Intervista con Massimiliano Gallo, al Teatro Diana di Napoli con “Il Silenzio Grande”: “Mio padre mi ha insegnato a non prendermi troppo sul serio e a considerarmi un artigiano di questo mondo”

Il 2021 è stato un anno fantastico per Massimiliano Gallo, in cui ha finalmente raccolto i meritati frutti di un lungo e importante percorso artistico fatto di talento, impegno e grande passione, conquistando il Ciak D’Oro, il Nastro d’Argento e il Premio Penisola Sorrentina come miglior attore. Riconoscimenti prestigiosi che vanno a coronare una carriera che lo ha visto recitare in pellicole di successo, a cominciare da “Fortapàsc” per arrivare a “E’ stata la mano di Dio”, attualmente al cinema e dal 15 dicembre su Netflix, che rappresenterà l’Italia nella selezione per il miglior film internazionale agli Oscar, in tv con le serie “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore” e “I Bastardi di Pizzofalcone”, e a teatro.

Sarà infatti in scena dall’8 al 19 dicembre sul palco del Teatro Diana di Napoli (che cura la produzione dello spettacolo) con “Il silenzio grande” di Maurizio De Giovanni, con la regia di Alessandro Gassmann, diventato anche un film di successo presentato all’ultimo Festival di Venezia, in cui dà il volto allo scrittore Valerio Primic, e recita al fianco di Stefania Rocca, Antonella Morea, Paola Senatore e Jacopo Sorbini.

Siamo alla fine degli anni Sessanta: Valerio, scrittore di successo, ma in piena crisi creativa, vive confinato nel suo studio/biblioteca, dedito al suo lavoro e indifferente a quanto accade sotto i suoi occhi. Un inatteso, generale moto di contestazione da parte dei suoi cari viene ad interrompere la sua concentrazione: prima la moglie, che gli rinfaccia le ristrettezze economiche che la sua intransigenza da intellettuale “duro e puro” impone a tutti loro; quindi il figlio, che lo accusa di essere stato un padre assente; infine la figlia, che, al contrario, gli attribuisce un atteggiamento troppo protettivo che non ha favorito la sua maturazione. A solidarizzare in qualche modo con lui, solo la fedele domestica, che tutto vede e tutto sa.
La messa in vendita della casa per sanare le finanze della famiglia metterà in moto una valanga di sconvolgenti rivelazioni a spazzare via il “silenzio grande” del titolo, il fardello di omissioni e reticenze che logorano le nostre vite e avvelenano i nostri rapporti.
Una commedia borghese che parla di rapporti familiari, del tempo che passa, del luogo dove le nostre vite scorrono e racconta come siamo, come potremmo essere o anche quello che saremmo potuti essere.

In questa intervista che ci ha gentilmente concesso, Massimiliano Gallo ci ha parlato de “Il Silenzio grande”, dei prossimi progetti, tra cui la serie “Vincenzo Malinconico, Avvocato”, in cui avrà il ruolo del protagonista, della Napoli degli anni Ottanta e dell’associazione U.N.I.T.A.

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Massimiliano, è in scena dall’8 dicembre al Teatro Diana di Napoli con “Il Silenzio Grande”, spettacolo con la regia di Alessandro Gassmann, in cui interpreta Valerio Primic, scrittore e padre che ha un rapporto complicato con i figli. Cosa può raccontarci a riguardo?

“Valerio Primic è uno scrittore di grande successo, un personaggio riconosciuto dalla critica internazionale, che ha fatto della sua carriera anche un vanto, ed è un padre che non si è accorto che quel percorso non bastava alle dinamiche famigliari, alle soddisfazioni reali del rapporto con i suoi figli, è stato quasi ottuso nel perseguire una strada che secondo lui era quella giusta, cioè dare lustro alla famiglia, ottenere riconoscimenti, avere una posizione sociale. All’inizio non riesce a capire il motivo di questi atteggiamenti dei figli nei suoi confronti, non riesce a spiegarselo, rispetto anche al rapporto che ha con sua moglie, soltanto dopo comprenderemo il perché, con un colpo di teatro”.

