JALISSE, non solo “Fiumi di Parole”. Intervista            

Galante fu la canzone “Fiumi di parole” che, nel 1997, vinse il Festival di Sanremo, un po’ inaspettatamente e in mezzo a non poche polemiche, resa speciale dalle parole del testo, dei JALISSE, il duet formato dalla voce cristallina di Alessandra Drusian e il musicista compositore Fabio Ricci, coppia artistica e nella vita, classificandosi anche al 4° posto, all’Eurovision Song Contest di Dublino.

Con ironia, JALISSE, prende il nome da uno dei personaggi della serie televisiva, I Robinson, e ne diventa il segno distintivo della coppia, lontano dal sound iniziale di Fabio, voce, negli anni ’80 del gruppo dance, Vox Populi, con cui giovanissimi scalavano le classifiche radiofoniche, con il brano “I’m so bad” .

vox populi-Fabio Ricci dei JALISSE

Il termine JALISSE, rivelato, dal giornalista e poeta italiano di origine irachena, Younis Tawfik, con cui collaborano ad un progetto, nel 2006, per la Pace nel mondo e il rispetto delle religioni, con un brano, Fede dell’amore,  significa in lingua araba “commensale che sa intrattenere nel racconto di favole e musica”.

Ed è un invito, quello che porgono i JALISSE, nell’approccio all’ascolto dei loro brani: “…siedi accomodati e ascolta”…non solo fiumi di parole, e poiché, come spesso accade in Italia, non si è mai Profeti in Patria, la loro voce, apprezzata anche all’estero si appoggia con garbo sulle note dei sentimenti, pazienti, in divenire.

Un significato importante, che in parte segna nel tempo, tutto il loro percorso professionale, ultra trentennale, coronato anche dalla nascita di due figlie, Angelica e Aurora, già in vena di scrittura poetica.

Sempre attenti ai temi e cambiamenti sociali, anticipatori e controcorrenti, rispetto alle mode musicali, persino durante l’emergenza Covid, in piena pandemia si sono lasciati trasportare dalle sensazioni sonore degli stati d’animo, che la resilienza ha contribuito a destrutturare ogni individuo, nel mettere a nudo le fragilità dell’uomo, in presenza del senso d’impotenza collettiva, cogliendone le sfumature più profonde.

jalisse_voglio_emozionarmi_ancora.jpg___th_320_0

Nasce così l’album Voglio emozionarmi ancora, contenente dieci inediti, tra cui Speranza in un fiore, da cui viene confezionato il video, che raccoglie immagini e testimonianze da tutta Italia delle persone anziane, nonni dai capelli d’argento, che hanno lasciato la loro impronta nella vita, congedandosi in silenzio, in punta di piedi, all’improvviso, nel respiro nefasto del virus.

Da Nord a Sud, da Est a Ovest dello stivale, anche le case di accoglienza per anziani, come la CRA S.Giuseppe di Piacenza, inviando fotografie e brevi video hanno contribuito a rendere speciale il progetto dei JALISSE, premiati dallo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la nobile iniziativa.

Sempre work in progress, Alessandra e Fabio, come ogni anno, da quel podio a Sanremo, scrivono e propongono il loro brano, certi di un prossimo incontro con il pubblico, mai terminato di esistere, negli anni con concerti live, anche in questo periodo con le adeguate distanze nel rispetto delle normative Covid.

Dalle puntate in diretta streaming di “CasaebottegaJalisse”, riprendono anche le tappe, di “Localitour d’Autore”, format radiofonico, distribuito a circa 61 radio in fm e web, italiane e straniere, oltre ad iniziare a scrivere per Affaritaliani.it .

I Jalisse, recentemente, con il brano “Non aver paura di chiamarlo amore”, pubblicato con la collaborazione della band metal Teodasia, creano la colonna sonora del mediometraggio scritto e diretto da Francesco Zarzana, il docufilm “ L’incanto e la delizia”, storia d’amore ambientata nel 1600 tra il Duca d’Este e Maria Farnese, in concorso e in finale al RAM International Film Festival.

07 Jalisse foto Tony Zecchinelli

Intervista

Sull’asse Treviso-Roma, come è nato l’incontro galeotto, il sodalizio con Fabio che faceva un genere diverso con il gruppo Vox Populi… come è iniziato il vostro legame artistico e personale?

