Luca Toracca conquista per come fa vivere ‘le persone’ delineate da Bennett

Esistono attori che sembrano nati per i testi di un drammaturgo, anche se questi non li ha scritti pensando specificatamente a quell’interprete. Dopo aver assistito al Teatro Elfo Puccini di Milano anche all’ultimo lavoro di Luca Toracca di un trittico di monologhi da Alan Bennett, abbiamo avuto la conferma di come questi sia riuscito a cucirsi perfettamente addosso le storie e, in primis, il sense of humour insito nello scrittore britannico. Partendo da “Una patatina nello zucchero” passando per “Aspettando il telegramma” fino alla prima nazionale di “Un letto fra le lenticchie” (quest’ultimo ha debuttato il 18 maggio e continuerà a essere in scena fino al 30 maggio 2021).

Ribaltando, in parte, le carte vogliamo partire proprio dal recente spettacolo presentato “Un letto fra le lenticchie” (la settimana prima preceduto dalla ripresa di “Aspettando il telegramma” – quasi un cult ormai per il teatro in Corso Buenos Aires). Il dittico sarebbe dovuto andare in scena dal 25 febbraio al 15 marzo 2020. Lo starete già intuendo voi, tutto è stato stoppato: nella città meneghina – e dintorni – the show must go on si è fermato, molto probabilmente, prima di altre realtà, con alcune repliche saltate anche all’ultimo momento domenica 23 febbraio 2020. Sono date, momenti che difficilmente dimenticheremo, innanzitutto per le perdite di vite, ma anche per ciò che ha mutato per sempre le esistenze di tutti, a partire dalla quotidianità. Tornare sul palcoscenico per un artista ha avuto un valore immenso: ciò ha reso la rappresentazione ancora più empatica e – riteniamo – gli spettatori ancora più attenti del solito perché si è aggiunta in loro la consapevolezza (ci si augura) di ciò che hanno ritrovato, dopo averne avvertito la mancanza.

Un letto tra le lenticchie_Luca Toracca©LailaPozzo_1_LOW

Un letto tra le lenticchie – Luca Toracca © LailaPozzo

A dirla tutta, un aspetto da ‘dietro le quinte’ è avvenuto nella sempre magica sala Bausch, dove, per quanto sia necessario rispettare il distanziamento fisico (e lo si faccia), ‘a causa’ delle regole imposte dal covid, è necessario che il pubblico cominci a entrare prima e alla spicciolata, dopo aver effettuato i controlli previsti. Questo ci ha permesso di assistere alla nostra protagonista mentre completava l’allestimento della scena, in un modo coerente con ciò che di lì a poco sarebbe andata a raccontare. Essendo Susan la moglie di un vicario della chiesa anglicana, spesso supporta, con altre ‘amiche’ e ‘fedeli’, nella preparazione dell’altare prima che sia il tempo di celebrare messa. Al contempo l’altare diventa un tavolo su cui disporre le carte – che sia per gioco o per leggerle, resta l’ambiguità.

Quando si varca la soglia della sala e si nota l’interprete intento nel sistemare gli ultimi dettagli si è indotti naturalmente a un ‘religioso’ silenzio e tutta questa atmosfera assume un valore ancora più importante – forse ai limiti del sentimentale, ma fuor di retorica.

«Voglio vivere la vita come voglio, senza condizionamento alcuno», asserisce con determinazione Susan dopo aver offerto alla platea di turno una panoramica di tutte le convenzioni sociali, cominciando da quella basilare connessa alla sua posizione: «perché io devo essere sempre messa in mostra?» riferendosi agli ‘obblighi’ – detti e non – dell’essere la moglie del vicario.

