Intervista con Paolo Belli: “Con il singolo Siamo la fine del mondo voglio trasmettere gioia, freschezza ed energia”

“Siamo la fine del mondo” (CinicoDisincanto/PB Produzioni, distribuzione Artist First) è il nuovo travolgente singolo di Paolo Belli, un potente grido liberatorio, che arriva dopo un periodo difficilissimo per tutti, scritto in collaborazione con Valerio Carboni e i Nèra, promettente e giovane band toscana.

Il brano, che fin dal primo ascolto trasmette gioia, voglia di ripartenza e di un ritorno alla normalità, ha un sound Funky Pop moderno, è suonato dalla Big Band dell’artista e promette di farci cantare e ballare per tutta l’estate, anche negli eventi live che presto vedranno Paolo finalmente di nuovo sul palco.

“Siamo la fine del mondo” è il primo tassello di un progetto artistico che uscirà prossimamente e ha riscosso un grandissimo apprezzamento da parte del pubblico ma anche del ct della Nazionale Italiana Roberto Mancini che ha condiviso la canzone sulle Instagram story.

In questa piacevole chiacchierata Paolo Belli ci ha parlato del nuovo brano, di “Ballando con le stelle”, di teatro, ciclismo e calcio, regalandoci anche un ricordo dell’indimenticabile Fabrizio Frizzi.

Paolo, “Siamo la fine del mondo” è il tuo nuovo singolo, scritto in collaborazione con Valerio Carboni e i Nèra. Ci racconti com’è nato?

“E’ stata una piccola scommessa. Il mondo ha vissuto e sta vivendo un dramma che nessuno si aspettava e siamo stati tutti presi male. Poco tempo fa durante il periodo più buio per me è arrivato questo brano dai Nèra e mi ha messo di buonumore. E’ come quando sei dentro a un tunnel e a un certo punto vedi una luce. Li ho richiamati subito chiedendo se potessi mettere mano al pezzo e hanno accettato. Abbiamo iniziato a lavorare insieme, ho messo a disposizione il mio know how e i miei musicisti che sono bravissimi portando la nostra conoscenza ma anche lasciandoci guidare da questi ragazzi che hanno una grande freschezza. Questa canzone mi ha fatto sentire bene e vedo che anche gli altri sono felici ascoltandola, quindi dopo qualche dubbio iniziale abbiamo deciso di pubblicarla”.

Una freschezza e un’energia che traspare non solo dal testo ma anche dal sound funky pop moderno del brano…

“Io vengo dallo swing, dal jazz, da ragazzino ho sempre cercato di imparare da James Brown, da coloro che hanno fatto musica da ballo ma non posso dimenticare che siamo nel 2021, quindi abbiamo mantenuto quel groove del funky, con i fiati anni Settanta e la chitarra che strizza l’occhio a Nile Rodgers ma abbiamo utilizzato anche sonorità radiofoniche e all’avanguardia. I Nèra hanno preso i nostri suoni e li hanno lavorati come non saremmo stati capaci di fare e siamo riusciti a trasmettere proprio questa freschezza. Sono carico come un pitbull (sorride)”.

“Siamo la fine del mondo” sarà accompagnato da un video?

“Sì, lo abbiamo girato la scorsa settimana, abbiamo finto di essere in uno studio televisivo, con dei ragazzi giovani che lavoravano ed erano annoiati e dovevano lasciarsi andare solo se la musica li prendeva. E’ stata una festa meravigliosa, abbiamo fatto un concerto durante il video, ci siamo divertiti tanto. Abbiamo scelto di mostrare l’orchestra anni Cinquanta in bianco e nero e poi a un certo punto di far arrivare il colore, tanto che diventiamo tutti colorati perché siamo stati coinvolti da questa energia e freschezza”.

Questo singolo farà da apripista a un nuovo disco? Ci saranno delle date estive?

“Non avevo intenzione di fare niente, invece “Siamo la fine del mondo” mi ha fatto venire voglia di rientrare in studio. Ci lasceremo andare, inizieremo a suonare e a divertirci, butteremo il cuore oltre l’ostacolo e sono convinto che arriveremo alla fine dell’anno con un album all’altezza del singolo. Vorrei poi fare tanti concerti quest’estate per vedere la gente che canta, balla, passa due ore spensierate. La mia missione è portare energia positiva. E poi ci sarà la 16a edizione di Ballando con le stelle in autunno e torneremo a fare musica dal vivo in tv”.

ballando-milly

A proposito di “Ballando con le stelle” di cui sei una colonna portante insieme a Milly Carlucci fin dalla prima edizione, cosa rappresenta per te questo programma?

“E’ la somma di tante cose. Innanzitutto da bambino sognavo di fare un grande show del sabato sera su Rai 1 quindi mi sento un privilegiato e continuo a dire alle persone di sognare perché prima o poi i sogni si avverano. Chiaramente bisogna anche studiare e prepararsi. Inoltre c’è la consapevolezza di essere al fianco di una delle rettrici più importanti della televisione. Affiancare Milly Carlucci è un grande onore perché se uno vuole fare questo mestiere bisogna esserne capaci, con lei sono andato ogni anno all’università della televisione, ho imparato, sto imparando e mi auguro di apprendere tanto in futuro. Milly è una persona perbene, prodiga di consigli anche extra lavorativi, è una donna che ama molto la famiglia, le persone, che ha rispetto, mi ha raddrizzato, infatti ero un po’ discolo, il Pierino della situazione e lei mi ha aiutato a togliere alcune cose che mi davano fastidio senza snaturarmi. Inoltre sono consapevole del fatto di dare da lavorare a tanti ragazzi perché intorno a me ruotano una trentina di persone e nel momento in cui ho deciso di firmare il primo contratto con Ballando mi sono preso questa responsabilità. Durante il lockdown gran parte della nostra categoria è rimasta a casa, invece sono riuscito a dar loro la possibilità di lavorare quattro mesi. Mi piace pensare di aver restituito quello che mi hanno dato in questi trenta anni. Infine c’è il pubblico che mi ha dato un affetto esagerato, che sa che con la band facciamo un lavoro che richiede impegno e ore di preparazione per suonare live e che continua a volerci bene dopo tante edizioni. Ballando con le stelle è un meraviglioso tatuaggio che la Rai e Milly mi hanno permesso di fare sul cuore, è gran parte della mia vita”.

