Al cinema dall’11 novembre il film “3/19”: Intervista con Kasia Smutniak e Silvio Soldini

Arriva al cinema l’11 novembre il nuovo film di Silvio Soldini “3/19”, distribuito da Vision Distribution, con protagonisti Kasia Smutniak, Francesco Colella, Caterina Forza, Paolo Mazzarelli, Martina De Santis, Antonio Zavatteri e con Anna Ferzetti, Arianna Scommegna e con Giuseppe Cederna, prodotto da Lionello Cerri e Cristiana Mainardi.

La vita di Camilla, avvocatessa di successo con una figlia ormai grande, viene sconvolta in una notte di pioggia a Milano. Un incidente stradale, di cui forse è responsabile, causa la morte di un ragazzo e la coinvolge in un’indagine che la porterà molto lontana dai luoghi e dai paesaggi che è abituata a frequentare. Al suo fianco in questo percorso misterioso e incerto, c’è Bruno, direttore dell’obitorio, con cui Camilla, mentre cerca di ricostruire l’identità di un estraneo, scopre se stessa.

Abbiamo incontrato all’Anteo di Milano Kasia Smutniak e Silvio Soldini. Qui la nostra video intervista:

Kasia, in “3/19” interpreti Camilla, un’avvocatessa di diritto finanziario, una professione che non si trova frequentemente nei film. Come ti sei preparata per interpretarla?

“Prima di cominciare la realizzazione di questo film abbiamo parlato riguardo a cosa volessimo raccontare e cosa ci fosse in più rispetto a ciò che c’era scritto nella sceneggiatura, che è fitta fitta. E’ sempre importante avere in mente come procedere. Ho incontrato varie avvocatesse che si muovono in quel campo e ho scoperto un ambiente estremamente affascinante che è stato raccontato poco nei film o comunque usando un linguaggio pieno di cliché. Invece era molto più interessante mostrare le fragilità di una donna, Camilla, che si muove in questo mondo così veloce, così proiettato nel futuro, che lascia poco spazio alla vita reale”.

foto di Rocco Soldini

Nel corso del film Camilla ha un importante cambiamento che la porta a fermarsi e guardarsi dentro, facendo anche i conti con un passato che fino a quel momento era rimasto chiuso in un cassetto. Cosa ti ha più affascinato di questo personaggio?

“Sicuramente la possibilità di raccontare questo cambiamento che vive Camilla attraverso le piccole cose e nella maniera più sincera possibile. Era l’aspetto che secondo me era importante per rendere questo percorso credibile”.

foto di Rocco Soldini

Silvio Soldini, “13/9” è un film che affronta temi diversi, dall’elaborazione del lutto, all’importanza di guardarsi dentro, dalle migrazioni alla responsabilità verso il prossimo. Com’è nata l’idea di questa storia?

“E’ nata con l’idea di trovare il modo di fermare improvvisamente la vita di una donna. In seguito a un incidente stradale rimane distesa di notte sull’asfalto sotto la pioggia e per qualche istante non riesce a rialzarsi perché si è rotta un polso. Sono cose che avvengono nella vita e che a volte si portano dietro un cambiamento in quanto la persona che le vive si lascia trasportare dagli eventi, si abbandona al momento di fermo. Camilla continua comunque ad andare come un treno, nonostante tutto, ma quel sassolino nella scarpa lentamente si ingrandisce ed occupa sempre più spazio e anche se non capisce bene cosa le stia accadendo continua a pensare a questo ragazzo morto. Nel corso del film scopriamo il perché e cosa è successo nel suo passato, ma all’inizio per noi era importante fare incontrare questa donna in carriera, arrivata ai piani alti anche nello studio legale in cui lavora, dove poche arrivano, e quindi abituata a lottare, con un personaggio che appartiene ad un altro mondo, che sta scappando per sopravvivere. Sono due destini lontanissimi tra di loro che si scontrano e da lì nasce la storia del film”.

Come location è stata scelta Milano, una metropoli che ha una duplice anima, quella della zona finanziaria che simboleggia la ricchezza in contrasto a quella della strada che rappresenta la povertà, e che si adatta perfettamente alla storia del film…

“Credo fosse l’unica città in cui avrei potuto ambientare la storia sia per il lavoro della protagonista sia per questa doppia anima di Milano, che ha a che fare anche con l’accoglienza, con il volontariato. Mi piace pensare al film come un viaggio di Camilla che parte dal suo mondo, dai cosiddetti piani alti della città e finisce nei seminterrati, nella mensa, nell’obitorio, e facendo questo movimento riporta a galla una parte di se stessa che era seppellita”. 