“Un letto fra le lenticchie”, man mano che la narrazione va avanti, cresce di pari passo con l’acquisizione della consapevolezza di Susan di essere una donna, con esigenze sessuali, desideri e voglia di essere desiderata. Toracca asseconda ed esalta la scrittura di Bennett provocando sorrisi, senza mai (s)cadere nella trappola della volgarità e togliendo il velo a tanta ipocrisia – coraggioso il creatore della pièce “The history boys” (insignita di sei Tony Award, adattata da lui stesso per la realizzazione dell’omonimo film e un meritato successo nella versione della compagnia dell’Elfo) nello scrivere delle stilettate verso il perbenismo e la chiesa, composta da esseri umani.

Susan si ribella all’idea che l’amore possa essere «un antibiotico ad ampio spettro» e lo fa con il droghiere  mister Ramesh. «Quando sono nel letto, mi basta stendere la mano per sentire le lenticchie scorrermi tra le dita». Da parte sua avverte uno sguardo capace di trasmetterle energia positiva e quasi ‘rivitalizzarla’. Parallelamente la nostra protagonista, mentre riscopre se stessa, fa i conti con una fragilità in particolare (che non riveliamo), la stessa che, forse, la porta a lasciarsi andare attratta da una ‘strada’ più spontanea, in cui non deve censurarsi.

L’interprete, coi vari toni di voce e sfruttando la gestualità (caricandola volutamente nel caso delle varie Mrs Belcher, Miss Frobisher, Mrs Shrubsole), incarna differenti corpi e forme mentis con raffinatezza e offrendo quel pizzico in più nell’andare sopra le righe, ma solo nel momento opportuno.

“Un letto fra le lenticchie”

di Alan Bennett

uno spettacolo di e con Luca Toracca

produzione Teatro dell’Elfo in prima nazionale

DURATA: 65’

DATE e ORARI: da martedì a sabato h 20; domeniche h 16.30 

PREZZI: intero 33€; ridotto giovani e anziani 17,50€; online da 16,50€

Toracca-Bennett© Laila Pozzo-2

Toracca-Bennett © Laila Pozzo

Se pensiamo ad “Aspettando il telegramma”, sin da subito ci si stringe il cuore: dalla nostra sinistra arriva un operatore sanitario che accompagna al centro del palco la nostra protagonista: una signora anziana, ripiegata su se stessa, dalla quale, pian piano, osserviamo piccoli gesti. Violet è una vecchietta di 95 anni degente in una casa di riposo. Il pubblico si trova a ripercorrere la sua esistenza, caratterizzata, un po’ come quella di tutti (chi più chi meno) soprattutto a quell’età, di dolori e gioie, ma non mancano mai i ricordi legati alla sfera amorosa – da quelli più teneri a quelli che strappano risate anche proprio per il modo di narrare con semplicità magari qualcosa che è vista ancora come un tabù. «Toracca ha compiuto un’approfondita osservazione del mondo della terza età, arrivando all’amara conclusione che, spessissimo, si tende a ‘rottamare’ questa larga fascia di umanità, commettendo indiscutibilmente una barbarie. Chi ha lungamente vissuto è permeato d’esperienza, di storia, di umanità e quindi è una ricchezza per la società ed è meritevole di considerazione e non di sopportazione o di compatimento. Battagliamo e ci schieriamo per abolire tutte le diversità, dimenticando spesso che ciò che ci aspetta è molto più vicino di quanto si possa credere: la vecchiaia» (dalla nota ufficiale).

«“Aspettando il telegramma” vuole essere un ricordo per tutte quelle persone morte in quelle case di riposo. È compito nostro conservarne le ceneri», ha chiosato l’artista con commozione, dopo gli applausi.

“Aspettando il telegramma”

di Alan Bennett
traduzione di Maria Grazia Gini
uno spettacolo di e con Luca Toracca
costumi Ortensia Mazzei, collaborazione musicale Giuseppe Marzoli
luci e suono di Michele Ceglia
produzione Teatro dell’Elfo

di Maria Lucia Tangorra

foto copertina Toracca-Bennett © Laila Pozzo

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...