New Conversations – Vicenza Jazz 2021 segna il ritorno dopo la chiusura dovuta alla pandemia

New Conversations – Vicenza Jazz giunge nel 2021 a un’edizione in qualche modo storica: è la venticinquesima e segna il ritorno dopo la chiusura dovuta alla pandemia. La musica aiuterà a vedere una luce al termine di una notte sin troppo lunga. È la prima volta che il festival si svolge in estate, a luglio, in luoghi quasi sempre all’aperto (al Teatro Comunale in caso di maltempo) e per la maggior parte nuovi nella geografia del festival: da Parco Querini al Giardino di Santa Corona, dall’Hangar del Parco della Pace al Giardino del Teatro Olimpico, ma anche il Tempio di San Lorenzo, così come Palazzo Chiericati, la Basilica Palladiana, Palazzo Leoni Montanari e l’eterno Teatro Olimpico saranno tappe obbligate.

Ma New Conversations – Vicenza Jazz 2021 – festival promosso dal Comune di Vicenza in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, in coproduzione con Trivellato Mercedes Benz e con Acqua Recoaro come sponsor tecnico – vivrà delle moltissime novità musicali, immaginate dalla direzione artistica di Riccardo Brazzale, lungo un filo conduttore segnato da alcune parole chiave: il gemellaggio artistico con la Norvegia, l’apertura ai giovani, la presenza di molti italiani, in una straordinaria varietà di stili, gusti e proposte.

“Ci tenevo tanto che Vicenza Jazz ripartisse – afferma il Sindaco Francesco Rucco – perché, fra le tante, è stata una delle manifestazioni più colpite dalle conseguenze del Covid, prima a maggio dello scorso anno, poi con l’ondata invernale. Nel mio immaginario, Vicenza Jazz resta da tanti anni una delle manifestazioni più marcatamente ‘vicentine’, amata sia dai cultori che dai semplici appassionati, che la aspettano, come un appuntamento di famiglia. Ne abbiamo parlato tante volte, in questi mesi, con Riccardo Brazzale e con Luca Trivellato: era proprio ora di ripartire”.

“Mi piace che Vicenza Jazz riprenda in estate – sottolinea l’assessore alla cultura, Simona Siotto – nel verde di Parco Querini e dentro al Parco della Pace. Credo siano dei bei segnali, che possono andare oltre la musica, assieme agli stranieri, che vengono persino dalla Scandinavia, e con molti giovani. Sono sicura che il jazz ci stupirà e ci darà più voglia di andare oltre le difficoltà”.

“Sarà una grande festa, il ritorno della musica jazz in Città. E sarà un ritorno alla vita e ad una normalità gioiosa, costruita su eventi culturali che danno riconoscibilità e credito a Vicenza, quella per cui stiamo lavorando, tutti insieme” – prosegue il Presidente della Fondazione Teatro Comunale di Vicenza, Enrico Hüllweck.

“Non potevamo immaginare un altro anno senza il jazzfest”, ci tiene a dire Luca Trivellato “Credo che in questa XXV edizione ci sia molto dell’essenza del nostro festival: la volontà di cercare nuove strade, aprirsi alle cose e ai suoni nuovi, cercare la contaminazione con altre musiche e altre esperienze artistiche. Su queste idee di base è facilissimo trovarsi in sintonia con le scelte di Riccardo. E su queste basi annuncio sin d’ora una edizione 2022, totalmente fuori pandemia, che farà parlare di sé”.

NorveJazz

Per le prime quattro giornate del festival, Vicenza sarà un avamposto della scena musicale norvegese, con epicentro in un luogo quantomeno singolare: l’hangar di Parco della Pace, finalmente aperto al pubblico, anche con varie sorprese che saranno svelate da qui ai giorni di luglio.

La Scandinavia è sempre stata una terra ricettiva nei confronti della musica afroamericana, in tutte le sue storiche espressioni, dallo stile classico allo swing, il bop e le sue evoluzioni. La scena locale non ha tardato ad appropriarsi del vocabolario jazzistico e, ormai da diversi decenni, lo ha integrato nella propria sensibilità nordica. Improvvisazione e forme jazzistiche si sono così fuse con sonorità terse e contenuti tematici dalla cantabilità quanto mai idiomatica. E una rigogliosa scena underground prepotentemente votata al modernismo e alla tecnologia sonora si è affiancata al mainstream acustico.

In quattro concerti, Vicenza Jazz 2021 riuscirà a cogliere tutte queste diverse espressioni, importandole direttamente dalla Norvegia: il trombettista Nils Petter Molvær è l’alfiere di un nu-jazz ad alto tasso tecnologico (1 luglio, Hangar Parco della Pace); il sassofonista Trygve Seim con il suo “Helsinki Song” si dimostra erede dello stile più soave di Jan Garbarek (il 2, Teatro Comunale, in una serata che vedrà svolgersi anche la finale dell’Olimpico Jazz Contest, con Giovanni Fochesato, Michele Tino, Matteo Zecchi); il gruppo della cantautrice Rebekka Bakken sfoggia delle irresistibili atmosfere rétro (il 3, Hangar Parco della Pace); i Red Kite fanno confluire le esperienze più sperimentali del jazz e il rock anni Settanta in una moderna sintesi progressive jazz (il 4, Hangar Parco della Pace).

