Terrani come docente e abbiamo condiviso venti anni di vita e carriera. Ci vorrebbero almeno tre mesi per parlare di lui, però l’idea che lo riassume, quella sempre valida che passa attraverso gli universali della recitazione, è il pensiero. Nel momento stesso in cui agiamo lo facciamo per un bisogno, per qualcosa che entra nel corpo attraverso un’idea che non è altro che la conversazione con se stessi e con gli altri ma dettata dal pensiero di tutto ciò che l’attore fa, anche se è immobile. Quando sei sul palcoscenico o davanti alla macchina da presa si deve percepire che sei in uno stato di grandissima concentrazione, deve goderne il pubblico. E poi oltre al talento sono fondamentali determinazione e studio”.

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Tra le fiction a cui hai preso parte c’è “La donna che ritorna” con la grande Virna Lisi. Che ricordo conservi di lei?

“Virna era straordinaria e purtroppo se n’è andata troppo presto. Siamo stati oltre cinque mesi insieme sul set, da metà novembre fino alla fine di maggio, e vederla recitare ogni giorno un personaggio complesso come quello di Paola in “La donna che ritorna”, una smemorata che non ricorda il suo nome, non parla, non sa più nulla di sé, è stato illuminante. Io interpretavo l’ispettore Marco Leoni che doveva cercare di farle tornare la memoria. Era geniale come Virna Lisi creava la scena. Mi ha dato dei grandi consigli non solo attoriali ma anche come uomo e poi ricordo che era una persona molto spiritosa, trovava sempre il momento di grandissima concentrazione e quando capiva che la scena era andata bene faceva una specie di sorriso e batteva le palpebre come per dire: “come l’hai fatta mi è piaciuto, tienila e non la perdere sullo stretto”. Quello stesso anno ho avuto l’onore di essere scelto da Massimo Popolizio per lo spettacolo “Cyrano”, quindi mi alternavo tra teatro e set, è stato magico e una grande palestra. Sono stato fortunato nella mia carriera ad incontrare colleghi stupendi, eccelsi, ho lavorato con persone che stimo e ho cercato di ascoltarle e appropriarmi della loro esperienza. Il nostro è un lavoro che capisci e apprezzi con il tempo, man mano che lo fai e poi improvvisamente è come se ti abbracciasse e ti dicesse “bene, mi hai talmente amato, rotto le scatole e studiato che adesso sono entrato in te e sono io ad aiutarti, a offrirti queste intuizioni, a metterti nella posizione per prendere meglio la luce””.

In quali progetti sarai prossimamente impegnato?

“Ho fatto alcuni self tape ma al momento non posso ancora dire nulla. Ho girato nel 2020 la serie tv “Luce dei tuoi occhi” con Anna Valle e Giuseppe Zeno in cui interpreto Roberto Conti, il fratello di Emma, una super mega étoile, che lascia New York per tornare in Italia, dopo aver ricevuto una lettera nella quale si ipotizza che la figlia che aveva avuto 16 anni prima e creduta morta, potrebbe essere una delle allieve della scuola di danza di Vicenza. Nel cast c’è anche Paola Pitagora nel ruolo della madre. E’ una storia intricata ambientata ai giorni nostri, con le difficoltà dei teenager e i problemi collegati ai social. E’ un progetto di Banijay Italia, con la regia di Fabrizio Costa, sono sei puntate per Canale 5. Ci sarebbe anche in programma uno spettacolo per il teatro ma bisognerà capire come procederà la situazione riaperture e poi fino a maggio sarò Dante ne Il Paradiso delle Signore. Infine ho scritto con Matteo Tosi degli episodi per un crime drama internazionale e li abbiamo spediti a varie produzioni cinematografiche. A livello personale invece io e mia moglie vorremmo prossimamente allargare la famiglia e avere un secondo figlio”.

Puoi darci qualche anticipazione riguardo la tematica trattata in questo crime drama internazionale?

“E’ una storia che copre un arco di tempo che va dal 2005 al 2018 e parla di traffico di organi e prostituzione minorile messi in atto da quattro organizzazioni criminali tra le più importanti del mondo che gestiscono affari che sono sempre stati un po’ taciuti. Cerchiamo di affrontare queste tematiche con uno stile tra l’intrattenimento e l’informazione. Abbiamo unito molte storie e personaggi esistenti ad alcuni tra gli scandali più celebri ed è uscita secondo me una bella trama. La microstoria è incentrata su questo padre che esce dal carcere e incontra due amici che lo aiutano nella ricerca della figlia scomparsa, la macrostoria ha come filo conduttore le problematiche geopolitiche mondiali degli ultimi 15 anni. E’ una sorta di Suburra con un’ambientazione internazionale. Per due anni abbiamo studiato le inchieste del New York Times e del Washington Post e ho letto anche un libro molto interessante che si intitola “Il mondo in un dollaro: Il viaggio di una banconota dal Texas alla Cina, dalla Nigeria all’Iraq, per capire l’economia globale” di Dharshini David, che ti fa capire le dinamiche economiche. Speriamo che questo progetto possa andare presto in porto”.

di Francesca Monti

credit foto profilo Facebook Luca Bastianello

Grazie a Francesca Alfano e Daniela Piu

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