Arriva al cinema il 7 dicembre il film “Mollo tutto e apro un Chiringuito”, distribuito da Medusa Film, con la regia di Pietro Belfiore, Davide Bonacina, Andrea Fadenti, Andrea Mazzarella, Davide Rossi, che vede protagonista Germano Lanzoni nei panni del Signor Imbruttito, dirigente di spicco di una grande multinazionale, che vive la routine nella sua frenetica Milano.
A rompere questo equilibrio ci pensa Brusini (Paolo Calabresi), eccentrico imprenditore a capo di un impero economico, che per una ragione assurda fa saltare quello che per l’Imbruttito è l’affare della vita. L’Imbruttito per la prima volta accusa il colpo, cade in depressione, non riesce più a trovare una ragione per svegliarsi al mattino. La svolta arriva da Brera (Alessandro Betti) un amico di vecchia data, che propone all’Imbruttito l’acquisto di un Chiringuito in Sardegna, per fare business in infradito e poter finalmente dire: “mollo tutto e apro un chiringuito!”.
A margine della presentazione del film al The Space Cinema Odeon di Milano abbiamo realizzato una videointervista con Germano Lanzoni:
Germano, con “Mollo tutto e apro un chiringuito” il Milanese Imbruttito finalmente approda al cinema. Che esperienza è stata?
“E’ stata un’esperienza umana fortissima, perché il nostro è un processo collettivo, in quanto io sono il frontman ma dietro di me ci sono cinque registi e tre founder. Siamo partiti da Chinatown, la zona di via Paolo Sarpi, girando per le strade e ridendo delle nostre abitudini, del nostro imbruttimento naturale e in otto anni siamo arrivati a vivere il confronto con un film e passare dai 5 ai 90 minuti, con il cambio anche dei personaggi che ha portato un upgrade sia umano che professionale”.
Quanta responsabilità senti nell’interpretare un personaggio che è celebre a Milano e in Lombardia, ma che è conosciuto anche nel resto d’Italia e che ha contribuito a rendere un po’ più simpatici i milanesi?
“E’ una bellissima responsabilità quando indossi una maschera della tua città perché le persone si identificano in te e poi racconti le criticità stesse di questo luogo. E’ figo il fatto che siamo riusciti a sdoganare l’antipatia perché effettivamente, non me ne vogliano i miei concittadini, quando usciamo dalla Circonvalla siamo un po’ indigesti per quell’approccio non proprio informal, però attraverso una grattugiata di pazienza esce l’altro lato, la generosità dell’essere milanese, e l’autoironia. Infatti identificarci nel nostro lato imbruttito che dovrebbe essere quello insopportabile è un po’ una denuncia, siamo fatti così ma non ce ne vogliate, siamo formati ad essere così, è la psicogeografia. Ogni luogo in cui cresci influenza il tuo modo di pensare ma dobbiamo ricordarci, quando usciamo da questa città dove competizione e velocità sono dati di fatto, che gli altri vivono giustamente con i loro tempi”.
A proposito del tempo, senza spoilerare, in una battuta del film il signor Imbruttito riflette sul fatto che non esiste solo il lavoro ma anche la famiglia e tante altre cose…
“Oggi più che mai per noi funziona che l’Imbruttito abbia una old school come state of mind, che difenda le doppie F, ma è anche vero che il mondo dell’azienda è cambiato, l’ascolto fa la differenza, ascoltare i tuoi colleghi, i tuoi collaboratori e la città è l’upgrade, perché Milano ha il compito di umanizzare un territorio disumanizzato ma può dare anche il futuro a migliaia di persone. Se ne siamo consapevoli vuol dire che la città si può umanizzare, che si possono valorizzare le relazioni e il tempo in maniera diversa”.
Nel film il Signor Imbruttito apre un chiringuito in Sardegna, cosa ti ha più affascinato di questa regione?
“Io amo la Sardegna, la prima vacanza vera nel 1985 è stata a Stintino, uno dei luoghi più belli del mondo. Il mare, il territorio e le persone fanno la differenza”.
di Francesca Monti
Grazie ad Alessandra Vezzoli e Mariapaola Romeri