Alessandra: “Fabio l’ho incontrato nel ’90, dopo la trasmissione Gran Premio con Pippo Baudo, il quale si fregia di dire che la Drusian “ l’ho inventata io”, in realtà, dopo alcuni servizi fotografici, l’ho conosciuto grazie a uno degli autori che era Sergio Barzotti, in occasione del mio lancio come personaggio. Nell’estate del 1990 c’era il progetto di scrivere alcuni brani per me, e l’ho visto in quella occasione. Non ci siamo più rivisti per due anni, mentre io ero tornata in Veneto per finire gli studi. Solo nel 1992, tornando a Roma ci siamo incontrati nuovamente per collaborare, e lì è scoppiato il colpo di fulmine”.

Quanto è cambiato, suonare in un gruppo con un genere dance anni ’80, come nel gruppo Vox Populi, e in un duo con Alessandra?

Fabio: “Io penso che oggi sia un altro scenario. Quando ho fondato i Vox Populi, insieme ad Alfredo Amadeo, incontrato in questi giorni, mio carissimo amico, prendendomi sotto l’ala, io giovanissimo adolescente, cantante in erba, a Porta Portese, luogo d’incontro di musicisti votati alla sperimentazione, con lo spirito giocoso, per creare nuove band, tutto era diverso. Oggi esiste internet, negli anni ’80 si lasciavano nelle bacheche, sui giornalini, biglietti appiccicati, con scritto…cerco tastierista, cerco bassista , o batterista…, e si andava a provare, nei box, nei garage, a casa di uno o dell’altro, sulla Cassia, sulla Tiburtina o a Piazza di Spagna.

Poi, per i Vox Populi, ho iniziato ad essere tastierista e cantante del trio, dove con i brani I’m so bad, e Shangai Club, abbiamo scalato le classifiche radiofoniche in quegli anni, approdando in tv all’Orecchiocchio, Jeans, su Rai3, e rimanendo a lungo al terzo posto in classifica su RDS. Un bel ricordo, che si è trasformato nel tempo, proprio perché da tastierista non mi è stato difficile evolvere al computer la composizione musicale, per cui l’incontro con Alessandra è stata poi un’intesa reciproca, nel lasciare a lei il ruolo principale di vocalist. Le nostre canzoni non hanno un genere, hanno un sentimento, la voglia di raccontare, da un nostro punto di vista, quello che noi cerchiamo di focalizzare, con l’importanza del testo, dell’arrangiamento e della voce, che firma il tutto, insieme ai cori”.

Quanto è cambiato nella musica, passando dall’analogico al digitale?

Fabio: “E’ cambiato tutto e molto, anche se oggi in tanti chiedono di risentire e incidere ancora sul vinile, perché quel particolare suono in studio di registrazione che si creava è un effetto particolare e unico, ma non tutti gli studi, oggi, con i costi di registrazione e produzione, sono disposti a farlo”.

Jalisse_-_Festival_di_Sanremo_1997

Che cosa è cambiato per voi dopo il clamore e il rumore suscitato in generale in campo musicale, da quel 1997, in cui avete vinto il Festival di Sanremo sia come musica e testo e poi aver guadagnato il quarto posto all’Eurovision Song Contest?

Fabio: “Siamo arrivati a vincere quel Sanremo nel ’97, con una etichetta nostra indipendente. Eravamo, produttori, discografici, editori, autori, arrangiatori e artisti sul palco. Non c’era una casa discografica che ci dava una opportunità. In una notte siamo passati dalla EMI alla Sony, fermo restando che restavamo editori, autori, arrangiatori di noi stessi, per cui, con tutti gli artisti presenti al Festival, super blasonati e rappresentati, noi ci sentivamo un po’ come Davide contro Golia. La stampa non aveva accettato quel risultato della nostra vittoria, i discografici non erano d’accordo, gli artisti confessarono poi che non erano in assonanza che due giovani passassero in una sola settimana nei big, per poi vincere. Siamo stati la voce del popolo, i voti da casa, ”vox populi”, … (come mi segue questo nome parafrasando la mia prima band). Da quel giorno una sorta di embargo, di isolamento totale si è creato attorno alla possibilità di ripresentarsi ancora a Sanremo, nonostante, come ogni anno proponiamo una canzone nuova. Tante mezze verità dette e non dette che oggi si vengono a sapere dopo anni con internet. La coerenza per noi è fondamentale e confidiamo prima o poi che anche i canali preposti alla diffusione e divulgazione istituzionali editoriali diano più voce e spazio a tutti. Lascia l’amaro in bocca non essere stati riconosciuti dal comparto musicale, perché la carriera diventa molto più difficile e lenta da costruire, ma non intacca la vena artistica“.

