Intervista video con Giulio Corso, in scena al Teatro Manzoni di Milano con “Liolà”: “E’ un eroe positivo con cui è facile empatizzare”

Giulio Corso, tra i giovani attori più interessanti e talentuosi del panorama italiano, entrato nel cuore del pubblico con il personaggio di Antonio Amato ne “Il Paradiso delle Signore” e nel cast della serie Netflix “Luna Park”, è lo straordinario protagonista di “Liolà”, lo spettacolo di Luigi Pirandello, con adattamento e regia di Francesco Bellomo, in scena dal 12 al 24 ottobre al Teatro Manzoni di Milano.

Abbiamo incontrato Giulio Corso poche ore prima del debutto, ecco la nostra videointervista:

Giulio, dal 12 al 24 ottobre sei in scena al Teatro Manzoni di Milano con “Liolà”, spettacolo che apre la stagione di questo prestigioso teatro milanese sulle cui tavole reciti per la prima volta e con la sala tornata finalmente ad intera capienza dopo un anno e mezzo. Quali sono le tue sensazioni?

“Sono molto emozionato perché sono venuto da spettatore al Manzoni ed essere dall’altra parte mi sembra un grande privilegio, ancora di più perché stiamo festeggiando il ritorno a teatro con il 100% della capienza delle sale e mi sembra che sia un obiettivo che abbiamo raggiunto faticosamente e per questo voglio onorarlo. Lo spettacolo è bellissimo, ma voglio che sia il nostro pubblico a sceglierlo e a dirlo”.

Cosa rappresenta per te questa opera di Pirandello?

“Per me Liolà è un’opera felicissima, che è stata scritta da Pirandello in un momento molto difficile della sua vita, con il figlio detenuto in un campo di prigionia, la moglie che non godeva di buona salute, eppure lui ha partorito un testo così vivo, così vitale, così pieno di luce ed ora che dopo un anno e mezzo torniamo a fare teatro insieme e usciamo da una specie di “guerra” è stupendo metterlo in scena”.

Liolà è un rivoluzionario dell’amore, è moderno ed è anche l’unico positivo, rispetto agli altri personaggi che sono invece più arrivisti… 

“E’ un personaggio che vince con l’amore e chi è capace di un amore così puro, primitivo, gentile, spassionato attira a sè delle invidie. E’ un eroe positivo con il quale è facile empatizzare, per questo è così amato dal pubblico. Per me interpretarlo è semplice, perché è scritto bene”.

L’opera è ambientata negli anni Quaranta a Porto Empedocle, da siciliano e da attore cosa ti ha colpito dell’adattamento realizzato da Francesco Bellomo?

“L’opera in sé è un capolavoro. Ho amato molto il riadattamento di Francesco Bellomo perché ha inserito la storia in un contesto come quello della Sicilia degli anni quaranta, in quell’Agrigento che ha conosciuto e che gli ha dato i natali e forse per questo l’ha caricata di un senso reale di vita, di quella sicilianità che esiste ancora, che raccontava Pirandello e che noi interpreti siamo stati in grado di cogliere, di recuperare e di fare nostra. E’ un perfetto connubio tra quello che è stato scritto e messo in scena”.

di Francesca Monti

credit foto Teatro Manzoni

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