Passando al teatro, hai portato in scena gli spettacoli “Dillo con un bacio” e “Pur di fare musica”. E un’esperienza che ti piacerebbe ripetere?

“Dimmi dove devo andare e vengo subito (ride). Il concerto è l’apoteosi della festa, la tv del rispetto in quanto si entra nelle case dei telespettatori, il teatro è il salotto buono e devi toccare tutto con cura, facendo quello che sei capace, quindi cantare, ballare e divertire il pubblico. Non ci sono filtri, senti anche i respiri delle persone, è una libidine. Mi auguro che presto si potranno riempire i teatri di nuovo ma l’importante è riaprire perché dietro al mondo dell’arte ci sono quasi 500 mila lavoratori e mancano ancora tante sedie. E’ bello anche vedere se quello che stai facendo piaccia o meno, il teatro è la vita vera. Tutte le sere mi registro con una telecamerina nascosta e prima di dormire riguardo lo spettacolo e trovo qualcosa di diverso, che ho fatto bene o che potrei fare meglio. Questa è la magia del teatro. Ricordo che una volta ero all’ospedale e ho parlato con un mio amico medico dicendo che avevo una grande ammirazione nei loro confronti perché con la loro passione, esperienza, professionalità riescono a risolvere i problemi del corpo delle persone e lui mi ha risposto che invece ammira gli artisti perché curiamo l’anima della gente. Il teatro è quindi la miglior terapia per questi mesi difficili, dove siamo stati feriti anche nelle nostre anime”.

Hai presentato molte volte la maratona benefica Telethon insieme a Fabrizio Frizzi. Ti va di regalarci un suo ricordo?

“Fabrizio è il fratello che tutti vorrebbero avere”.

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credit foto Twitter Paolo Belli

Tra le tue passioni c’è il ciclismo e hai scritto anche diverse canzoni per il Giro d’Italia. Da dove nasce l’amore per questo sport? 

“Parte in maniera stranissima. Arrivo da una famiglia di ciclisti, ho sempre avuto una grande passione ma passiva nel senso che seguivo le corse dal divano. Non mi era mai venuta voglia di andare in bici ma nel 2012 in Emilia Romagna c’è stato il terremoto e per esorcizzare la paura che non mi faceva stare bene in casa ho iniziato ad andare in bicicletta perché mi hanno detto che in sella su gomma non si sentono le scosse e da lì è scoccata la scintilla. Ho cominciato con 10 km aumentando via via la distanza percorsa e ora faccio ogni giorno almeno due ore di pedalata. Da lì ho capito che mi veniva facile scrivere le canzoni sul ciclismo perché le parole arrivavano dagli insegnamenti della mia famiglia che praticava questo sport, vedevo le loro casacche sudate, sentivo i loro racconti. E sono tutti brani tristi, anche Sotto queste sole, ma andando in bicicletta mi sono reso conto che il sound era invece allegro perché quando sei in sella ti senti come un bambino che vola e vede il mondo in maniera spaziale. Il terremoto mi ha permesso di vivere una passione bellissima”.

E arriviamo al calcio, hai scritto anche l’inno della Juventus, la tua squadra del cuore. Cosa ti aspetti dalla prossima stagione dopo il ritorno di Allegri sulla panchina bianconera? 

“Mi auguro che i prossimi dieci anni siano come quelli che abbiamo vissuto, soprattutto perché oltre ai nove scudetti consecutivi e agli altri trofei conquistati, ho visto delle belle partite, delle giocate fantastiche e un grande spettacolo. Poi è chiaro che tra vincere e perdere è meglio vincere”.

Mancini

Concludo chiedendoti un parere sulla Nazionale del ct Mancini che agli Europei sta facendo sognare gli italiani…

“Quando è uscito il singolo mi ha chiamato Rai Sport dicendo che è la canzone giusta per la Nazionale che in questo periodo ci dà una grande energia e positività. Mi ha lusingato questo accostamento. L’Italia mi sta dando la gioia di rivolere andare allo stadio, di rivedere le partite, di stare in mezzo alla gente, soprattutto di fare gruppo. La forza della squadra è dirompente, puoi avere i fuoriclasse ma se non c’è la sinergia tra i giocatori non vai da nessuna parte. E’ quello che ho sempre detto anche ai miei musicisti, i primi a divertirsi, ad essere preparati e ad andare d’accordo dobbiamo essere noi. La bellezza di questa Nazionale risiede nel gruppo compatto che si diverte, che sta regalando felicità a tutti e che ci fa sentire orgogliosi di essere italiani. Ogni azione degli azzurri è un ricamo, un fraseggio artistico meraviglioso”.

di Francesca Monti

credit foto Mariachiara Tascione

Grazie a Greta De Marsanich

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