IL SILENZIO GRANDE x web_1_ph Manuela Giusto

credit foto Manuela Giusto

Oggi è complicato per un genitore rapportarsi con i figli e spesso i silenzi contribuiscono a creare dei muri tra loro. Cosa ne pensa?

“Io ho una figlia di 19 anni ma siamo una famiglia allargata, essendo separato. Credo che con i figli sia necessario avere un rapporto molto onesto, di grande maturità. Da figlio sei abituato a vedere i genitori come dei supereroi ma bisogna spiegare che non è così, che sei una persona fallibile, capace di fare bene e meno bene. C’è una frase bellissima dello spettacolo che afferma: “Io non so mio padre com’era fatto perché non era una cosa che mi competeva”. Un tempo non erano i figli a dover giudicare i genitori, oggi invece siamo ossessionati dal loro giudizio, c’è la paura di avere un atteggiamento che possa essere riconosciuto come positivo o negativo. Forse stiamo esagerando al contrario, dando vita ad un rapporto “finto” in cui cerchi di fare solo il genitore buono, quando invece a volte il figlio avrebbe bisogno di confrontarsi su un campo più aspro”.

Lei è figlio d’arte, qual è l’insegnamento più importante che la ha trasmesso suo padre Nunzio?

“Quello che mi sono portato addosso è di non prendersi troppo sul serio e di considerarsi un artigiano di questo mondo. Mio padre fino all’ultimo giorno di lavoro ha avuto lo stesso entusiasmo del primo giorno di scuola. Quando inizio un progetto, che sia uno spettacolo teatrale, una serie tv o un film di Garrone o Sorrentino, ho quella gioia, mi godo attimo per attimo tutto quello che succede, in scena o sul set”.

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credit foto Manuela Giusto

“Il Silenzio grande” è stato trasposto dal teatro al cinema, cosa inusuale in quanto solitamente accade il contrario. Che differenze ha riscontrato tra i due progetti?

“Le differenze sono enormi, un racconto cinematografico è completamente diverso da quello teatrale. Il film è stata un’ulteriore scommessa perché lo spettacolo era già molto intimo, personale, particolare. A teatro si svolge tutto in questo grande studio di Valerio, nella pellicola Alessandro Gassmann ha fatto una scelta coraggiosa, non ha usato la scorciatoia spostando la location all’esterno, ma ha deciso di farne un racconto tenendo presente che la casa era protagonista. Ha realizzato un film delicato, esteticamente molto bello anche per quanto riguarda la fotografia, la sequenza di inquadrature. Per ora “Il silenzio grande” ha regalato un Ciak d’oro a Gassmann per la regia e uno a me come attore, e siamo super contenti”.

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Con Alessandro Gassmann ha recitato nelle serie “I Bastardi di Pizzofalcone”, “Una grande famiglia” e nel film di Rocco Papaleo “Onda su onda”. Com’è stato essere diretto da lui?

“Alessandro è un regista straordinario perché conosce le paure e le fragilità degli attori in scena e li protegge. Abbiamo un rapporto di grande stima e amicizia, veniamo da due famiglie d’arte, conosciamo le difficoltà di questo mestiere e abbiamo un approccio simile per la serietà e la fedeltà che dedichiamo a questo lavoro”.

A proposito di teatro e cinema, è stato tra i fondatori dell’associazione U.N.I.T.A che tutela la dignità professionale dei lavoratori dello spettacolo…

“Durante il primo lockdown è nato questo sentimento comune di dover fare qualcosa per i lavoratori più fragili, che hanno pagato lo stop causato dalla pandemia non solo in termini economici ma anche produttivi. L’idea di U.N.I.T.A era proprio quella di dar voce a queste persone attraverso gli attori più rappresentativi del cinema e del teatro italiani. E’ stato un periodo di battaglie infinite e alcune stanno dando dei buoni risultati”.

