La regista Maria Arena torna sul set con “Il terribile inganno”, un film che racconta il suo incontro con il movimento “Non Una Di Meno”

La regista Maria Arena torna sul set con “Il terribile inganno”, un film che racconta il suo incontro con il movimento “Non Una Di Meno”, accompagnando il pubblico in un viaggio attraverso i femminismi odierni. A sette anni dal primo documentario dal titolo: “Gesù è morto per i peccati degli altri”, dedicato ai temi della transessualità, della prostituzione e dell’esclusione sociale, in questo nuovo film, la regista si mette in gioco in prima persona mentre segue per 3 anni, con la telecamera sempre alla mano, la rete Non Una Di Meno Milano.

Un lavoro di documentazione di ciò che il movimento ha fatto in risposta alla violenza di genere tra il primo sciopero globale delle donne dell’8 marzo 2017 e l’8 marzo 2020, caduto in concomitanza con il primo giorno di lockdown della pandemia da Covid-19. E anche un lavoro di introspezione della protagonista-regista attraverso le domande suscitate dall’incontro con le attiviste del movimento e dalla lettura di libri classici del femminismo.

Di fronte ai 47 femminicidi già avvenuti dall’inizio del 2021 e al peso sproporzionato che la pandemia ha avuto sulle donne (nel solo mese di dicembre 2020, 99mila donne hanno perso il lavoro su 101mila posti persi in totale – fonte ISTAT), il film di Maria è più che mai attuale.

Prodotto da Invisibile Film, il documentario è stato realizzato grazie a un crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso con la collaborazione di Infinity Lab. È disponibile online su Infinity da marzo 2021 ed è iniziata in questi giorni la distribuzione nelle sale cinematografiche tramite Movieday. Dopo la prima milanese del 29 e 30 giugno, il film resterà in proiezione al cinema Beltrade in serate a rotazione; a Catania sarà all’Arena Argentina il 6 e il 7 luglio alle ore 21 e a settembre al cinema King; a Roma, Palermo e Genova uscirà prossimamente.

TRAMA

“Il terribile inganno” è il racconto in prima persona della regista Maria Arena, cinquantenne, moglie, madre e lavoratrice, che attraverso l’incontro con le odierne pratiche femministe del movimento ”Non Una Di Meno” di Milano, fa un bilancio, a partire da sé, sull’essere donna oggi. Incuriosita dal primo “sciopero globale delle donne”, proclamato in tutto il mondo l’8 marzo 2017, Maria partecipa alla manifestazione milanese e decide di seguire il movimento, con la telecamera sempre al seguito, fino all’8 marzo 2020.

Nel film si alternano momenti collettivi, assembleari e di piazza, della rete “Non Una Di Meno” e riflessioni di Maria scaturite dalla partecipazione a questi incontri: le scene della sua vita quotidiana si intrecciano con le testimonianze di alcune delle ragazze e donne di “Non Una Di Meno Milano” che la regista ha scelto di seguire più da vicino nel loro attivismo politico.

Il documentario racconta la gestazione e pubblicazione nel 2017 del “Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e violenza di genere” scritto collettivamente dal movimento Non Una Di Meno Italia. Piano che analizza a 360 gradi il problema della violenza di genere, che ha il suo apice nel femminicidio, ma che trae le sue origini nelle strutture della società italiana. Un sistema definito sessista e patriarcale dal movimento, che propone le linee guida essenziali per uscire dalla violenza e superare l’asimmetria di potere tra i generi che ne è la radice.

Nel film Maria dialoga anche con due donne chiave e figure ispiratrici che si collocano agli albori del femminismo, ma che sono state rimosse dalla storia: Olympe De Gouges, autrice della “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”, nel pieno della Rivoluzione francese (1791), e Mary Wollstonecraft, autrice di “Rivendicazione dei diritti della donna” (1792). Nel film le parole di Olympe sono di Emma Baeri Parisi “storica femminista e femminista storica”, interpretate da Emanuela Villagrossi; Federica Fracassi invece da la voce a Mary Wollstonecraft.

Il documentario non intende ripercorrere la storia del femminismo, bensì raccontare che cosa significa essere femminista oggi a partire dal racconto di una donna matura che ha partecipato all’esperienza di Non Una Di Meno. Con le parole della protagonista-regista: “Piano piano la parola femminismo ha assunto per me un nuovo significato e si è collegata al presente: sono divenuta consapevole che i diritti conquistati vanno difesi e il cammino non è ancora finito, che essere femminista è una postura necessaria ancora oggi. Ho intrapreso un viaggio in cui guardo innanzitutto al futuro con un desiderio di cambiamento verso tutto ciò che prima non avevo interrogato”.

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