LE IENE: LA RISPOSTA NEGATIVA DELLE ISTITUZIONI EGIZIANE ALLA REALIZZAZIONE DI UN REPORTAGE CHE RACCONTA LA VICENDA DI PATRICK ZAKI

Le Iene e l’inviato Gaston Zama avevano programmato di andare in Egitto per continuare a raccontare la vicenda di Patrick Zaki ma le istituzioni egiziane lo impediscono.

“Seguendo la prassi ci siamo interfacciati con l’ambasciata italiana al Cairo, che successivamente ci ha informati di aver provveduto ad inoltrare la nostra richiesta per la realizzazione del reportage. Un lavoro per cui è necessaria l’autorizzazione da parte del press-office egiziano – che come ci specifica la nostra ambasciata al Cairo: è un ufficio dipendente dall’Egypt State Information e si occupa di rilasciare le autorizzazioni ai corrispondenti stranieri in coordinamento con le varie autorità egiziane competenti.

Questa nostra richiesta è stata inoltrata dall’ambasciata italiana diversi mesi fa e da allora noi non ne abbiamo più saputo nulla e a quanto ci hanno riferito, nonostante svariati solleciti, non ne hanno più saputo nulla nemmeno alla nostra ambasciata.

Questo lungo silenzio però si è interrotto poche ore fa, dall’ambasciata italiana al Cairo infatti, ci hanno fatto sapere che dall’Egitto sarebbe finalmente arrivato l’esito alla nostra richiesta e la risposta è un no.

L’ambasciata italiana ci ha comunicato che da parte egiziana non ci rilasciano alcuna autorizzazione e nessun accredito per realizzare un reportage in Egitto sulla vicenda di Patrick Zaki”, spiega la redazione del programma sul sito Iene.it.

“Abbiamo chiesto se da parte egiziana avessero in qualche modo motivato il loro diniego e la spiegazione che ci hanno fornito dalla nostra ambasciata italiana al Cairo è stata la seguente: “… da parte egiziana ci hanno comunicato letteralmente che lei (Gaston Zama) non può venire in Egitto a fare un reportage sul caso Zaki”. E sempre da parte egiziana avrebbero aggiunto: “…della questione se ne sta occupando la magistratura egiziana e al momento non è stata emessa ancora sentenza” – dopodiché sempre a quanto ci riferisce la nostra ambasciata al Cairo avrebbero chiuso il discorso dicendo che “dopo la chiusura del caso e l’emissione della sentenza potremo fare nuovamente richiesta”.

Le motivazioni da parte egiziana, così come ci sono state riportate, sono surreali.

Ad oggi non c’è alcuna data e nessuna certezza per il processo a Patrick Zaki. Patrick Zaki ha da poco “compiuto” un anno e sei mesi di detenzione preventiva. Una detenzione arbitraria che gli viene regolarmente rinnovata in attesa di un futuro processo che come abbiamo già detto non ha alcuna data prefissata.

La nostra ambasciata ci ha poi spiegato che di questo rifiuto da parte egiziana non hanno ricevuto alcuna comunicazione scritta, perché il tutto è avvenuto tramite una telefonata durante la quale venivano espresse le parole sopra virgolettate.

Nella speranza che questa vicenda sia solo un equivoco, rimaniamo in attesa di ulteriori delucidazioni da parte delle istituzioni egiziane, per capire una volta per tutte se questo reportage sia possibile realizzarlo o se sia come sembra, proibito farlo”.

(cs)

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