Ascoltando i tormentoni estivi, rapper con artisti evergreen, ritmi caraibici e tanto altro, con la voce cristallina di Alessandra, anche il fado portoghese o una bossanova possono essere sdoganati, e raccontare tanto altro ancora…. o sbaglio?

Fabio: “Infatti, quando poi presentiamo dei progetti musicali simili o anche in antitesi alle proposte in commercio e non vengono prese in considerazione, ecco che noi creiamo dei Concorsi, come quello internazionale a cui hanno partecipato giovani di tanti Paesi, sul tema del valore della luce, in occasione dell’anno mondiale sull’energia, scegliendo poi il testo di un giovane spagnolo, in mezzo a tanti altri arrivati da ogni dove, Canada, Inghilterra, Europa, aggiungendo noi la musica e concludendo questa esperienza in Messico”.

jalisse-speranza in un fiore

Come è nato il progetto attorno al tema degli anziani e al montaggio del video che li vede protagonisti e le parole del testo così delicato e sincero, senza per forza cercare rime baciate per chiudere una frase o fare un ritornello per la canzone?

Alessandra e Fabio: “Bellissima questa cosa che ci hai regalato e detto adesso, grazie, brava è così che intendevamo. Le canzoni si possono scrivere tecnicamente in tanti modi, con duine, terzine, quartine, rime baciate, ab, ecc., ed è questo che ci hanno insegnato i parolieri, nel mio caso poi, quando Sergio Barzotti mi confermò che potevo scrivere mi fece un grande regalo, fin dai primi provini, dove mi disse che avrei potuto realizzare brani per Alessandra, che era la nuova voce e stella emergente che stava nascendo artisticamente. L’utilizzo delle tronche o cambiare gli accenti evirando in qualche modo la lingua italiana non rientra nel nostro stile. Niente è dato al caso e ci deve accomunare un brivido sottile nel confezionare un brano come una poesia. Può piacere o non piacere, ma la chiarezza è fondamentale nella costruzione del testo.

Non sempre prima nasce il testo e poi la musica, a volte il contrario, sperimentiamo sempre, ad esempio per la canzone “Fiumi di parole” è nata prima la musica e con un finto inglese per rendere musicale il testo. Così è stato composto il brano. Ci dobbiamo emozionare, come per il progetto “ Speranza in un fiore”, ad ogni fotografia e video inviato c’era la storia di una famiglia…ci hanno permesso di entrare nelle loro vite ed è stato talmente forte il racconto di ogni fotogramma che potremmo scrivere un libro. Un’operazione delicata che poteva avere la parvenza di sfruttare una situazione cavalcando l’onda, durante la pandemia, che ha avuto invece un risvolto di piena ed inaspettata approvazione, sia del nostro Presidente della Repubblica Mattarella che di Papa Francesco. Un grande privilegio che abbiamo avuto, e fiducia riposta in noi, cosa non scontata”.

Per concludere, cosa bolle in pentola nei progetti futuri dei JALISSE?

Alessandra: “Cosa bolle in pentola…beh! Noi ci auguriamo di ritornare comunque sui palchi in maniera massiccia, non a singhiozzo, come accade ancora, e riprendere i progetti lasciati nel 2019, come la commedia musicale dal titolo “Non aver paura di chiamarlo amore”, che parla della nostra storia, con noi due sul palco, e come se fossimo a casa nostra accogliamo il pubblico all’interno del teatro, raccontando loro chi siamo in realtà, che poi non è niente di diverso, tra vita artistica e privata, senza filtri. In cantiere c’è anche un musical, bloccato a marzo 2019, e proprio la canzone “Non aver paura di chiamarlo amore” è stata scelta per il docufilm L’Incanto e la delizia del regista Francesco Zarzana, dedicato alla reggia di Sassuolo e alla Famiglia d’Este, in cui Fabio ha scritto anche l’intera colonna sonora, in concorso in molti Festival internazionali…

Fabio: “E poi… sicuramente il venticinquesimo brano per il Festival sanremese, per non rompere la tradizione di inviarlo, perché credo che la creatività sia un esercizio che deve essere allenato, pertanto tutti i giorni sviluppare e scrivere, senza aspettare che arrivi il colpo di ispirazione, che potrebbe farsi attendere oltre misura anche senza risultati. Basta mettersi in ascolto, tutti i giorni abbiamo tanti input”.

E.C.S. “Vi auguro il meglio, e di poter raccontare ancora tanto di voi”.

di Emanuela Cassola Soldati

 

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