Intervista con Sebastiano Somma, protagonista di “Lupo Bianco”: “Mi auguro che attraverso questo film aumenti la consapevolezza che si può fare del bene”

Tra gli attori italiani più amati dal pubblico, Sebastiano Somma è il protagonista del film “Lupo Bianco”, diretto da Tony Gangitano, che racconta le gesta del filantropo vercellese Carlo Olmo, soprannome del grande benefattore insignito lo scorso ottobre della Onorificenza di Cavaliere ‘Bianco’ al merito della Repubblica Italiana dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che rimasto orfano, ha fatto dell’amore ricevuto un moltiplicatore di opportunità, e anche durante la pandemia ha compiuto gesti lodevoli, donando migliaia di mascherine alle charity tour, 24 tonnellate di derrate alimentari portate con i pullman alle famiglie bisognose, fino alle stanze degli abbracci per bambini e case di riposo.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Sebastiano Somma sul set del film, le cui riprese sono in corso a Vercelli, parlando di “Lupo Bianco” e dei prossimi progetti.

Sebastiano Somma e Carlo Olmo

credit foto Sabrina Dattrino

Nel film “Lupo Bianco” interpreta Carlo Olmo. Cosa l’ha colpita maggiormente di questo straordinario uomo?

“Mi ha colpito la sua storia in generale, la vicenda, il percorso legato alla sua infanzia, questo suo desiderio di colmare i vuoti della vita aiutando gli altri. E’ stato abbandonato da piccolo, ha vissuto in orfanotrofio in cui sono avvenuti eventi inquietanti, quindi c’è stata l’adozione, il rapporto con questo genitore che lo ama alla follia e quello non idilliaco con la mamma adottiva, la crescita, la voglia di ripagare il padre diventando un avvocato famoso. E poi il film è girato in questa zona fantastica, collegata al lupo bianco che in qualche modo segna la voglia di Carlo di fare qualcosa per gli altri. Il lupo è come un guardiano della vita di ognuno di noi. E’ un personaggio bello, importante e complesso allo stesso tempo”.

Quali indicazioni o consigli le ha dato il Cavaliere Olmo per entrare nel personaggio?

“I consigli sono nati dal rapporto quotidiano con lui. Prima di iniziare ci sono state lunghe telefonate, letture, informazioni e poi è arrivata la conoscenza personale che si evolve giorno dopo giorno”.

lupo

Sulla locandina del film c’è una frase che racchiude un messaggio importante che rispecchia perfettamente il momento storico che stiamo vivendo: “il mondo cambia e noi ne facciamo parte”…

“Dobbiamo far sì che il mondo continui a cambiare ma che lasci dentro di noi la consapevolezza di quello che sta accadendo, e quindi possibilmente dobbiamo cercare strade nuove di rinascita attraverso questo cambiamento continuo, sperando che non muti la volontà di fare del bene. Mi auguro che grazie a questo film aumenti la consapevolezza che si può dare una mano agli altri”.

Com’è stato tornare a recitare dopo il lockdown?

“L’estate scorsa sono tornato a recitare in un corto e poi con la tournée teatrale e posso garantirti che il primo giorno sul palcoscenico è stata un’emozione fortissima, c’era un senso di liberazione e di libertà che sono proprie dell’arte e della cultura. La rinascita, la ripartenza segnano la nostra libertà”.

Tornerà in scena con “Il vecchio e il mare” di Hemingway?

“Sì, porto in scena nuovamente “Il Vecchio e il mare” insieme a Cartisia Somma e a Riccardo Bonaccini, ma anche lo spettacolo “Lucio incontra Lucio” sulla vita di Dalla e Battisti con dieci musicisti, viaggiando tra il jazz e il pop, con racconti sulla vita di questi due grandi personaggi e poeti. Per anni ho fatto teatro civile, l’ultima volta con “Uno sguardo dal ponte” di Miller, quindi prosegue la mia passione per questa arte. Inoltre ho girato il film “Una sconosciuta” con Desirée Noferini e Morgana Forcella sul testo del romanzo del regista Fabrizio Guarducci, in uscita al cinema tra settembre e ottobre e ho interpretato Angelo Carron, capostipite di una famiglia veneta al centro della storia raccontata nel corto di Giancarlo Marinelli, che probabilmente prenderà parte alla Mostra del Cinema di Venezia”.

Nella sua carriera ha recitato in tante serie di successo, come “Un caso di coscienza”, “Madre Teresa”, “Sospetti” e dopo diversi anni è tornato in tv nel 2020 con “Come una madre”. Che esperienza è stata?

“Era un po’ di tempo che non facevo tv dopo aver avuto la fortuna di recitare in grandi serie molto amate dal pubblico come “Madre Teresa”, “Un caso di coscienza”, “Sospetti”, “Senza confini” nel ruolo di Giovanni Palatucci. In questi anni mi sono dedicato ad approfondire altri progetti e la voglia di tornare in teatro ha fatto sì che non accettassi alcune offerte, poi è arrivata la proposta di Andrea Porporati per il ruolo di Massimo Sforza, questo agente un po’ particolare e ambiguo e ho accettato. Ho avuto la possibilità di lavorare con Vanessa Incontrada con cui si è instaurato un bellissimo rapporto lavorativo”.

Sebastiano Somma_basiliaca sant'andrea

credit foto Sabrina Dattrino

C’è un personaggio in particolare che le piacerebbe interpretare?

“Vorrei recitare in un’opera di Shakespeare come l’Enrico IV, ma mi piace molto anche la commedia brillante. Ho avuto l’onore di essere diretto da Gigi Proietti e mi piace l’idea anche di far sorridere la gente, ne abbiamo bisogno in questo momento”.

Ha lavorato con Gigi Proietti in “Remember me” e con Giorgio Albertazzi in “Sunshine”. Che ricordo conserva di questi due grandissimi personaggi?

“Con Gigi Proietti si lavorava molto seriamente, era un regista attento ma sempre con il sorriso, era irrefrenabile e ogni quarto d’ora raccontava una barzelletta. Non è stata solo un’esperienza professionale alta ma anche motivo di divertimento vero. E un po’ di sue barzellette le ho fatte mie e mi piace raccontarle (sorride). Giorgio Albertazzi è stato un regista eccezionale, che sapeva arrivare al cuore del racconto e guidare gli attori. Essere diretto da lui è stato umanamente bellissimo. Mi manca molto sia sotto l’aspetto della sua meravigliosa intelligenza che della sua grande forza come attore”.

di Francesca Monti

grazie a Giuseppe Zaccaria

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