 

RECENSIONE “3/19”

Il film “3/19” racconta la storia di Camilla, un’avvocatessa di successo con una figlia ormai grande, con cui ha un rapporto contrastato, che una sera di pioggia ha un incidente stradale, di cui forse è responsabile in quanto non si ricorda se abbia attraversato le strisce pedonali con il semaforo verde o rosso, che causa la morte di un ragazzo immigrato di cui non si conosce l’identità. Questo fatto sconvolge la vita della protagonista, che non riesce a non pensare a quanto accaduto e a quel giovane senza nome, il cui corpo giace in obitorio in attesa di un riconoscimento che non verrà effettuato da nessuno. Di lui restano solo pochi oggetti: qualche soldo in contanti, una foto tessera con il volto di una donna, probabilmente la madre, una tessera della mensa dei poveri con un nome che potrebbe essere fittizio e una poesia scritta in arabo antico.

Camilla, mossa dal senso di colpa e dalla voglia di dare dignità a quel ragazzo senza nome, inizia dunque un’indagine, aiutata da Bruno, il direttore dell’obitorio, che la porterà molto lontana dai luoghi e dai paesaggi che è abituata a frequentare, a toccare con mano la strada, la povertà, cercando di ricostruire l’identità di un estraneo. Questo le permetterà per la prima volta di rallentare i propri ritmi, di fermarsi a riflettere, a guardarsi veramente dentro, scoprendo se stessa e trovando il coraggio di affrontare, aiutata da sua figlia Adele, un passato doloroso legato alla scomparsa della sorella, che era rimasto per anni nascosto.

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foto di Rocco Soldini

 

 

Ambientato nella suggestiva cornice di Milano, il film, grazie anche ad un’attenta e curata regia che segue da vicino ogni passo della protagonista Camilla e si focalizza su alcuni dettagli, dai tetti ai palazzi dell’alta finanza, dallo skyline alla strada, cattura lo spettatore dall’inizio alla fine e lo fa riflettere su alcune tematiche che sono di grande attualità.

A cominciare da come utilizziamo il nostro tempo perché in una società frenetica come quella in cui viviamo spesso siamo completamente assorbiti dal lavoro che non ci rendiamo conto di trascurare affetti e cose importanti. Da qui la necessità di fermarsi un attimo, di guardarsi davvero dentro per capire meglio noi stessi e rapportarci diversamente con gli altri. Il film racconta anche un cambiamento profondo, una rinascita personale, sottolineata dalle immagini di un bosco in cui Camilla trova rifugio per lasciarsi per qualche istante alle spalle il vertiginoso scorrere della vita nel capoluogo milanese. Infine è una storia di responsabilità verso il prossimo, un valore che sta andando sempre più perdendosi.

Quante persone arrivano nel nostro Paese fuggendo da guerre, carestie, fame alla ricerca di un futuro migliore che non sempre riescono a trovare. Persone con un passato, una storia, che tutto ad un tratto diventano soltanto numeri, come il 3/19 che dà il titolo al film indicando la terza vittima dell’anno 2019 non riconosciuta, perdendo la propria identità, e finendo seppellite nei cimiteri con la scritta “senza nome”. 

Questo film, così intenso e toccante, vede nei panni di Camilla una strepitosa Kasia Smutniak, capace di rendere al meglio non solo la forza e il rigore di questa donna ma anche le sue fragilità, affiancata da un gruppo di attori eccellenti come la giovane Caterina Sforza, che interpreta la ribelle Adele, il coprotagonista Francesco Colella, nei panni di Bruno che con la sua gentilezza ed umanità sostiene e aiuta l’avvocatessa nell’indagine facendo breccia nel suo cuore, Paolo Mazzarelli, perfettamente centrato nel ruolo di Maurizio, un uomo sposato che da diverso tempo ha una relazione con Camilla. 

“3/19” di Silvio Soldini, che conferma ancora una volta il suo talento nel raccontare storie importanti con delicatezza, eleganza e veridicità, parte come un thriller per poi trasformarsi via via in un viaggio all’interno dell’anima umana, per arrivare, attraverso un vortice di emozioni, alla presa di consapevolezza di sé. Un film che vi consigliamo di andare a vedere al cinema.

di Francesca Monti

Grazie a Delia Parodo – Studio Sottocorno, Viviana Ronzitti – Kinoweb

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