Come vede il futuro del teatro, alla luce della riapertura delle sale a piena capienza?

“Vedo il teatro come un’isola felice, a me ha sempre fatto tristezza il fatto che durante la pandemia avessero chiuso le sale, cosa non accaduta nemmeno ai tempi della guerra, era una rottura rispetto a un racconto di civiltà tra l’attore e il pubblico, inteso come società. Era un’assurdità dovuta ad una situazione di particolare sconforto e paura. L’emergenza è stata gestita alla grande in Italia e credo che ne siamo quasi fuori, toccando ferro. Io ho già portato in scena un altro spettacolo e ho visto che da parte del pubblico c’era la voglia di tornare a teatro, condividere emozioni e incontrare di nuovo i propri beniamini”.

E’ anche tra i protagonisti del film del regista Premio Oscar Paolo Sorrentino “E’ stata la mano di Dio”. Com’è stato lavorare con lui?

“Quando Paolo mi ha chiamato dicendo che voleva darmi un ruolo per il film ho accettato senza nemmeno sapere quale fosse né leggere la sceneggiatura. E’ un regalo che mi sono fatto. E’ stato un bellissimo viaggio, mi sono goduto questo momento così intimo che Paolo ha raccontato. Sapere che ero tra gli attori che voleva per interpretare questa storia è stato motivo di grande orgoglio. Credo sia uscito un film stupendo, onesto nel racconto, una carezza per l’anima”.

“E’ stata la mano di Dio” è ambientato nella Napoli degli anni ’80. Che ricordo ha di quel periodo?

“Calcisticamente c’era Maradona ed era come se fosse arrivato un extraterrestre, forse lo era, in una squadra che lottava per restare a metà classifica e all’improvviso si è trovata protagonista di un racconto sportivo che è durato anni. Personalmente sono rimasto molto legato alla Napoli di Massimo Troisi e Pino Daniele. Poi la città esprime fortunatamente una serie infinita di talenti nel cinema, nel teatro, nella musica, ma ho amato artisticamente quella degli anni Ottanta”.

Cosa ha rappresentato per lei, da napoletano e da tifoso del Napoli, l’acquisto di Diego Armando Maradona?

“Un programma di una tv privata napoletana, la notte in cui si è capito che l’acquisto di Maradona era andato a buon fine, ha trasmesso tutti i gol che aveva fatto al Barcellona, poi ricordo che sono andato allo stadio, all’epoca pagai 3 mila lire, per vederlo entrare in campo senza giocare. Alla presentazione c’erano 70 mila persone solo per salutarlo. Arrivò questo extraterrestre che fece un passaggio sotto le curve, disse due parole e lanciò il pallone in aria. Eravamo già soddisfatti e appagati per quello. Poi feci l’abbonamento prima in Curva B come Paolo nel film e poi nei distinti e ho visto il Napoli dello scudetto, delle vittorie in coppa. Maradona rimane un simbolo per questa città perché essendo un uomo del Sud ha capito che questo Paese è ancora spaccato da un grande sentimento di “razzismo”, di lotta impari tra il ricco e il povero e ha incarnato il capopopolo diventando una leggenda, non solo per le magie calcistiche che ci ha regalato”.

credit foto Ufficio Stampa Rai

Recentemente l’abbiamo vista anche in tv nelle serie “I Bastardi di Pizzofalcone 3” in cui interpreta il vicequestore Luigi Palma, del quale si sono scoperti anche i lati oscuri e le fragilità, e “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore”, nei panni di Pietro. Qual è il tratto di questi due personaggi che l’affascina maggiormente?