PianoLand

Come attraversando una dogana degli stili, ci si allontana dai fiordi sonori norvegesi per approdare alla Terra dei pianoforti. Nel concentrato spazio di tre serate, a Vicenza approderanno alcune stelle assolute del piano jazz moderno. Da Cuba arriverà il celeberrimo Gonzalo Rubalcaba (già protagonista di diverse e memorabili apparizioni al festival): questa volta tornerà ad affrontare i ritmi ballabili della sua terra con un gruppo co-diretto assieme alla vocalist Aymée Nuviola (5 luglio, Parco Querini). Il 6 (ancora al Parco Querini) si assisterà a un altro atteso ritorno, quello di Brad Mehldau: dopo la standing ovation ricevuta col suo trio nell’edizione 2016 del festival, ora si esibirà in un piano solo nel quale la sua vena lirica e le penetranti scelte di repertorio raggiungeranno la massima concentrazione e forza di suggestione. Il 7, il Teatro Olimpico ospiterà Fred Hersch, che vanta non pochi motivi di attrazione: è uno dei più sensibili interpreti della sua generazione, uno dei pochi a trasformare il post bop in poesia; è poi il maestro e modello di riferimento di Mehldau; inoltre suonerà con un trio delle meraviglie (con Drew Gress al basso e Joey Baron alla batteria).

Elettrico vs acustico

La coda del festival sarà ad alta tensione. Letteralmente, viste le sonorità elettriche che domineranno i concerti della band di Mark Lettieri, chitarrista di riferimento alla corte degli Snarky Puppy (l’8, Giardino di Santa Corona), e dell’intrigante omaggio alla musica di David Bowie ideato dal trombettista Paolo Fresu, che per l’occasione si presenterà alla guida di una formazione dal cast sorprendente con, tra gli altri, Petra Magoni, Filippo Vignato e Christian Meyer (il 9, Parco Querini). Un completo cambio di paradigma sonoro si avrà invece con l’evento conclusivo del festival: il quartetto del batterista Antonio Sanchez, una all stars con alcuni dei migliori esponenti del cosiddetto modern mainstream statunitense dall’insolito mix strumentale acustico, con i sax di Donny McCaslin e Miguel Zenon e il basso di Scott Colley (il 10, Parco Querini).

Il jazz nel pomeriggio

Nonostante un’edizione dal programma inevitabilmente atipico, Vicenza Jazz non rinuncia a creare un contorno di proposte live particolarmente denso a sostegno dei concerti di prima serata.

Il jazz italiano, con interessanti ‘infiltrazioni’ straniere, troverà ampio spazio nella programmazione pomeridiana. Partendo dal progetto “in residence” del chitarrista Francesco Zampini (3 maggio, Palazzo Leoni Montanari, in combinata con le celebrazioni dantesche di “Poetry Vicenza”), si proseguirà con il solo della più che promettente violinista Anais Drago (sempre il 3, prima a Palazzo Chiericati e poi nel salone della Basilica Palladiana); il quintetto co-diretto con mano assai esperta dal trombettista Alex Sipiagin e dal chitarrista Michele Calgaro featuring Robert Bonisolo (il 2, Giardino di Santa Corona); i vibranti incroci percussivi del batterista Hamid Drake in duo col vibrafonista Pasquale Mirra (il 4, Giardino del Teatro Olimpico); lo spirito libero e conviviale che scaturisce dall’incontro tra la tromba di Flavio Boltro e i suoi “friends” (il 4, Giardino di Santa Corona); l’omaggio ai Pink Floyd della cantante Kathya West assieme al pianista Alberto Dipace e il bassista Danilo Gallo (il 5, Palazzo Chiericati); l’incontro del trio del clarinettista Federico Benedetti con le eleganti sonorità di un quartetto d’archi (il 9, Palazzo Chiericati); l’estatica rilettura di “A Love Supreme” proposta dal sassofonista Gavino Murgia con Fabio Giachino all’organo a canne (il 10, Tempio di San Lorenzo, con la proiezione di foto di Pino Ninfa, su tema spirituale); l’esplorazione delle musiche del visionario Hermeto Pascoal ad opera del Barga Jazz Ensemble, arrangiate dal baritonista Rossano Emili (il 10, Giardino del Teatro Olimpico).

Presenza immancabile al festival è poi l’ampia formazione del Coro e Orchestra di Vicenza che, con la direzione di Giuliano Fracasso, eseguirà la “Missa Criolla” all’Hangar Parco della Pace (la mattina del 4), in una celebrazione liturgica “fuori porta”.

In realtà, come sempre è accaduto a Vicenza Jazz, le occasioni di musica e “vicine” alla musica, durante il festival, saranno tantissime: da quelle legate al cibo (in fondo, il vero legame fra Vicenza e la Norvegia si chiama “baccalà”), ai libri (con la presentazione della nuova Storia del Jazz edita da Hoepli, con firma copie degli autori), ai film (in concomitanza con l’apertura del “Cinema sotto le Stelle” ai Chiostri di S. Corona), ai tanti locali che, nel rispetto delle regole con cui abbiamo imparato a convivere in quest’ultimo anno e mezzo, riprenderanno a far musica con una novità che si annuncia assai gradita per gestori e commercianti: le tasse della Siae offerte dallo storico coproduttore del festival, Trivellato Mercedes Benz, direttamente impegnato anche con i premi ai giovani vincitori della prima edizione dell’OJC, l’Olimpico Jazz Contest, riservato quest’anno ai sassofonisti.

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