“Sono due persone normali che forse fanno cose straordinarie. Palma è un vicequestore che ha avuto un passato complicato, è un uomo fallibile e trovo sia affascinante raccontare le fragilità dei personaggi. Pietro è invece molto solare, nelle dinamiche famigliari accetta il ruolo di mammo e di timone della famiglia consapevolmente, da uomo innamorato. La cosa curiosa è stata che, in un’epoca e in un Paese molto maschilista dove i femminicidi purtroppo non si fermano mai, Pietro è risultato strano anche alle donne, infatti molte mi hanno detto “ma è sempre a casa, lei non c’è mai”. E’ paradossale perché se tu raccontassi al contrario questi due personaggi con Imma impiegata alla regione e il marito grande procuratore, con lei che sta a casa e lui che lavora, nessuno direbbe niente. Siamo in un Paese in cui si racconta altro rispetto all’emancipazione. Sono contento quindi di averlo interpretato e che Rai 1 abbia voluto dare un messaggio del genere, ancora di più a Sud dove c’è l’idea che l’uomo debba essere maschio e non occuparsi della casa”.

Il 2021 è stato un anno fantastico per lei, ha vinto il Ciak d’Oro, il Nastro d’Argento e il Premio Penisola Sorrentina come miglior attore. Cosa rappresentano questi importanti riconoscimenti nel suo percorso artistico?

“Sono delle carezze bellissime di un percorso lunghissimo. Le persone quando ti vedono uscire dal guscio pensano che sei arrivato all’improvviso, invece sotto c’è una grande struttura da cui fuoriesce quella punta di un iceberg. Ho cominciato nel 1986, ho fatto di tutto, dal teatro al cabaret al musical al cinema, affrontando i vari generi teatrali, passando da Viviani a Pirandello ed Eduardo De Filippo, quindi il fatto che da una parte ci sia stato un riconoscimento degli addetti ai lavori con il Nastro d’Argento e dall’altro quello del pubblico con il Ciak d’Oro, l’unico premio deciso dagli spettatori, mi rende felice e orgoglioso”.

Ha esordito al cinema con “Fortapàsc” di Marco Risi, recitando al fianco di Libero De Rienzo. Le va di regalarci un suo ricordo?

“E’ stato il mio primo film. Libero è una delle persone più pure che abbia conosciuto, di una bellezza d’animo immensa. Ha fatto questo mestiere forse senza nemmeno volerlo, aveva una grande sensibilità e fragilità, spesso preferiva stare dietro le quinte, con i tecnici. E’ stato un bel regalo averlo conosciuto ed essergli stato amico. Quando ho saputo la notizia della sua improvvisa scomparsa stavo girando “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore” e sono rimasto scioccato”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnato?

“A gennaio andranno in onda le altre quattro puntate della seconda stagione di “Imma Tataranni” e poi a marzo, sempre su Rai 1, dovrebbe prendere il via questa serie a cui tengo davvero tanto che si chiama “Vincenzo Malinconico, Avvocato”, tratta dai libri di Diego De Silva, che mi vedrà finalmente assoluto protagonista. Il personaggio che interpreto è un avvocato molto figo, politicamente scorretto. E’ un racconto di commedia, in cui c’è anche il crime, si ride molto ma ti prende anche emotivamente”.

Nella sua carriera ha spaziato in tutti i campi, ma c’è ancora un sogno nel cassetto?

“Con altri due autori ho scritto il soggetto per una commedia che avrà la mia regia e che spero di portare al cinema, ma ho tanti sogni nel cassetto. Il bello di questo mestiere è che può farti meravigliare sempre e mi piacerebbe avere il tempo di lavorare all’estero e continuare a fare quello che mi piace, che per un artista rappresenta la libertà più grande. Nel mio piccolo ho cercato di scegliere i progetti in cui credevo, spesso ho recitato in film indipendenti, a basso budget. Grazie a queste scelte negli ultimi sette anni sono andato alla Mostra del Cinema di Venezia con ben nove film, un record assoluto. Vorrei continuare a fare questo lavoro fino alla fine dei miei giorni”.

di Francesca Monti

foto copertina credit Manuela Giusto

Grazie a Giuseppe Zaccaria

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